Sembra che Linneo mettesse questa pianta o nel genere ramnus, o nel sideroxilus, e la chiama rhamnus siculus nel suo Sistema, e sideroxilus spinosus nel suo Erbario. Il dotto botanico Driander gli dà il nome di rhamnus pentaphillus, ma il sig. Schousboe console del re di Danimarca a Marocco, che ha esaminate le piante del paese con assai più di attenzione che non erasi ancora fatto prima, si determinò a seguire i botanici Retz, e Wildenow, che la chiamarono elaeodendron argan.
La descrizione del sig. Schousboe è senza dubbio più completa di tutte le altre, e non vi si trovano che alcune leggere differenze indicate in altra mia opera scientifica. L'albero, quand'io lo vidi, era in piena fruttificazione. È spinoso, e trovasi sul frutto una grande abbondanza di certo glutine resinoso, di cui forse la chimica potrebbe cavarne profitto. La sua polpa, dopo averne estratto l'olio, è un eccellente alimento per i buoj. Avvi in questo luogo un bosco di dieci in dodici giornate di viaggio nella direzione N. e S. ove la mano dell'uomo non si occupa d'altro, che di raccoglierne i frutti. Non sarebbe possibile di renderlo indegno de' paesi meridionali dell'Europa? Ciò, a mio credere, sarebbe più utile che l'acquisto d'una provincia.
Lunedì 30 aprile.
Ci movemmo alle dieci ore e mezzo del mattino dirigendoci all'O. S. O. Un'ora dopo usciti dal bosco si cominciò a camminare sull'arena in mezzo a molte colline di sabbia sciolta, e poco dopo il mezzogiorno arrivammo a Sovèra o Mogador, meta del viaggio.
Il paese aveva il medesimo aspetto di quello di jeri. Si entrò in un piano di sabbia che è veramente un piccolo sàhharra, nel quale il vento prende una sorprendente rapidità; la sabbia è tanto sottile, che forma sul terreno le onde come quelle del mare; e queste onde sono tanto considerabili, che in poche ore una collina di venti o trenta piedi d'altezza può essere trasportata da un luogo all'altro. A questo fenomeno che parevami poco probabile dovetti dare intera fede, quando ne fui testimonio: ma questo trasporto non si eseguisce all'istante, come viene comunemente creduto, nè è capace di sorprendere, e di seppellire una carovana che cammina. Il vento levando continuatamente la sabbia dalla superficie, si vede abbassarsi sensibilmente di più linee ad ogni istante. Questa quantità di sabbia che va sempre più addensandosi in aria per le successive ondate, non potendo sostenersi, cade e s'ammucchia, formando una nuova collina; ed il luogo che occupava poc'anzi vedesi affatto piano e senza la menoma traccia di quello che era un istante prima. La quantità di sabbia levata dal vento in aria è tale, che conviene attentamente evitare di averla direttamente in faccia, e sopra tutto difenderne almeno gli occhi e la bocca. Questa seconda sahharra può avere circa tre quarti di lega di larghezza ove si attraversa; e conviene attentamente orizzontarsi, onde non ismarrirsi negli andrivieni che devono farsi in mezzo alle colline di sabbia che limitano la veduta, e cambiano di luogo con tanta frequenza, che non vedesi che cielo e sabbia senza alcun'orma che possa diriggerci; perciochè all'istante che l'uomo o il cavallo alza il piede, per profonda che ne sia l'impronta, viene in sull'istante colmata affatto.
La grandezza, la rapidità, la continuazione delle ondate confondono in modo la vista degli uomini e degli animali, che si cammina quasi a tentoni. In questo luogo il camello ha un grande vantaggio, perchè portando il suo collo perpendicolarmente alzato, viene ad avere il capo al di sopra dalla più densa ondata; i suoi occhi sono difesi dalle sue grandi palpebre semi-chiuse ed armate di densi peli; le vestigia de' suoi passi sono poco profonde per la grandezza e la configurazione de' suoi piedi fatti a guisa di cuscinetti; le sue lunghe gambe gli danno modo di fare lo stesso cammino facendo meno passi di un altro animale, e per conseguenza dura assai minor fatica degli altri. Questi avvantaggi gli danno un andamento fermo e facile in un suolo ove gli altri animali sono forzati di andare a passi lenti e corti, reggendosi a stento; talchè li camello destinato dalla natura a questo genere di viaggi è un nuovo motivo di lode verso il creatore, che diede il camello all'Affricano, e la renna al Lapone.
La città di Sovèra che trovasi sulle carte col nome di Mogador fu fabbricata dal Sultano Sidi Mohamed padre del Sultano attuale. La sua forma regolare, i suoi edificj di una conveniente altezza, le danno un assai vago aspetto per una città d'Affrica: bello è il mercato maggiore circondato di portici; e, quantunque alquanto anguste, sono abbastanza belle ancora le contrade tirate a filo. Le sue mura difese da alcuni pezzi di cannone la assicurano dalle incursioni degli Arabi. Si è alzata una batteria verso il mare che lo batte di fronte; ma sgraziatamente le cannoniere sono disposte in maniera che i cannoni, non si possono far giuocare che con estrema difficoltà. Questa batteria è provveduta ancora di alcuni mortai, e di due petriere. L'estrema piattaforma dalla banda di mezzogiorno forma un angolo o fianco armato di un grosso cannone che batte la bocca del porto, il quale vien formato dal canale che divide dalla città un'isola posta al S. O. Mi fu detto che non è molto sicuro, pure vi osservai ancorata una fregata inglese. All'ingresso del porto vi è pure una batteria più alta dell'altra: e tra le due batterie vi sono dei grandi magazzeni assai ben fatti.
L'isola che forma il porto può avere un miglio di diametro, ed è lontana un mezzo miglio dalla terra. Viene difesa da alcuni pezzi di cannone, e serve alla custodia dei prigionieri di stato.
A fronte delle sue fortificazioni questa città non potrebbe sostenersi contro un attacco un poco ostinato, perchè non ha che le acque del fiume lontano più di un miglio.
Il soggiorno di Sovèra è molto triste, trovandosi circondata da un deserto di arena mobile, che non permette di passeggiarvi, e non avendo verun giardino. In distanza di mezza lega sonovi però alcune montagne coperte di macchie di argani, che vi prosperano assai.