In sul cominciare della notte si levò un piccolo vento, che facendo temere al capitano l'avvicinamento della terra, volse la prora al mare, indi s'addormentò affatto ubriaco.
Il giorno dopo voleva entrare nell'Arcipelago; ma eravamo troppo lontani. Il vascello con piccoli venti, o contrariato dalle calme avanzava assai lentamente; ed essendo sopraggiunta la notte prima di arrivarvi, il capitano rinnovò la manovra del precedente giorno, lo stesso fece cinque giorni consecutivi: lo che non sarebbe accaduto, e noi saremmo entrati il secondo giorno nell'Arcipelago, se, vegliando una sola notte, avesse corso piccole bordate per tenersi nella sua posizione.
Un giorno si dubitò d'essere minacciati da un pirata; e si approntarono le armi, ma il pirata s'allontanò rispettando forse la portata del nostro bastimento, ed il ragguardevole numero di uomini da cui lo vedeva montato. Il labirinto delle isole dell'Arcipelago favorisce i progetti di questi assassini, che con deboli barche senza artiglieria, e con iscarsi equipaggi, ma ben armati e decisi, attaccano bastimenti assai considerabili: il nostro capitano ed il suo secondo avevano molti anni esercitato questo nobile mestiere. Allorchè un pirata s'impadronisce di un bastimento, annega d'ordinario tutto l'equipaggio, e chiunque si trova con esso, onde non si palesi il segreto; conduce poscia il bastimento in alcuno dei tanti porti deserti di cui abbonda questo mare, e colà si gode pacificamente la sua preda: lo che prova evidentemente che il governo Turco non è capace, o non si cura di distruggere tanta infamia.
Durante questa nojosa navigazione, eransi consumati quasi tutti i viveri e l'acqua: molti passeggieri non avevano più nulla da mangiare; ed eravamo tutti ridotti ad un ottavo di razione d'acqua.
In tale situazione i viaggiatori, ed i marinaj tanto più rattristati, in quanto che non sapevano vederne il fine, tenevano tutti rivolti gli occhi sopra di me: ma che potevo io fare con quell'imbecille di capitano, il quale in mezzo a tanta sciagura continuava ad ubbriacarsi e dormire?
Finalmente montai sul ponte, feci distribuire parte de' miei viveri, e somministrai denaro ad una quarantina di sventurati, onde potessero comperarsi i viveri da coloro che ne avevano. Riconfortata così alla meglio la gente; rimproverai acerbamente il capitano della sua condotta, che ci aveva ridotti in così trista situazione. Sentendo il suo torto e vergognandosi, voltò bordo al N. E., e facendo buona guardia tutta la notte, all'indomani 14 febbrajo rientrò in un piccolo porto dell'isola Sapienza, onde vettovagliarsi a Modone.
Questo piccolo porto, detto Porta-Longa è bello e ben chiuso con un isoletta alla imboccatura, ed un fondo eccellente: vi si può dar fondo fino a quaranta braccia dalla riva, ed ancora molto più vicino coi piccoli bastimenti. È capace di dodici o quindici vascelli di guerra che vi possono restare in tutta sicurezza in qualunque vento, perchè coperto da tutti i lati, e protetto da montagne.
La stessa sera entrò in Porta-Lunga un bastimento greco proveniente da Livorno.
La domenica 16 febbrajo io sbarcai a Modone piccola città sei in sette miglia lontana da Porta-Longa.
Tre grosse figure turche mi ricevettero alla dogana su la riva del mare, e mi colmarono di gentilezze, invitandomi a prendere il caffè, e mi offrirono una delle loro lunghe pipe che io rifiutai. Siccome nessuno di loro intendeva l'arabo, nè verun altro linguaggio da me conosciuto, non potei rispondere che con segni di riconoscenza alle lor gentilezze. Ci lasciammo reciprocamente soddisfatti, ed io entrai in città, ove mi era stata destinata una casa nella contrada principale.