Gl'impiegati delle moschee sono prima gl'Imani, che dirigono la preghiera, predicano i venerdì, e fanno talvolta la lettura de' libri sacri; ed in appresso i Mudden, che chiamano il popolo dall'alto delle torri, e che ajutano gl'Imani nella direzione delle preghiere. Quest'impieghi non imprimono verun carattere in coloro che gli esercitano; e quindi tosto che hanno terminate le loro funzioni, si occupano in altri affari come semplici cittadini. Durante l'assenza d'un Imano dalla moschea, il Mudden, o un altro individuo, o qualunque del popolo si pone alla testa dell'assemblea; dirige la preghiera, e fa le funzioni di vero Imano.
I musulmani non hanno altre feste in tutto l'anno che quelle della Pasqua, e della nascita del Profeta. Il venerdì il musulmano lavora come gli altri giorni della settimana, incominciando la mattina fino ad un'ora avanti mezzogiorno, in cui abbandona la sua officina, o altre sue occupazioni per andar a fare le sue abluzioni, e la sua preghiera alla moschea: torna in appresso al suo travaglio.
Dal fin qui detto si vede che l'islam, o la religione di Maometto, è austera. La parola islamismo vuol dire abbandono di se medesimo a Dio; e su questa primaria base è fondato questo culto.
La credenza nella missione di Noè, di Abramo, di Mosè, di Gesù Cristo e di altri antichi Profeti, è un articolo indispensabile per l'introduzione all'islamismo; di modo che un giudeo non può essere ammesso al corpo dei fedeli, senza che preventivamente abbia dato prove della sua credenza nella missione di Gesù Cristo, riconosciuto come lo spirito di Dio (Rouh Oullàk) e figliuolo di una Vergine: lo che viene attestato dal Corano.
I musulmani sono d'opinione che gli evangelj che trovansi tra le mani de' cristiani siano stati viziati, o corrotti da interpolazioni. Essi negano la morte di Gesù Cristo, che secondo il Corano salì vivo al cielo senza subire il supplizio della croce; non ammettono il domma della Trinità, nè per conseguenza l'unione ipostatica della seconda persona in Gesù Cristo, e nell'eucaristia.
Sgraziatamente sonosi pure introdotte nell'islamismo varie superstizioni, che il musulmano filosofo detesta. Le ceremonie esteriori del culto hanno soverchiato in modo le dottrine fondamentali della religione, che quando un musulmano faccia ogni giorno il numero della prostrazioni o dei rihat prescritti dalla legge, non si guarda alla sua morale, e sarà tenuto buon musulmano; sarà pure inalzato alla dignità di santo, se eccede il numero delle preghiere e dei digiuni legali, quantunque la sua condotta sia quella d'un uomo perverso, com'io ebbi occasione di vederne alcuni esempi.
La venerazione pei sepolcri dei santi ha un utile effetto quando le loro cappelle sono l'asilo dell'innocenza contro gli attentati del despotismo. La venerazione in cui sono tenuti gl'imbecilli, protegge la sgraziata loro esistenza; ma l'asilo delle cappelle conserva altresì un ragguardevole numero di delinquenti, dai quali dovrebbesi liberare la società, ed il rispetto verso gl'imbecilli è cagione di mille attentati contro la pubblica morale. I safi, o talismani, le reliquie, le corone, i recitatori di preghiere per gl'infermi, per le cose smarrite, ec. ec., sono altrettante pie frodi che macchiano il puro deismo di Maometto. Altronde qual è il culto in terra che non sia stato alterato dalla cupidigia dei ciarlatani, o dalla sciocca timidità del popolo? Fortunatamente che nell'impero di Marocco non si vedono quelle greggie monastiche, ossia quei Dervis, che scontransi in tutta la Turchia.
CAPITOLO XI.
Sceriffi di Muley Edris. — Affare del pendolo. — Ingresso del Sultano in Fez. — Messo del Sultano. — Interrogatorio del capo degli astrologi. — Sua ipocrisia, mala fede. — Intrighi dell'astrologo. — Trionfo d'Ali Bey. — Compera d'una Negra. — Almanacco. — Partenza del Sultano. — Eclissi.
Abbiamo veduto, che le ceneri di Muley Edris fondatore di quest'impero sono venerate nel suo santuario a Fez, ove dimorano i suoi discendenti, risguardati ancora come la più illustre famiglia del paese sotto il nome di Sceriffi di Muley Edris. Il capo di questa famiglia prende il titolo di el Emkaddem, o l'antico. L'Emkaddem attuale è un vecchio venerabile chiamato Hadj Edris, il quale ha l'amministrazione dei fondi posti ne' coffani accanto al sepolcro del santo, come pure dell'elemosine in granaglie, in bestiami, ed in altri effetti che gli abitanti gli danno a titolo di tributo: egli stesso le ripartisce tra i scheriffi della tribù, la maggior parte de' quali si mantiene con questi fondi, comecchè ve n'abbiano di ricchissimi di beni stabili, o pel commercio che fanno, siccome l'Emkaddem. È tanto grande la venerazione degli abitanti per Muley Edris, che in tutti gli accidenti della vita, e ancora per uno spontaneo movimento, in luogo d'invocare l'onnipossente, invocano Muley Edris.