Lunedì 31 ottobre.

Ci rimettemmo in cammino alle sett'ore ed un quarto dirigendoci al sud ouest fino alle undici che si piegò al sud-est, ed in appresso al sud ¼ sud-est, finchè si arrivò ad un'ora e mezzo dopo mezzo giorno sulla riva destra del fiume Ordom, che si costeggiò per qualche tratto. Attraversammo una piccola montagna, e dopo avere passato due volte il fiume, feci alzar le tende a quattr'ore e tre quarti della sera.

Da principio il paese presentò vaste pianure chiuse da ogni lato da piccole colline, scoprendosi di quando in quando sopra quelle a sinistra le sommità delle montagne dell'est distanti dieci in dodici leghe. Si seguì per una mezza lega all'incirca la sinistra del Sebon che aveva sempre la medesima larghezza. Il fiume Ordom, che si costeggiò pure lungo tratto, è largo e profondo assai; ma guadabile in varj luoghi, non però senza qualche difficoltà a motivo del suo rapido corso. I suoi margini sono argillosi, e tagliati quasi a picco come quelli degli altri fiumi. Attraversando la montagna che occupa la vista dell'orizzonte al sud, si scopre un vasto paese terminato all'est ed al sud da una seconda linea di montagne, ed all'ouest da bassi colli.

Il suolo tutto argilloso e fino ad una certa distanza coperto di cardi secchi, presentava qua e là alcuni tratti calcarei ed arenosi sparsi d'arboscelli spinosi ugualmente secchi, e pochi tratti di terra lavorata e seminata. La montagna che noi attraversammo era di una roccia calcarea, avvicinandosi nel totale al tessuto dell'ardesia con strati obliqui.

Vidi molti dovar, e feci far alto in vicinanza dell'ultimo. Trovammo pure lungo la strada alcune cappelle o eremitaggi, ove si fece la preghiera.

Il giorno era cupo e piovoso, e la notte fu uguale al giorno, ma senza vento. Alle tre ore all'aria libera il termometro era al 12° 5, l'igrometro al 34°.

Martedì primo novembre.

Si partì alle sette ed un quarto prendendo la direzione ora verso il sud-sud-est ora verso il sud-sud-ouest a motivo dell'ineguaglianza del terreno, che si forzava a mutare direzione ad ogni istante. Alle otto ore si attraversò per l'ultima volta il fiume Ordom, che in questo luogo scorre colla medesima rapidità all'ouest. Alle undici e tre quarti passai per la paralella di Fez, che ci stava all'est in distanza di sei o sette leghe; lo che rettificava altre inesatte nozioni che mi erano state date negli antecedenti giorni. Ad un'ora dopo mezzo giorno si attraversò un piccolo fiume che scorre all'est, e di là salendo sopra una vicina altura, ci trovammo sopra Mequinez, che vedevasi perfettamente distante in retta linea soltanto un quarto di lega. Essendo finalmente scesi dal monte si passò il fiume di Mequinez e salito un basso poggio, s'entrò alle due e mezzo della sera in una cappella vicinissima alla porta della città.

Il paese veduto jeri, e che al primo aspetto pareami una vasta pianura, lo trovai formato di un laberinto di colline rotonde, e d'un uguale altezza, tra le quali serpeggiano l'Ordom, ed alcuni altri minori fiumi. La catena delle montagne all'est mostrava ancora le sue sommità ad una considerabile distanza.

Piccola è l'altura su cui è fabbricata Mequinez, ed un triplice muro forma un circuito capace di contenere, oltre la popolazione, una grande armata. Queste mura hanno quindici piedi di altezza, e tre di spessezza con alcune aperture di tratto in tratto. La città veduta dall'alto presenta colle sue torri un'imponente prospettiva: i suoi contorni sono coperti di ortaglie e di ulivi.