Era già passata mezz'ora da che mi trovavo in quello stato, secondo mi venne dopo riferito, quando si scoperse a molta distanza una grossa carovana di più di due mille persone che s'avvanzava verso di noi. Era questa diretta da un marabotto, o santo, chiamato Sidi Alarbi, che recavasi a Tlésmen, ossia Tremegen, per ordine del Sultano. Vedendoci in così disperata situazione, s'affrettò di far versare sopra ciascuno di noi alcuni otri d'acqua.
Poichè me n'ebbero gettato a varie riprese sul volto e sulle mani, incominciai a rinvenire; aprj gli occhi, e guardando da ogni lato non potevo conoscere alcuno. Finalmente vidi sette od otto Scheriffi, e Fakihs, che standomi intorno, mi parlavano amichevolmente. Volevo rispondere, ma un nodo insuperabile nella gola non permettevami di articolare una parola, e dovetti supplirvi coi segni, indicando la mia bocca colle dita.
Si continuò a spruzzarmi d'acqua il viso, le braccia, le mani, e finalmente potei inghiottirne a diverse riprese alcuni sorsi. Allora potei pronunciare: chi siete voi? Tosto che mi udirono parlare, mi risposero con allegrezza. Non temete nulla; lungi dall'essere ladri o briganti, siamo anzi vostri amici: io sono un tale ec. Allora mi risovenni della loro fisonomia senza potermi però ricordare i loro nomi. Mi fu nuovamente gettata addosso dell'acqua, ed in maggiore quantità che le altre volte; bevetti ancora: e quando videro che incominciavo a rimettermi, riempirono una parte de' miei otri d'acqua, e mi lasciarono all'istante, perchè preziosi erano tutti i momenti che perdevano in questo luogo, ed irreparabile la perdita.
Quest'attacco della sete si manifesta su tutta la superficie del corpo con una somma aridità della pelle; gli occhi pajono sanguigni, la lingua e la bocca, sì internamente che al di fuori si ricuoprono d'un tartaro della densità di una linea: questa crosta è d'un giallo fosco, insipida al palato, e d'una consistenza perfettamente uguale alla cera molle d'un favo di miele. Una spossatezza, un certo languore impediscono il movimento; e l'angoscia, ed una specie di nodo nel diafragma e nella gola impediscono la respirazione; cadono dagli occhi alcune grosse lagrime isolale; si cade a terra, ed in pochi istanti si perdono i sensi. Tali sono i sintomi ch'io notai sugli sventurati compagni del mio viaggio, e che poco dopo provai in me stesso.
Montai a cavallo con molta difficoltà, e si riprese l'interrotto cammino. I miei Bedovini, ed il mio fedele Salem erano ognuno dal suo lato in traccia d'acqua, due ore dopo tornarono l'un dopo l'altro con un poco d'acqua buona o cattiva. Siccome ognuno arrivava frettoloso per porgermi ciò che aveva ritrovato, dovetti beverne, e bevetti più di venti volte: ma sì tosto ch'io avevo inghiottito un poco d'acqua, la mia bocca tornava ad essere arsa come avanti di bagnarla; di modo che io non potevo nè sputare nè parlare.
Alle sette ore della sera facemmo alto presso ad un dovar e ad un ruscello dopo una marcia sforzata di ventidue ore consecutive, senza un momento di riposo.
Le mie genti ed i miei equipaggi arrivarono la notte a diverse riprese. Io non perdei quasi nulla perchè la carovana di Sidi Alarbi avendo successivamente incontrati i miei equipaggi ed i miei domestici, soccorse e salvò colla sua acqua gli uomini e gli animali.
Se non giugneva questa carovana noi tutti perivamo infallibilmente, perchè l'acqua portata dai Bedovini e da Salem sarebbe giunta troppo tardi: la respirazione e le funzioni vitali andavano già mancando, ed io credo che non sarebbesi durato altre due ore in così violento stato senza perire. Allorchè io penso che questa grande carovana erasi allontanata dalla strada ordinaria dietro la falsa notizia che vi erano due o tre mille uomini disposti ad attaccarla, (non erano poi che i quattrocento Arabi che mi aspettavano) che quest'errore fu la cagione della mia salute, io, confesso il vero, non posso stancarmi d'ammirare e benedire la Provvidenza.
Adesso comprendo facilmente come lo sgraziato maggiore Houghtton può essere perito nel deserto in conseguenza di una circostanza simile alla mia, senza che vi abbia avuto parte la perfidia di coloro, che lo accompagnavano.
La maggior parte del suolo del deserto è di pura argilla, ad eccezione d'un breve tratto di terreno calcareo, la superficie è coperta da uno strato di ciottoli calcarei bianchi, rotolati, liberi, grossi come il pugno, quasi tutti eguali, aventi la superficie bucherata come fossero pezzi di vecchio calcinaccio, lo che mi persuade a ritenerli come un prodotto vulcanico. Questo strato è steso con sì perfetta eguaglianza, che non lascia assolutamente verun punto discoperto, e rende il cammino assai faticoso.