Fui in appresso col kadi a visitare Muley Abdelmélek cugino germano del Sultano, uomo rispettabilissimo che era generale della guardia. Accampato sotto la tenda, stava co' suoi figliuoletti sdrajato sopra un matterasso, ed aveva a lato il suo fakih. Appena entrati, il fakih si alzò; Muley Abdelmélek si pose a sedere, e fece che noi pure sedessimo presso di lui sopra un altro matterasso. La nostra conversazione che durò quasi un'ora fu assai amichevole. Nel fare queste visite il kadi servivasi della sua mula, ed io del mio cavallo, e la mia gente ci accompagnava a piedi colle lanterne. Regalai tutte le persone visitate, senza scordarmi di dar la mancia agli usceri ed ai domestici. Feci pure qualche regalo ad alcuni grandi ufficiali e favoriti del Sultano.
Mercoledì 12, il Sultano partì di buon mattino alla volta di Mequinez. In tal modo ebbe fine il mio ricevimento alla corte del sovrano di Marocco.
Il Sultano Muley Solimano mostra l'età di quarant'anni. È grande di statura, e la sua carnagione è assai fresca. Il volto non bianco, ma non soverchiamente bruno porta i segni della bontà; ha grandi e vivacissimi occhi; semplicissimo è il suo vestire, per non dir di più, essendo solito di portare un grossolano hhaïk; sono disinvolti i suoi movimenti; parla con rapidità, agevolmente comprende ogni cosa. Egli è fakih, ossia dottore della legge, e la sua istruzione è puramente ed interamente musulmana.
Ogni lusso è sbandito dalla sua corte. Durante il soggiorno ch'egli fece a Tanger rimase accampato sotto le tende poste all'ouest della città senza alcun ordine. Le sue erano in mezzo ad un grandissimo spazio vuoto, e circondato da un parapetto di tela dipinta in forma di muraglia. Nella tenda di Muley Abdelmélek ch'era molto grande, non vedevansi che due matterassi, un gran tappeto, un candelliere d'argento con una gran torchia acceso. Intorno ad ogni tenda stavano attaccati i cavalli ed i muli del padrone, ed in tutto il campo non vidi che due cammelli. Malgrado la confusione ed il disordine di questo campo, calcolai che poteva contenere all'incirca sei mille uomini.
Il kaïh accompagnò il Sultano fino alla prima stazione della sera; ed allorchè ritornò a Tanger mi fece replicate istanze a chiedergli tutto quanto poteva abbisognarmi. Lo pregai di farmi venir tende ed altri oggetti necessarj ai miei progetti.
CAPITOLO VII.
Uscita di Tanger. — Viaggio a Mequinez, ed a Fez.
Avendo tutto disposto per il mio viaggio, impiegai il giorno di martedì 25 ottobre a far sortire il mio equipaggio da Tanger. Si dispose il campo a cento tese all'ouest dalle mura, ove aveva fatte riunire le mie genti ed ogni mia cosa.
Dopo fatta la mia preghiera nella moschea, ed abbracciati i miei amici, sortii di casa a cavallo alle cinque ore della sera, accompagnato dal kadi, ch'era pure a cavallo, da tutti gli altri fakih e talbi della città, ed alcuni domestici ne seguivano a piedi. Arrivai con questo seguito fino al luogo del mio campo, ove mi lasciarono solo affinchè potessi riposarmi.
Prima ch'io sortissi di casa un fakih mi prese l'indice della mano diritta, e lo girò sopra una parete della camera, facendomi formare certi caratteri misteriosi per ottenere buon viaggio e felice ritorno.