Uno de' miei domestici era ammalato in conseguenza delle fatiche sofferte sul bastimento. Eranvi nella moschea molti altri sventurati nello stato medesimo.

Il 21 marzo morì una delle donne ch'erano sulla nave, il 25 si perdette un altro passeggiere, ed un altro mio domestico ammalossi il giorno 23.

CAPITOLO XXIV.

Viaggio a Nicosia. — Descrizione di questa città. — Architettura. — Visite d'etichetta. — Arcivescovi, e Vescovi. — Tributi dei Greci. — Donne. — Ignoranza. — Chiese Turche. — Moschee.

Trovandomi nel paese reso famoso dalle descrizioni che fecero i poeti delle gentili avventure della madre d'Amore, volli visitare i siti più celebri di Citera, d'Idalia, di Pafo, d'Amatunta, accompagnato soltanto dal sig. Francondi, da suo figlio, e da quattro domestici. Il 28 marzo 1806 partii alle cinque del mattino, prendendo la strada all'E.

Appena passato il fiume d'Amatunta che scorre al S. per isboccare poco dopo in mare, trovai in riva al mare stesso le ruine della città, di cui vedremo più sotto la descrizione. Di là seguendo la stessa direzione al N. O., entrai nelle montagne, ove a mezzogiorno fui sorpreso dalla burrasca, ed all'un'ora e un quarto giunsi al villaggio di Togui.

Il paese attraversato questo giorno offre le più ridenti prospettive. Da Limassol alle ruine la strada costeggia il mare, e la terra offre piccole pianure dolcemente inclinate che vanno a terminarsi in amene colline coperte di un bel verde. Al di là delle colline innalzasi una catena di alte montagne, le di cui cime erano coronate di neve. Il suolo formato di una terra vegetabile rossiccia è fertilissimo.

Le montagne attraversate dalla strada hanno un pendio assai dolce, e la più rigogliosa vegetazione anima questo grazioso paesaggio.

Il villaggio di Togui, le di cui case sono brutte, e mal fabbricate, trovasi in una pittoresca situazione sul declivio di due colline, abitata l'una dai greci, l'altra dai turchi. Passa tra le due colline un piccolo fiume sotto un ponte d'un solo arco, sopra il quale è fabbricata la chiesa de' greci dedicata a S. Elena.

Il 23 marzo partii alle sette ore ed un quarto, seguendo sempre la direzione dell'E., un'ora dopo si attraversò il fiume Scarino, che scorre al S., ed alle tre ore un altro fiume che va dalla stessa banda.