Il palazzo e le piantagioni di Semelalia erano opera del Sultano Sidi Mohamed padre di Muley Solimano, che soleva farvi l'ordinaria sua dimora. Vi aveva fatti piantare i più belli e migliori alberi fruttiferi, ed aggiunti deliziosi giardini. Un'abbondante vena d'acqua condotta con magnifici acquedotti dal monte Atlante, aggiunge amenità a quest'abitazione circondata da terreni chiusi da vasta muraglia che si stende più di mezza lega: il podere e le palme sono al di fuori del ricinto, che non contiene che giardini di piacere, orti, ed ulivi.
Grande è la casa di città fatta fabbricare ed abitata un tempo da Benkamed Duquèli ministro favorito, che tenne lungo tempo le redini dell'impero. Regolare è l'architettura dei bagni, e di una porzione della casa, e non priva di eleganza; ma il rimanente, quantunque vasto, non ben risponde al totale. Io conservo la proprietà di questi beni in forza del firmano datato il 29 doulhaja dell'anno 1218 dell'egira (11 aprile 1804) che me ne assicura il godimento.
Tra pochi giorni il Sultano che voleva recarsi a Mequinez, bramando di rendermi aggradevole la dimora nel suo impero, determinò ch'io andassi a Sovèra o Mogador, per fare una gita di piacere: ed in conseguenza ordinò che i tre pascià delle provincie d'Hthahha di Scherma, e di Sous, si riunissero colle loro truppe a Mogador.
In conformità delle intenzioni del Sultano, io sortj da Marocco il giovedì 26 aprile a mezzogiorno, viaggiando al S. O. ed all'O. S. O. Alle quattr'ore traversai un piccolo fiume ed un'ora dopo l'Enfiss, e feci alzar le tende sulla riva sinistra.
Il paese è una vasta pianura senza confine all'est, ed all'ouest, chiusa al nord da piccole montagne, ed al sud, ed al sud est dalla catena dell'Atlante. Il suolo è calcareo-arenoso, ed è un vero deserto senz'altri esseri organici apparenti, che bassi cespugli e pochi lecci. Il tempo fu tranquillo e sereno, ed il caldo orribile.
Il mio campo era formato di cinque tende: la mia, una per i miei fakih, un'altra per la cucina, una quarta per i domestici, e l'ultima per la mia guardia, composta di un caporale, e di quattro soldati negri della guardia a cavallo del Sultano. Avea lasciato a Marocco i miei equipaggi e la mia farmacia, di che n'ero dolente, trovandomi alquanto indisposto.
Venerdì 27.
Mi rimisi in cammino alle otto ore del mattino dirigendomi al S. O., ed all'O. S. O.: alle undici passai un piccolo fiume, ed alle cinque della sera avendo attraversato il fiume Schouschàoya, che come gli altri scorre dal S. O. al N. O., mi accampai sulla sponda sinistra. Il paese rassomiglia a quello percorso jeri. La catena dell'Atlante s'allontana, ed una delle sue ramificazioni assai più basse termina l'orizzonte al S. Al dopo pranzo alcune collinette rompevano la eguaglianza del piano, ed al N. vidi una montagna che parvemi isolata. Il terreno è composto d'una marna argillosa abbastanza dura. Nè la vegetazione era diversa da quella di jeri, tranne sulle rive del fiume, che sono coperte di bellissimi orti, e che sembraronmi assai popolate. Molte donne col volto scoperto lavavano al fiume.
Il mio male s'accrebbe. Mi trovavo a sette gradi e mezzo dal tropico: il tempo era infernale; ed essendo privo di medicinali ebbi timore che la malattia si rendesse seria.