Gli chiesi se trovavansi ancora delle vele spiegate; e dietro la sua risposta affermativa, lo consigliai ad ammainarle tutte, fuorchè una piccola per governare. Il capitano partì all'istante per ordinare la manovra; e momentaneamente calcolando con difficoltà il mio punto di stima, mi trovai press'a poco a ventiquattro leghe al N. di Tripoli.
Allorchè tornò il capitano gli chiesi se il vascello poteva orzare, «Non lo so, rispose; ma proveremo». E bene, soggiunsi volgetelo all'O. N. O. e procurate, se è possibile, d'imboccare il canale tra Kerkeni e Zerbi.
Mi ubbidì, e poco dopo si riuscì a sottrarci a quel terribile filo di vento che minacciava di farci rompere sulla costa di Tripoli. Il vento incominciò a calmarsi, ed il mare abbonacciò quantunque le onde fossero ancora grosse.
Venerdì primo novembre.
Dopo aver seguito tutto il giorno lo stesso rombo, resosi il mare più tranquillo, si gettò l'ancora alle otto ore della sera in quindici braccia d'acqua, sopra un banco presso Kerkeni.
Tutte le persone del vascello risguardavansi come risuscitate, s'abbracciavano, e si felicitavano vicendevolmente.
Sabato 2.
Io riconobbi il nostro punto lontano tre leghe da Kerkeni, che trovavasi all'O. N. O. 6° N.
Eravamo sopra un gran banco di sabbia di feldspato rosso di tegola e di quarzo, che stendesi per una superficie di molte leghe, e sul quale si sta all'ancora con egual sicurezza come in un porto chiuso, perchè col vento più gagliardo, siccome quello che faceva allora, le onde non si alzavano, e le acque del mare sembravano uno stagno.
Questo banco forma un piano inclinato quasi insensibile fino alle isole di Kerkeni, ed alla costa del regno di Tunisi. Alcune miglia prima di giugnervi, si riconosce al color biancastro dell'acqua, e quando vi si è sopra per la tranquillità della medesima.