La città di Fez è posta al grado 34 6′ 3″ di latitudine settentrionale, ed al 7° 18′ 30″ di longitudine occidentale dell'osservatorio di Parigi.

Molte osservazioni astronomiche fatte con eccellenti stromenti, benchè contrariate da un'atmosfera quasi sempre nebbiosa, il di cui termine medio ebbe l'enunciato risultato, non mi lasciano incerto rispetto alla loro precisione: ciò che dimostra l'erroneità delle carte d'Arrowsmith, del maggior Rennel, di Delille, di Golbewi e di Chénier. La casa, in cui ho fatto le mie osservazioni, è posta nel centro della città.

Fez è fabbricato sul pendio di varie colline che lo circondano da ogni banda, fuorchè da quella di nord-nord-est. Non è possibile di conoscere con esattezza la popolazione: si diceva, che attualmente ha cento mille abitanti, e che ne aveva due cento mille prima della peste.

Oscurissime ne sono le strade non solo a cagione dell'essere anguste in modo di non ammettere due uomini a cavallo di fronte, ma ancora perchè le case, che sono altissime, hanno al primo piano delle arcate di sostegno, il che toglie loro molta luce: inconveniente reso maggiore da alcune gallerie, o passaggi, che danno superiormente accesso dall'una all'altra casa: devonsi a ciò aggiungere le muraglie traforate a guisa d'archi, che di tratto in tratto servono d'appoggio alle case dei due lati della strada. È questa un'usanza che trovai ugualmente stabilita a Tetovan e ad Alcassar. Tali arcate chiudonsi in tempo di notte, di modo che la città trovasi allora divisa in quartieri, che non possono comunicare gli uni cogli altri.

La sua posizione sopra piani inclinati, ed il declive di quasi tutte le strade, che non sono selciate, ne rendono il soggiorno disagiato, specialmente in tempo delle pioggie, duranti le quali non si può camminare senza imbrattarsi di fango fino al ginocchio. Pure quando non piove sono abbastanza proprie, perchè gli abitanti non vi lasciano immondezze; ma disaggradevole ne è sempre la vista, come nelle altre città dell'Affrica, perchè chiuse entro l'altissime muraglie delle case, che tutte sembrano minacciare rovina. Molte sono senza finestre, o con finestre della grandezza d'un foglio di carta ordinaria, e comunemente chiuse con griglie. Anche le porte sono anguste e meschine.

Dietro questi gran muri trovansi alcune case internamente abbastanza belle: ma generalmente parlando l'usanza del paese richiede, che un alloggio abbia un cortile fiancheggiato da colonne e da pilastri che sostengono le arcate e formano i portici a pian terreno, e ne' piani superiori. Da questi corritoj si entra nelle attigue camere, che per lo più non ricevono lume che dalla porta, cui si ha l'avvertenza di dare una grande apertura. Le camere sono assai lunghe e strette come quelle di Tanger; il palco fatto di tavole è altissimo, e d'ordinario senza verun ornamento; ma in alcune case ed i palchi e le porte delle camere e le arcate del cortile sono ornate dei rabeschi in basso rilievo, coperti a varj colori, ed anche con oro ed argento. I pavimenti delle camere e del cortile sono di mattoni, di majolica, e di marmi a varj colori formanti diversi disegni nelle case de' più ricchi abitanti. Anguste sono le scale ed i gradini troppo alti. I tetti delle case simili a quelli di Tanger, sono coperti di terra della spessezza d'un piede; carico immenso che ruina i muri senza garantirli dalle pioggie, i quali siccome sono costrutti con cattivo cemento, si sfranano bentosto: onde poche sono le case che resistano lungo tempo. In fatti vedonsi molte muraglie con larghe fenditure, o fuor di piombo, e quasi tutte in uno stato di estremo deperimento.

Infinito è il numero delle moschee di Fez, che da alcuni si portano a più di dugento. La principale chiamasi Il Caroubin; nella quale contansi più di trecento pilastri, ma la sua costruzione è pesante, e senza gusto. L'architettura e gli ornati l'avvicinano assai a quella di Tanger, se non che ha un assai maggior numero d'arcate, molte porte, e due belle fontane nel cortile. Non pertanto questo grande edificio così celebre, non può per alcun rispetto pareggiarsi alla cattedrale che vidi a Cordova in Ispagna, assai più magnifica e grandiosa. Generalmente parlando tutte le moschee da me vedute nel paese si rassomigliano: tutte hanno un cortile circondato da un portico, e dalla banda di mezzogiorno un quadrato o parallelogramo coperto e sostenuto da più ordini di arcate. In mezzo alla muraglia del fondo, che guarda al sud, o al sud-est trovasi El-Mehreb, ossia la nicchia, in cui si pone l'Iman per dirigere la preghiera; al lato sinistro vedesi la piccola scala, e la tribuna detta El-Monbar per la predica del venerdì. Tutte queste cose trovansi pure nella cattedrale di Cordova; lo che prova, a mio credere, evidentemente essere questo un edificio religioso fabbricato dai mori, e non già un'opera Romana destinata ad un mercato, come credono alcuni abitanti di Cordova, probabilmente tratti in tale opinione dalle colonne di quel tempio, che altra volta appartenevano ad opere costrutte da quei padroni del mondo. E ciò che viene ad appoggiare maggiormente la mia asserzione, sono le arcate del parallelogramo rivolte al cortile di questa chiesa, che sono state modernamente chiuse: in Affrica le moschee le hanno semplicemente scoperte, come quelle dei tre altri lati del cortile; e tali erano pure quelle di Cordova prima che servisse al culto cristiano.

Il Caroubin, come tutti i monumenti di tal genere, non ha alcuno ornamento di pittura, ed il suolo è coperto di stuoje, come nelle altre moschee. Gl'inservienti custodiscono nella torre tre cattivi orologi a pendolo per regolare le ore della preghiera; e sonovi sul terrazzo due piccoli gnomoni o quadranti solari orizzontali per conoscere il punto del mezzogiorno. Prima del mio arrivo erano talmente disorientati, che marcavano il punto indicato quattro in cinque minuti prima; insegnai loro la maniera di rettificarli, ed ebbi il conforto d'udire annunciarsi la preghiera del mezzogiorno nell'istante conveniente.

Conservasi inoltre nella torre una sfera armillare, ed un globo celeste, fatti ambedue in Europa da più d'un secolo; e perchè i mussulmani non sanno adoperarli, questi stromenti sono colà abbandonati all'umidità, alla polvere, ai topi; di modo che non si possono quasi più vedere, non che leggere o conoscere i caratteri e le figure. Un'altra sala contiene una raccolta di libri egualmente trascurata, ed esposta agli stessi infortunj. Non ho mancato di fare le più diligenti indagini per scoprire il famoso codice delle storie di Tito Livio compiute, che supponevasi essere in questo luogo, ma tutte le mie ricerche tornarono vane, e niuno di coloro che io interpellai su tale oggetto, sapeva che avesse mai esistito in questa libreria. Avrei per altro spinte più avanti le mie ricerche, se avessi potuto farlo senza rendermi sospetto, e dar luogo a svantaggiose prevenzioni contro di me.

La moschea di Fez ha una cosa singolare, una camera chiusa destinata alle donne che vogliono intervenire alla preghiera pubblica. Niun'altra moschea, ch'io sappia, ne è provveduta, perciocchè avendo il nostro santo Profeta escluse le femmine dal paradiso, i musulmani ragionevolmente le hanno pure dispensate dall'obbligo d'intervenire alla pubblica preghiera.