Erano sett'ore ed un quarto allorchè feci movere il campo, dirigendomi al sud-est, indi al sud-sud est fino alle dieci ore e mezzo, che si prese la direzione al sud-sud-ouest, ed un altr'ora dopo al sud. Arrivai ad un'ora dopo mezzogiorno sulla sponda diritta del fiume Sebou, che si attraversò con una barca per accamparsi sulla riva sinistra.
Questo fiume nel luogo in cui io lo varcai è molto grande, e mi si disse essere formato da due fiumi il Verga che viene dall'est, ed il Sebou dal sud. Al luogo in cui trovasi la barca riceve un altro fiume poco considerabile chiamato l'Ardat.
La larghezza del Sebou mi sembrò di circa cento ottanta piedi: è profondo e rapido assai. Il suo letto forma una vasta fossa in mezzo a due coste quasi perpendicolari, alte ventisei piedi sopra il livello dell'acqua, che corre all'ouest; e le rive sono d'una terra argilloso-arenosa. Tutt'i fiumi ed i ruscelli attraversati in questo viaggio hanno i loro letti tagliati nella stessa maniera, e siccome attraversano il paese da levante a ponente, dalla catena delle montagne fino al mare, possono riguardarsi come fossero fatti dalla natura per difesa, renduta ancora più facile dagli angoli assai frequenti delle rive opposte.
Fino alle undici ore si camminò per un paese montuoso, e finalmente ci si aperse innanzi un vastissimo orizzonte, ed allora scoprimmo la catena delle montagne ad otto o nove leghe di distanza all'est. Un'alta montagna isolata, al di cui piede mi fu detto trovarsi la città di Fez, non sembravami essere a maggior distanza di dodici leghe al sud-est. L'orizzonte veniva chiuso all'ouest da una linea di collinette, ed una vasta pianura occupava lo spazio intermedio. Alle dieci ore costeggiai alcuni piccoli laghi abbondantissimi di tartarughe.
Il terreno è argilloso nelle montagne ed in qualche parte del piano; il rimanente arenoso misto di terra calcarea. Alle undici ore ed un quarto eravamo a fianco d'un picco isolato di pietra calcarea primitiva, composto di strati quasi verticali. Lo strato di argilla che ricopre il paese è rotto, e scosceso, come si può vedere negli smottamenti e nei letti dei fiumi, ed è formato di depositi orizzontali. Io inclino a credere che questi immensi strati siano prodotti da eruzioni vulcaniche sotto-marine accadute in remotissimi secoli.
Tutti i terreni argillosi vedonsi interamente coperti di cardi secchi; come gli arenosi sono sparsi di palme, di lecci, e d'alcune altre piante; ma in questa stagione non avevano nè fiori, nè frutto.
In questo giorno vidi molti dovar, in uno de' quali festeggiavasi un matrimonio. Secondo la costumanza di questo paese, lo sposo uscì tutto coperto da capo ai piedi di una gran tela, ed alcuni Arabi che lo accompagnavano chiesero alle persone del mio seguito qualche piccola cosa, compensandoli con una grande quantità di radici secche. È cosa straordinaria che quest'usanza non produca verun abuso, e conviene darne merito alla buona fede di questi popoli. Osservavo con piacere l'innocenza e la semplicità de' costumi dipinte sul loro volto, ed indicate ancora dai loro abiti.
Si consumarono tre ore nel passaggio del fiume, perchè oltre l'imbarrazzo dello scaricare, e caricare i muli, non essendovi veruna tavola per agevolare l'entrata e l'uscita dalla barca, le bestie adombravansi, ed era duopo farle entrare e sortire a forza di braccia, e sempre con molta difficoltà. La fatica delle mie genti fu resa ancor maggiore da una orribile borrosca accompagnata da continui tuoni e da una dirotta pioggia.
S'alzò il campo presso ad un dovar, il di cui capo mi regalò un montone molto eccellente orzo e latte.
Il cielo sempre coperto di nubi non mi permise di fare le consuete dimostrazioni astronomiche. Alle otto ore della sera il termometro, e l'igrometro posti all'aria aperta, segnavano il primo 12° 5, l'altro 100. La terra e l'aria erano saturati d'acqua.