Partj alle sette ore del mattino dirigendomi al sud-ouest. Alle undici e tre quarti attraversammo un ruscello; ed a mezzogiorno avevamo alla destra un Capo o punta sul mare. Ad un'ora si entrò in una vasta foresta di lentischi assai fitti, ed alle due e mezzo si attraversarono molti pantani che occupavano più d'una mezza lega di terreno, nei quali i cavalli si sprofondavano talvolta fino al ventre. Finalmente alle cinque si alzarono le tende presso alle rovine d'una borgata detta Lela Rotma.

Il paese presenta grandi pianure chiuse in lontananza da piccole colline: ebbi sempre a qualche distanza in vista il mare.

Il terreno viene composto di roccia calcarea, coperta d'uno strato sottilissimo di terra vegetale argillo-arenosa fertilissima. La vegetazione offriva le più belle produzioni della natura.

Il tempo fu quasi sempre coperto, e verso sera pioveva dolcemente. Alle otto e mezzo il termometro marcava 13°, e l'igrometro 100°. Il vento d'ouest copriva il cielo di grosse nubi.

Eravamo passati in vicinanza di due dovar, uno de' quali innalzato sulle ruine di Lela Rotma.

Giovedì 15.

Alle sett'ore e mezzo della mattina si riprese il cammino nella direzione di S. O.; attraversando alle otto ed un quarto un piccolo fiume. Alle dieci si passò presso due dovar, e due poderi ove vedevansi pochi terreni coltivati. A poca distanza vedevansi pure le ruine d'un altro podere; e verso il mezzogiorno ci trovavamo vicini a tre cappelle o eremitaggi, e ad alcuni orti con qualche casuccia. La hhenna, parzialmente coltivata in questo paese è una pianta colla quale le donne si tingono di rosso le mani e le palpebre. Alle due ore giugnemmo sulla riva destra del fiume Morbea sul quale serviva di porto una piccola barca capace soltanto d'un leggere carico; ma convenne accontentarsene per non esservi altro di meglio, e si dovettero impiegare cinque ore nel passare tutta la mia carovana. Giace sulla riva sinistra la città d'Azamor, presso alla quale feci alzare le tende verso le sette della sera.

Il paese che si attraversò avanti mezzogiorno offriva grandissime pianure, ma dopo era un misto di pianura e di colline. Ebbimo sempre il mare a mezza lega di distanza, ed il terreno della medesima natura dell'antecedente.

La prima traccia di vegetazione ch'io scopersi fu una densa macchia di lecci; in appresso d'ogni qualità di piante, e specialmente di palme. Tutto era in fiore. Osservai due spiche d'orzo già formate, ma in generale le seminagioni erano ancora piccole.

Il tempo coperto nel mattino, si rischiarò in appresso non rimanendo che alcune nuvole staccate. Alle otto ed un quarto della sera il termometro segnava entro la tenda 12° 8′, e l'igrometro 98°.