È noto che dopo Muley Edris, che vivea nel secondo secolo dell'Egira, ottavo dell'era cristiana, il regno di Marocco, di Fez, di Mequinez, di Sus e di Taffilet furono governati da diverse dinastie sempre in guerra tra di loro fino al tempo in cui il Sceriffo dell'Yenboa, Muley Schèrif si stabilì a Taffilet, acquistandosi colle sue virtù la stima di tutti i popoli, che si affrettarono di sottomettersi alle sue leggi.

Suo figlio Muley Ismaïl, che dopo molte guerre occupò il trono, e Muley Abdalla suo nipote resero colle crudeltà famoso il loro governo. Muley Mohamed più politico de' suoi predecessori fu meno crudele, ma non meno avaro. L'attuale Sultano Muley Solimano è il più moderato di quanti scheriffi occuparono prima di lui il suo trono.

L'impero di Marocco non ha nè costituzione nè legge scritta. La successione al trono non è regolata, ed ogni Sovrano prima di rimanere padrone dell'impero deve sempre combattere contro i suoi fratelli, ed altri rivali, che tutti del canto loro armano i popoli per la propria causa; talchè la morte di un principe Marocchino è sempre cagione di quella di centomille uomini.

L'attuale Sultano Muley Solimano ha tre fratelli, che sono Muley Abdsulem[1] il maggiore della famiglia; Muley Selema, che dopo aver combattuto contro suo fratello, ritirossi vinto al Cairo ove vive miseramente; e finalmente Muley Moussa che dimora a Taffilet, ove mena una vita dissolutissima.

Muley Solimano è un uomo abbastanza istruito nella scienza della religione: è fakih o dottore della legge: ma per ciò appunto più devoto degli altri, consuma parte del giorno in preghiere, e veste d'ordinario un grossolano hhaik, sdegnando ogni sorta di lusso, ed ispirando la stessa religiosa severità ai suoi sudditi: quindi ad eccezione di Muley Abdsulem, e di me, non avvi forse alcun altro che osi far pompa di qualche appariscenza di lusso.

Dietro questo principio, allorchè Muley Solimano trionfatore de' suoi fratelli, si vide tranquillamente stabilito sul trono, fu sua prima cura quella di far estirpare tutte le piante di tabacco che trovavansi nel suo impero, e che davano il sostentamento ad alcune migliaja di famiglie. Quantunque l'uso del tabacco non sia dalla legge espressamente proibito, non avendone il profeta fatto uso, viene dai rigoristi riguardato come una lordura. Non pertanto Muley Abdsulem ne prende molto; e Muley Solimano, benchè di raro assai, non lascia di usarne alcune volte. Ad eccezione degli abitanti dei porti e dei marinai, pochi altri Marocchini prendono tabacco.

E questo è pure il motivo che lo ritrae dall'aver commercio coi cristiani. Teme sempre che le relazioni cogl'infedeli non finiscano col corrompere e pervertire i fedeli credenti. Questo modo di vedere rende tanto difficile ogni relazione commerciale, che sonovi persone che potrebbero caricare intere flotte di grani, e che mancano di danaro per vivere, per l'impossibilità di venderlo all'estero. In una nazione ove l'uomo non ha veruna proprietà, poichè il Sultano è padrone d'ogni cosa; ove l'uomo non ha la libertà di vendere, o di disporre dei frutti del suo travaglio; ove finalmente non può nè goderne nè farne pompa in su gli occhi de' suoi compatriotti, è chiara la cagione della sua inerzia e della sua miseria.

Ho copiato l'albero genealogico di Muley Solimano, ch'egli medesimo mi confidò originale. Rimontando da lui fino al profeta conserva il seguente ordine:

Solimano Hassèn Ismaïl
Mohamèd[2] Kàssem El Kassèm
Abdallà Mouhamèd Mouhemèd
Ismaïl Abulkàssem Abdallà el Kàmel
Scherif Mouhamèd Hassàh el Meschna
Ali Stassèn Stassèn es Sèbet,
figlio di Ali Ben Abutàleb, e di Fatima el Zòhra (la Perla) figlia del profeta Mouhhammed.
Mohamèd Abdallà
Ali Mouhamèd
Jussuf Aàrafat
Ali Elltassèn
Stassèn Abubekr
Mouhamèd El Kassèm

In Taffilet contansi più di due mille scheriffi, che tutti vantano diritti al trono di Marocco, e che per tale cagione godono di alcune leggieri gratificazioni del Sultano. In tempo degl'interregni molti prendono le armi, siccome Marocco non ha verun'armata propriamente tale per comprimere all'istante questi parziali movimenti, la nazione intera soffre tutti i mali dell'anarchia.