Dopo aver camminato celeremente tutta la notte, e sormontate delle montagne, arrivai alle sei del mattino presso le rovine d'un grande Alcassaba, a' piedi del quale trovammo una sorgente d'acqua ed un grande dovar.

Si continuò a camminare senza prendere riposo, a seconda dell'andamento di molte tortuose vallate, in fondo alle quali scorreva un fiume che quantunque piccolo, non riusciva meno utile per l'inaffiamento de' loro poderi ai laboriosi abitanti di molti dovar.

In conseguenza di un ordine che avevano i due ufficiali che mi accompagnavano, da ogni dovar sortivano uno o due Arabi montati ed equipaggiati, che s'incorporavano alle persone del mio seguito. Arrivato verso le nove del mattino al luogo in cui terminava il piccolo fiume i trenta oudaïas si congedarono da me, lasciandomi la scorta degli Arabi armati sotto il comando dei due ufficiali.

Nell'istante che le guardie del Sultano si ritiravano, diedi alcune monete d'oro ad uno degli ufficiali per gratificare i soldati, e continuai il cammino; ma ben tosto avendo udito qualche rumore in sul di dietro, volsi il capo, e vidi gli oudaïas rivoltati contro i loro capi, minacciare di massacrarli. Contemporaneamente giunsero due di loro a briglia sciolta per riclamare, supponendo che gli ufficiali avessero ricevuto parte del danaro loro destinato. Accorsi verso questa truppa, cui mi affrettai di far abbassare le armi. Ottenni di rimandarli tranquilli, e di persuaderli. Durante questa rissa che ci tenne alquanto inquieti per le tristi conseguenze che poteva avere, niuno pensò a provvedersi d'acqua; pure incominciavamo ad averne bisogno, e sgraziatamente io non sapevo che questo era l'ultimo luogo in cui poteva trovarsene.

Si camminava sempre con celerità temendo l'incontro dei quattrocento Arabi, dai quali procuravamo di allontanarsi. Per tale cagione si avanzava a traverso al deserto, invece di tenere la strada. Questo paese è affatto privo di acqua, non vi si trova un albero, non una rupe isolata che possa offrire la più piccola difesa contro i raggi d'un sole infuocato. Una atmosfera perfettamente trasparente, un sole immenso che ferisce il capo, un terreno bianchiccio, e d'ordinario di forma concava come uno specchio ardente, un legger vento che abbrucia come la fiamma; tale è il fedele ritratto dei deserti che noi attraversammo.

Ogni uomo incontrato in questa solitudine viene risguardato come un nemico. Perciò avendo i miei tredici Beduini veduto, verso il mezzogiorno, un uomo armato a cavallo, che tenevasi ad una considerabile distanza, riunironsi all'istante, e partirono come un lampo per sorprenderlo, mettendo acute grida, interrotte soltanto da motti di disprezzo e d'irrisione: Che vai tu cercando fratel mio? Ove ten vai mio figliuolo? ec., ed in pari tempo facevansi scherzando passare il fucile sopra la testa. Il Bedovino trovandosi scoperto approfittò del suo vantaggio, e fuggì nelle montagne, ove non lo raggiunsero. Fu questo il solo uomo da noi incontrato.

Intanto e gli uomini e gli animali non avevano quasi nulla mangiato nè bevuto questo giorno, e dalle nove di jeri sera avevano sempre camminato senza prendere riposo. All'un'ora dopo mezzogiorno non avevamo più una gocciola d'acqua, e le mie genti, e le loro cavalcature, incominciavano a mostrarsi abbattute dalla fatica. Ad ogni passo i muli cadevano col loro carico; e bisognava rilevarli, e sostenere il carico che portavano. Questo penoso esercizio consumò le poche forze che ci rimanevano.

Alle due ore dopo mezzogiorno un uomo cadde irrigidito come un morto spossato dalla fatica e dalla sete. Io mi fermai con tre o quattro de' miei domestici per soccorrerlo. Si spremette il poco umido che rimaneva in un otre, e si ottenne d'introdurre poche gocciole d'acqua nella sua bocca, ma così debole soccorso non produsse verun effetto. Io stesso incominciavo a provare certa quale debolezza, che accrescendosi a dismisura mi presagiva la prossima perdita delle mie forze. Abbandonai quello sventurato, e rimontai a cavallo.

Intanto andavano successivamente cadendo altre persone del mio seguito, e rimanevano sul terreno abbandonate alla sventurata loro sorte, perchè la carovana si era già dispersa, salvisi chi può salvarsi. Furono pure abbandonati i muli col loro carico, e vidi due grandi miei bauli in terra, senza che potessi sapere cosa fosse accaduto alle bestie che li portavano, giacchè non eravi più alcuno che si prendesse cura de' miei effetti. Ma io vedevo queste perdite coll'indifferenza medesima che avrei veduto cose di niuno valore, e passai oltre. Sentivo tremarmi sotto il cavallo, comecchè fosse il più robusto della carovana. Tutti camminavamo abbattuti e senza parlare, nè guardarsi in volto: e quando io mi provavo d'incoraggiare qualcuno ad affrettare il passo, in luogo di rispondermi mi guardava fissamente, e portava l'indice verso la bocca, per indicarmi la sete che lo struggeva. Volli rimproverare agli ufficiali condottieri la poca cura che avevano avuto di provvederci d'acqua; ed essi ne incolpavano l'ammutinamento degli oudaïas; e soggiungevano, forse non soffriamo noi pure come gli altri? La nostra sorte era tanto più spaventosa in quanto che nessuno di noi credeva mai di poter sostenersi fino al luogo in cui troverebbesi dell'acqua. Finalmente verso le quattro ore della sera caddi ancor io spossato dalla fatica e dalla sete.

Steso al suolo, senza sentimenti, in mezzo ad un deserto, circondato da quattro o cinque uomini solamente, uno de' quali era caduto quando caddi ancor io, e gli altri tutti incapaci di soccorrermi perchè non sapevano ove trovare acqua, e perchè altronde non avrebbero avuto forza bastante per andarne in traccia, sarei indubitatamente perito in quello stesso luogo coi miei domestici, se un miracolo della Provvidenza non ci salvava.