Due sono le isole di Kerkeni poste a breve distanza dalla costa di Tunisi, tra di loro separate da un canale; sono così basse che appena si vedono uscir fuori dal mare. Vi si vedevano alcuni alberi, ossia palme. Il capitano scese a terra più volte; e mi riferì che lo sbarco è difficilissimo, perchè la più piccola scialuppa non trova acqua bastante: onde non vi si può giugnere che per alcuni punti conosciuti dai piloti pratici.

Queste isole che i loro abitanti, e quelli delle vicine coste chiamano Kàrgnana vengono indicate sulle carte con quello di Kerkeni.

Il dubbio che io avevo intorno alla longitudine dell'isola di Lampedusa abbraccia pure la situazione di queste isole. La latitudine del punto medio tra le due isole è di 34° 39′; alquanto diversa dalla sua posizione sulle carte.

Non vi sono in queste isole nè sorgenti nè fiumi; e gli abitanti non hanno altr'acqua per bevere che quella che piove; e questa ancora è così scarsa, che per portarne un poco al bastimento convenne raccoglierla presso gli abitanti in piccoli vasi.

Il suolo che è una roccia quasi scoperta non produce che poche palme, e perciò quegl'infelici abitanti non hanno altro alimento che quello dei datteri, del palma christi, e del pesce che seccano per la provvisione dell'anno.

La popolazione vi abita riunita in capanne bassissime, che offrono l'aspetto della più grande miseria.

Hanno una specie di battello estremamente cattivo, con una piccola vela, che non può portare più di quattro uomini. Questi battelli detti Sandal scorrono la costa fino a Tripoli, e non si scostano mai più d'una lega da terra. Uno di questi venne a portare l'acqua che noi avevamo richiesta, ed i pochi volatili che avevano potuto raccogliere. Gli uomini non vestono che un chaïk bruno, grossolano, sono magri, ed hanno il colore di cuojo. Interamente dediti alla pesca, usano varj artificj per rinchiudere, e per prendere i pesci, che formano la base della loro sussistenza.

Non potei avere accurate notizie intorno al numero degli abitanti di queste isole; ma credo che non arrivi a quello di seicento, e forse è minore assai. Professano la religione mussulmana, e sono governati da un cheik nominato da loro, il quale manda ogni anno a Tunisi un tributo al Pascià, che non percepisce da queste isole verun altro prodotto.

La nostra nave rimase sul banco di Kerkeni fino alla notte del 7 di novembre, ed in questo frattempo i venti furono sempre impetuosi in maniera che spezzarono una volta l'albero, e squarciarono la vela della scialuppa che portava il capitano a terra, mentre al nostro ancoraggio il mare era affatto tranquillo. Questi giorni furono impiegati nel riattamento delle vele, ed a chiudere con lastre di rame le fessure per cui penetrava l'acqua in fondo alla cala.

Giovedì 7.