Questo bastimento era grande ma cattivo veliero; ed il capitano la più gran bestia che si potesse trovare. Quand'egli non vedeva più la terra, non sapeva più dove si fosse, e non sapeva pur fare il più piccolo conto di stima. Fortunatamente il suo secondo incaricavasi di tutto, e non rimaneva a quest'imbecille altra incombenza che quella di bevere a dismisura, e di dormire.
Trovavansi a bordo molti passeggieri, cioè: due negozianti Marocchini, un ufficiale del Pascià di Tripoli, due o tre piccoli negozianti Tripolitani, uno scheriffo Marabotto detto Muley Hassen, che vantavasi di essere stato grande distruttore dei Francesi nella guerra d'Egitto; cinque in sei donne, e molti pellegrini che andavano alla Mecca, i quali erano tanto miserabili, che sembravano piuttosto avventurieri che cercassero di fare fortuna, che persone che andassero a soddisfare ai doveri della divozione.
L'aria del mare mi era così contraria che ogni tragitto ch'io facevo mi ruinava sempre più il temperamento: di modo che questa volta mi trovai estremamente male, avendo dovuto restare due giorni a letto. Il 29 potei alzarmi, ed avendo fatte alcune osservazioni astronomiche mi accorsi che in vece di tenere la strada d'Alessandria, ci eravamo alzati in maniera verso il N. che il bastimento stava per entrare nel mare Adriatico, sulla direzione di Corfù.
Prevenni il capitano dell'errore, ed egli fece cambiare direzione all'E. per cercare la costa della Morea, sulla quale giugnemmo dopo quattro giorni di calma. Si gettò l'ancora all'isola Sapienza in faccia a Modone.
Questo paese offre una spaventosa prospettiva; sembrando tutto squarciato da eruzioni vulcaniche. La base del terreno è un'argilla glutinosa assai tenace, ed il fondo del mare è della stessa specie di terra, per cui le ancore vi si attaccano con una straordinaria forza. Avevamo dato fondo a quaranta braccia dalla costa al N. dell'isola Sapienza, in venti e più braccia di acqua.
Si rimase cinque giorni all'ancora nella medesima posizione, e quantunque ammalato scesi un giorno a terra, e trovai che la latitudine settentrionale dell'isola in vicinanza al nostro ancoraggio era 36° 49′ 51″; ma la longitudine vuol essere meglio discussa. Osservai altresì la declinazione orientale dell'ago magnetico di 14° 27′ 0″, non rispondendo per altro della differenza di uno o due gradi, perchè la mia bussola sofferta aveva l'avaria d'un colpo di mare nel tragitto di Laraïsch.
L'isola della Sapienza può avere otto in dieci miglia di circonferenza: è formata di terra argillosa coperta di roccie calcaree; ed è tutta sparsa di piccole montagne e di colline. Mancante di ruscelli, di sorgenti, di pozzi, non ha che un poco d'acqua che si raccoglie quando piove in alcune cavità delle rupi; ma anche quest'acqua sempre malsana non conservasi in tempo d'estate. Veruna famiglia vi soggiorna stabilmente, e soltanto finchè vi si trova acqua vi si conducono alcune mandre di pecore e di capre, custodite da pastori greci vestiti di una specie di giubbone, e di un pajo di mutande di pelli dì montone non spogliate della sua lana. Sembrano sani e robusti, e nella ilarità del volto mostransi contenti della loro sorte: bella è la loro carnagione, ed il loro sguardo penetrante e vivo. Siccome non conoscono che il linguaggio del proprio paese, non potei legar con loro conversazione; ma parvemi che conservassero ancora un avanzo della politezza e della urbanità che formavano il carattere degli antichi Greci.
Da questa isoletta vedesi la città di Modone posta sul continente in riva al mare alla distanza di mezza lega al N. N. O. Vedesi pure a poca distanza dal continente un isolotto assai alto, sul quale i Russi avevano nell'ultima guerra piantata una batteria di ventiquattro cannoni per battere la città: io per altro non so persuadermi, che in uno spazio così limitato, comecchè opportunissimo all'oggetto, si potessero manovrare ventiquattro cannoni.
Noi restammo all'ancora; ed il capitano continuava a bevere largamente: in fine la mattina del sette febbrajo si spiegarono le vele con un vento d'O. Poco prima gli avevo indicata la direzione che doveva prendere per tenersi al largo dell'isola di Candia, e andare direttamente ad Alessandria. Promise di attenersi ai miei ricordi; ma egli aveva intenzione d'entrare nell'Arcipelago, e di dar fondo sotto qualsiasi pretesto nel porto di Canea, o di Candia. Perciò durante la notte mutò direzione all'E., ed in sul fare del giorno mi vidi in faccia alle isole di Cerigo e di Candia all'imboccatura dell'Arcipelago. Rimproverai al capitano un'operazione che doveva prolungar molto il nostro viaggio, del che scusossi, dicendo di non aver potuto fare altrimenti, e che non si poteva a meno di entrare nell'Arcipelago. In tale stato di cose ci sorprese una perfetta calma.
I molti capi e montagne della Morea coperte di neve, e le varie isole poste sull'ingresso dell'Arcipelago presentano una sorprendente veduta. Tutte le isole assai alte mi parvero composte della roccia medesima ond'è formata l'isola della Sapienza. Quella di Cerigo che domina l'ingresso dell'Arcipelago pare ben coltivata, e contiene molti villaggi. Trovavasi allora occupata dalle truppe Russe.