Da principio si attraversarono alcune pianure di dove scoprivansi le sommità delle alte montagne a grandissima distanza. Alle dieci s'incominciò a salire le più vicine che chiudevano successivamente l'orizzonte: ed avvicinandoci lentamente alla più alta si trovò meno alta di quel che sembrasse la vigilia. Si viaggiò in seguito lungo una valle in cui si attraversarono tre ruscelli; e salito sopra un eminenza, scopersi un altro orizzonte formato di collinette che andavano a terminare in grande distanza nella catena del monte Atlante, che tagliava l'orizzonte in tutta la parte del sud; di dove si staccavano quattro grandi masse gigantesche quasi affatto isolate. Quale sensazione provai io trovandomi, in vista di questa famosa catena...!

La terra vegetale non era diversa da quella d'jeri. Trovai in seguito delle roccie calcaree nella prima costiera; l'alta montagna era tutta da cima a fondo composta d'argilla ardesiata, e d'ardesia argillosa, formando transizione all'ardesia per il coperto in istrati orizzontali. Il terreno fu costantemente calcareo, ed arenoso; ma alle quattro della sera mi trovai sopra un vero strato di roccia granitica. Mi affrettai di esaminarla, e trovai che era granito ma già passato allo stato di decomposizione per la conversione del feldspato in terra argillosa. Il suo colore è rossiccio con un poco di mica cristallizzata in specchietti; il grano inegualissimo passa dal grosso grano al piccolo grano, e da questo al fino. Queste roccie continuarono fino al luogo del nostro accampamento; e mentre alzavansi le tende io salj sopra una rupe, di dove ebbi la soddisfazione di contemplare con tutto comodo le masse colossali che innalzavansi in faccia mia.

La vegetazione era assai ritardata; e non vidi in tutto il giorno verun terreno coltivato.

Mi fu detto che l'alta montagna, alle di cui falde eravamo passati serviva d'abitazione ad alcuni santi eremiti. Vidi molte persone, ed una donna, che supposi essere pure una santa.

Non trovai che un solo villaggio, ed il luogo in cui eravamo poteva dirsi un vero deserto.

Martedì 20.

Si riprese la strada alle otto del mattino dirigendoci al S. Dopo avere attraversati tre piccoli ruscelli, si fece alto a quattr'ore e mezzo presso ad un dovar poco lontano da alcune montagne.

Il luogo in cui ci trovavamo era sparso di ciottoli di diaspro bianco.

La vegetazione non aveva nulla di seducente, tranne alcuni tratti di terreno coperti di fiori.

Il tempo si mantenne bello fino alle due dopo mezzogiorno, quando ci sorprese una burrasca di pioggia e vento. Alle sett'ore della sera il termometro segnò 14° e l'igrometro 78°. Il vento soffiava dall'O., ed il cielo era carico di nubi.