La notte era già fatta quando il kadi e gli altri fakih ritornarono alla mia tenda. Presero meco il tè, e m'inbandirono una squisita cena. Vennero pure a trovarmi i principali santi, e tutti ritiraronsi per entrare in città, prima che si chiudessero le porte.
Il giorno fu bello; e la mattina il barometro segnava 28 pollici e due linee e mezzo. La notte fu serena e tranquilla, e la luna risplendeva di tutto il suo lume. Le mie genti eransi accampate sopra un'altura; la mia tenda aveva alla sua base diciotto piedi di diametro, e tredici alla sua sommità: aveva un doppio ordine di cortine ermeticamente chiuse, illuminata da due fanali. Il termometro marcava alle nove ore della sera 15° 1′, e l'igrometro 85°.
Mercoledì 26 ottobre.
La mattina si levò il campo, e quando stavo per montare a cavallo, il kadi e tutti i fakih tornarono per l'ultima volta. Essi mi posero in mezzo, e facemmo due preghiere all'Eterno perchè renda felice il mio viaggio, e dopo i più teneri abbracciamenti, ci separammo colle lagrime agli occhi: erano le sette ore e mezzo del mattino.
Appena rimasi solo caddi in un profondo pensiero.
Diffatti allevato com'ero io in varj paesi dell'Europa civilizzata, mi trovava per la prima volta alla testa d'una carovana, viaggiando in un paese selvaggio senz'altra garanzia per la mia individuale sicurezza, che le mie proprie forze. Partendo dalla costa N. dell'Africa, ed internandomi verso il mezzodì, dicevo a me medesimo: sarò io in ogni luogo ben ricevuto?... quali vicende m'aspettano?... quale sarà l'esito delle mie imprese?.... Sarò io la sventurata vittima di qualche tiranno?.... Ah no! no senza dubbio.... Il sommo Dio che dall'alto del suo trono vede la purità delle mie intenzioni, mi darà il suo appoggio. Uscito da questo stato di turbamento, ne dedussi questa conseguenza: poichè Dio colla sua mano onnipotente mi ha felicemente condotto fin qui a traverso di tanti pericoli, mi condurrà colla medesima prosperità sino al fine.
La mia carovana era composta di diecisette uomini, di trenta bestie, e di quattro soldati di scorta. La tenda destinata alla mia sola persona, aveva per mobili un letto, alcuni tappeti e guanciali, uno scrittojo, e due casse contenenti i miei strumenti, i miei libri e le mie biancherie per uso giornaliero. Tre altre tende erano occupate dal mio equipaggio, dalla mia scorta e dalla mia cucina.
Si viaggiò verso il S. ¼ S. E. fino alle undici ore del mattino che si piegò al S. O. Ad un'ora dopo mezzogiorno si prese la direzione del S. ¼ S. O. fino alle ore tre e mezzo che si fece alto. Quel giorno viaggiando si passò in vicinanza di cinque dovar[8], due de' quali formati di case fabbricate di fango e di pietre, e gli altri tre di semplici tende. Il nostro campo si pose in distanza di cento tese da un dovar di più di sessanta tende divise in quattro gruppi, val a dire in quattro famiglie. Le tende sono fatte di pelo di cammello, e gli sgraziati che vi dimorano non hanno altra abilità che quella di condurre e di aver cura delle gregge. In quel giorno la monotonia abituale del luogo era interrotta dalla ceremonia d'un maritaggio festeggiato col romore del tamburro, delle picche, e di pochi colpi di fucile: non s'udivano le strida delle donne perchè quivi vanno scoperte, e vivono in società cogli uomini. Io non saprei a cosa attribuire questa prevaricazione della santa legge del profeta, che proibisce tale costumanza. Mi riferirono pure i miei domestici d'averne vedute alcune mal vestite e quasi nude.
Il suolo composto di una buona terra vegetale è coperto da una eccellente verdura per i bestiami, ma inutile per le api e per i botanici perchè quasi affatto priva di fiori. Io non potei raccogliere che tre o quattro piante pel mio erbolajo.
Il paese vien circondato di colline da ogni banda: da quella dell'E. vedesi la catena delle montagne di Tetovàn, che si prolunga nella direzione N. S.; ma quivi s'avvanzano all'ouest in guisa che non sono più di due leghe lontane dalla costa occidentale dell'Africa.