Venendo da Mequinez a Fez mi passò innanzi un ufficiale del Sultano apportatore d'un ordine sovrano ad Hadj Edris perchè mi preparasse un alloggio e mi assistesse e servisse di tutto quanto potessi desiderare. In conseguenza, al mio arrivo fui alloggiato in casa sua; e perchè la vecchiaja appena gli permette di far pochi passi, non che di occuparsi di tutti i doveri dell'ospitalità, fu il suo maggior figliuolo Hadj Edris Rami[15] che s'incaricò esclusivamente di tutti i miei affari, e perciò qualunque volta io parlerò di Hadj Edris si deve intendere del figliuolo, ammeno che io non indichi espressamente il padre. Amendue colle rispettive loro famiglie abitano nella medesima casa. Hadj Edris Ràmi è della mia età; il suo stimabile carattere, la dirittura de' suoi principj, e la sua fedeltà, che giammai non si smentirono, lo resero il mio migliore amico: possa egli essere tanto felice quanto io lo desidero, e possano i suoi anni essere numerosi come le sue virtù!

All'indomani del mio arrivo a Fez ricevetti la visita dei principali scheriffi della tribù d'Edris e di molti altri della città. Infinite erano le domande che mi si facevano in tali visite, e le osservazioni; come pure le ricerche che facevansi ai miei domestici, al quale oggetto valevansi di tutti i mezzi immaginabili. In somma facevansi loro subire formali interrogatorj sul conto mio; ma ne ottennero così soddisfacenti risposte, che avanti che terminasse il secondo giorno, mi avevano baciata cento volte la barba, ed i più ragguardevoli mi avevano pregato a riceverli nel numero de' miei amici.

Gli Edris affezionatisi al loro ospite pensavano ad avermi lungo tempo in loro casa, e nulla trascuravano di tutto ciò che poteva, rendermene aggradevole il soggiorno; ma siccome io non mi trovo mai bene che in casa mia, si viddero forzati dalle mie istanze a cercarmene una, e pochi giorni dopo io mi trovavo già stabilito in quella ch'essi mi procurarono delle migliori di Fez. Il susseguente giorno mi recai a visitare il principe Muley Abdsulem che allora era a Fez. Quest'augusto e rispettabile cieco mi fece infinite carezze, e mi pregò caldamente d'andare a trovarlo ogni giorno; glielo promisi, e poche volte mancai alla promessa.

Il despotismo che da tanto tempo pesa su quest'impero avvezzò gli abitanti a nascondere il loro danaro, e ad adottare nei loro abiti, e nella economia famigliare tutto ciò che può allontanare da loro il sospetto dell'agiatezza; talchè niuno ardisce, per ricco ch'egli sia, fare la menoma spesa di lusso; ad eccezione dei più prossimi parenti del Sultano e dei scheriffi Edris, che godono di una maggiore libertà, e perciò non temono di vestirsi, e di alloggiare più decentemente. I miei amici mi vedevano tenere un sistema diverso dal loro, perchè accostumato al lusso orientale, non sapevo ridurmi alla miseria ed agli usi di Fez. Essi tremavano per me, e non mi dissimulavano i loro timori; ma lontano dal pensare a correggermi, non declinai un sol punto dalle mie abitudini; onde i miei amici terminarono coll'avvezzarvisi, e qualcuno ancora incominciò ad imitarmi. La mia società s'accresceva ogni giorno. I Fachik, i Sceriffi, i dotti, non isdegnavano di farne parte.

Non molto dopo arrivato a Fez fui condotto nella moschea di Muley Edris, ed in una bella casa dipendente dalla moschea, ove vidi un singolare assortimento d'oriuoli a pendolo: seppi che il Sultano aveva ordinato che mi fosse preparata quell'abitazione, affinchè potessi andarvi per leggere o per studiare, e che i dottori dovevano venire ogni giorno a parlare con me intorno a cose scientifiche.

Per verun conto non mi conveniva assoggettarmi a qualsiasi vincolo; e quindi dopo avere testificata tutta la mia riconoscenza verso il sovrano, ed accettata l'abitazione, ordinai ai miei domestici di portarvi tappeti, cuscini, un soffà, e tutto quanto poteva abbisognarmi; dissi che sarei talvolta venuto a leggere, dichiarando in pari tempo francamente che ciò non avrebbe luogo ogni giorno. Questo linguaggio li sorprese.

Ne' primi dieci giorni non v'andai che due volte; vi capitarono molti dottori, ma la nostra conversazione si restrinse ai complimenti vicendevoli, ed a discorsi di niuna importanza.

Intanto si ebbe notizia che il Sultano arriverebbe ben tosto a Fez. Allora Hadj Edris mi fece sapere che due giorni dopo il mio arrivo suo padre aveva ricevuto un ordine dal Sultano, col quale gli partecipava, ch'io dovevo prendermi cura dell'andamento regolare dei pendoli di Muley Eddris, e dare l'ora per le preghiere canoniche; che a tale oggetto mi assegnava una pensione sulle entrate della moschea. Io saltai come un capretto udendo un così fatto ordine. Declamai contro l'ingiusta pretesa di voler impormi obbligazioni quando io non chiedevo nulla a chicchessia; mi alterai, giurando, che mai più non avrei posto piede in quella sala, e che se non mi si dava soddisfazione non andrei in avvenire nella moschea di Muley Edris. Il buono Hadj Edris arrabbiava; m'assicurò, ch'esso, e quanti erano stati informati di questo affare, erano del mio sentimento; che per tale motivo non me ne avevano parlato fino al presente, vedendosi costretti a farlo in vista dell'imminente arrivo del Sultano, onde non esporsi a qualche dispiacere per non aver eseguito il suo ordine. Tutti gli amici non trascuravano intanto di calmarmi, pregandomi d'addolcire il mio rifiuto coll'andare qualche volta presso Muley Edris; ma io non ascoltavo alcuno, e montato a cavallo partii come un lampo per recarmi da Muley Abdsulem.

Feci conoscere a questo rispettabile amico le mie acerbe lagnanze, osservandogli, che io veniva degradato in faccia al pubblico, e che ciò doveva farmi credere ben poco avanti nella considerazione del Sultano, a cui lo pregavo di far conoscere i miei sentimenti su quest'argomento. Muley Abdsulem mi diede ogni possibile soddisfazione, assicurandomi che doveva esservi qualche mal inteso, e che s'egli ne avesse avuta prima conoscenza, non avrebbe permesso di parlarmene; che dovevo risguardarmi come suo figlio, e come figlio del Sultano Muley Solimano, e che per conseguenza sarebbe sempre in mio arbitrio di fare quanto mi piacesse, senza che alcuno debba o possa immischiarsene; e ch'egli non soffrirebbe mai che mi si desse il menomo dispiacere.

Per tre giorni questo buon principe si compiaque di darmi ragione intorno a quest'affare; ond'io conobbi evidentemente la favorevole opinione ch'egli, ed il Sultano avevano di me, e che l'ordine relativo ai pendoli era opera di qualche ministro ambizioso, che aveva interesse di degradarmi agli occhi di tutto il mondo: ma invece d'abbassarmi, quest'affare accrebbe il mio credito. I miei amici celebrarono questo trionfo come una cosa non mai più udita; il mio nome si rese famoso; ed io spiegai tutto l'apparato che si conveniva al mio grado. Non vi fu alcuna persona di qualche distinzione a Fez, che non si desse premura di visitarmi, onde la mia casa rifluiva di gente mattina e sera.