Venerdì 16.
Il tempo burrascoso, il cielo sempre coperto, una pioggia a reffoli mi forzarono a non levare il campo. Malgrado tali ostacoli potei fare alcune osservazioni astronomiche, che mi diedero la latitudine d'Azamor a 33° 18′ 46″ N. e la longitudine di 10° 24′ 15″, nella quale può essere corso l'errore tutt'al più d'un 10″.
La principale moschea mi sembrò elegante, la città non affatto brutta. È cinta di mura, e di fossa; e vi si tiene un gran mercato ogni venerdì in una piazza destinata a tale uso. Intorno ad un eremitaggio fuori della città vedesi un bel sobborgo.
Il fiume può esser largo 150 piedi, ma assai profondo, e rapido a segno che le barche lo attraversano con qualche difficoltà, per essere strascinate dalla corrente, a rischio talvolta di perdersi. Questo pericolo fa dire agli abitanti che alcuni diavoli alloggiano nel fiume. In questo luogo la sponda sinistra è assai alta e tagliata a picco; mentre la destra è bassa e piana, e le maree sono sensibili anche molto al di sopra. Mi fu detto che questo fiume scende dalle montagne di Tedla, ossia dal grande Atlante. Le sue acque a cagione delle pioggie erano rosse e cariche di melma come quelle del Nilo in tempo dell'inondazione, onde non si può beverne senza averla prima lasciata deporre.
Facevasi altra volta un vivissimo commercio su questo fiume sempre coperto allora di bastimenti. Il mare non dev'essere a maggior distanza d'un quarto di lega, e ne udiva il muggito senza vederlo; ma il giorno innanzi l'aveva osservato tinto di rosso dalle acque del fiume a più di due leghe dalla spiaggia. Le rive della Morbea in questo luogo sono di una terra vegetale argillo-arenosa con pietre calcaree.
Alle otto ore del mattino il termometro segnava 15° 5′, il barometro 27 poll., 9 lin., e l'igrometro 98°. Il vento fu sempre S. O. ed a mezzodì il termometro salì a 15°.
Sabbato 17.
Si riprese la strada alle otto e tre quarti del mattino dirigendoci al S. S. O., e piegando alle dieci verso S. E. Alle quattr'ore dopo mezzogiorno feci spiegare le tende in vicinanza di un grande dovar.
Il paese è sparso senza interrompimento di colline sopra un suolo di bella terra vegetale argillo-arenosa.
Vedevansi molte palme, i liliacei, e diverse piccole piante tutte fiorite; osservai molte terre seminate, e piantagioni di popponi, di fichi, e di altri alberi fruttiferi. Questo spettacolo mi fu di grata sorpresa dopo tanto tempo che più non vedevo che terreni incolti.