Più accurate osservazioni delle prime mi diedero la latitudine di Tezza a 34° 9′ 32″; lo che dimostra l'errore in cui ero caduto la prima volta. Soltanto la longitudine fu esatta.
Deviando dalla nostra pratica si riprese il viaggio alle nove della sera, dirigendoci al S. O. Dopo aver passato il fiume Tezza, e fatte molte sinuosità in mezzo alle montagne, si passarono altri fiumi.
Sabbato 10.
Dopo avere camminato tutta la notte passammo in sul far del giorno un altro fiume che va verso l'E. Attraversando un paese sempre montuoso, mi volsi all'O., ed alle otto del mattino feci far alto presso ad un dovar. Ero allora nella provincia di Hiàïna.
Si riponemmo in via ad un'ora dopo mezzogiorno volgendoci all'O., ed al S. O. fino alle cinque della sera; ed allora feci piantare le tende presso ad un dovar, patria di uno degli ufficiali che mi accompagnavano.
Domenica 11.
I buoni abitanti di questo dovar mi pregarono di così buona grazia a rimanere un giorno con loro, che non mi vi potei rifiutare. Nulla essi ommisero di tutto ciò che poteva riuscirmi dilettevole, onde testificarmi la loro gratitudine e rendermi meno nojosa la dimora. Io non mi dolevo di questa circostanza, che mi diede agio di riposarmi dopo tante fatiche sofferte.
Lunedì 12.
Dato ch'ebbi un addio a questi buoni Arabi, mi posi in cammino alle sei ore, facendo molti giri entro le montagne. Erano le nove ore quando scendemmo per passare il Levèn fiume assai vasto che va al S. O. Si costeggiò la sua sponda destra per lo spazio di due ore in un luogo piano, dopo il quale si tornò a salire sulle montagne. Ad un'ora dopo mezzogiorno si fece alto presso ad un dovar.
A poca distanza dal mio campo trovansi alcune ricche saline; di là scoprivansi una serie di sei o sette montagne isolate in forma di pani di zuccaro; il di cui colore rosso mi fece sospettare che siano interamente metalliche.