Mercoledì 21 marzo 1804.

Alle sette e mezzo si levarono le tende, camminando sempre al S., e s'incominciò poco dopo a salire le montagne. Alle nove ore essendo giunto sulla sommità, vidi perfettamente la città di Marocco. Scesimo bentosto; ed alle dieci eravamo sulla pianura detta di Marocco.

A mezzo giorno ed un quarto arrivai al lunghissimo ponte sul quale si passò il fiume di Tensit. Feci far alto fino ad un'ora e mezzo, e poco dopo entrai in città termine del mio viaggio.

Il paese percorso presenta prima una montagna, in appresso piani che stendonsi fino alla Cordelliera dell'Atlante al S. e S. E., ed all'O. non ha limiti.

Il terreno della montagna è composto d'ardesia argillosa, e d'ardesia è il coperto con molto schisto micaceo, che sorte dal terreno in istrati sottilissimi ardesiati perpendicolarmente, che scomponendosi pel contatto dell'atmosfera, rimangono isolati, ed hanno l'aspetto d'un cimitero immenso con pietre sepolcrali situate a perpendicolo.

CAPITOLO XIV.

Arrivo a Marocco. — Generosità del Sultano. — Semelalia. — Partenza del Sultano. — Viaggi di Ali Bey a Mogador. — Saarra. — Mogador. — Feste pubbliche. — Ritorno a Marocco.

Il Sultano, Muley Abdsulem, e tutti gli amici che avevo alla corte mostraronsi assai contenti del mio arrivo. Appena avutone avviso, il Sultano mi mandò una provvisione del latte della sua tavola come una prova del suo affetto; e lo stesso fece Muley Abdsulem. Andai a visitarlo il susseguente giorno, e ricevetti nuove testimonianze d'amicizia e di stima, che raddoppiò in progresso.

Pochi giorni dopo il Sultano si degnò di accordarmi poderi considerabili, col di cui prodotto potevo sostenere il mio rango indipendentemente dai fondi ch'io possedeva. Ero nei miei appartamenti quando uno de' suoi ministri si presentò, consegnandomi un firmano col quale il sultano mi donava in assoluta proprietà una casa di piacere, nominata Semelalia, con molti terreni coltivati ad uso di orto, e con piantagioni di palme, d'ulivi ec.; ed inoltre una gran casa in città detta casa di Sidi Benhamèd Duquèli.