Alle nove e mezzo la strada piegò al N E., s'incominciò a salire sulle alte montagne. Si giunse alla sommità alle undici, e discendendo per un dolce pendio si attraversò mezz'ora dopo un villaggio, chiamato Corno, ove si entrò a mezzogiorno nel monastero greco di Aià Tecla (Santa Tecla).

Sortendo dal monastero ad un'ora e mezzo mi diressi al N. N. O. Alle due si guadò un piccolo fiume, e dopo un altro mi lasciai alle spalle il villaggio Traforio posto a piccola distanza dalla strada. Proseguendo trovammo a destra altro villaggio detto Tisdarchavi, ed attraversato un torrente, si giunse alle sei ore, tenendo sempre la stessa direzione, nella città di Nicosia capitale dell'isola.

Il paese ci presenta in principio piccole montagne fatte a scaglioni, e coperte di freschissima verzura, che ad ogni tratto ci offrivano ridenti prospettive veramente degne dell'amabile divinità cui era consacrata l'isola. Il suolo è composto di una eccellente terra vegetabile, quale potrebbe desiderarsi per un giardino. Le alte montagne sono formate da una roccia cornea a varie degradazioni di color verde, dal verde pomo fino al verde cupo; e vi si trovano ancora dei pezzi di cornea assai bella, e lucidissima.

Fermai un'istante il mio cavallo per esaminare queste roccie. Il sig. Francondi mi disse: queste roccie chiamansi Rocche di Corno. Gli chiesi, com'erasi formato tal nome, ed egli mi rispose; da un luogo che vedremo tra poco. È questo quel luogo di cui feci cenno nel descrivere la strada. Se è accidentale quest'incontro del nome vernacolo d'un villaggio colla denominazione mineralogica, sarebbe assai singolare; e nel contrario supposto qual mineralogista avrà fondato, o denominato così il villaggio di Corno? Sulla origine di questo villaggio non poterono darmi veruna notizia, lo che è una prova della sua antichità. Può avere, a dir molto trenta case, ma la sua posizione in mezzo ad una valle coperta d'ulivi e di cavoli è veramente deliziosa. Gli abitanti sono quasi tutti fabbricatori di stoviglie.

Queste montagne sono tutte sparse di cipressi selvaggi che formano macchie assai graziose. Quest'albero indigeno di Cipro, ne ha pure ricevuto il nome. Tra gli strati di roccia cornea vedonsi alcune vene e piccoli filoni di quarzo; ma non mi riuscì di vedervi verun indizio di granito. Che tali montagne siano metallifere, ne fanno prova la mica ch'esse contengono, e gli ossidi di rame e di ferro.

Dopo avere attraversato due ore dopo mezzogiorno un ruscello si entrò in un piano di una cattiva terra argillosa. Il piano può avere una lega di diametro, ed è chiuso all'E. da montagnette di pura argilla bianca, affatto sterile ed ignuda. Trovasi in sull'uscita di questo piccolo deserto un poco di terra vegetale, ma d'inferiore qualità. Tutte le pianure seguenti non presentano nè la fertilità, nè la bellezza della parte meridionale dell'isola.

Il monastero di Santa Tecla è in una ridente situazione sul pendio delle montagne cornee. Vi abita un solo monaco con molti domestici, e lavoratori che coltivano le terre del monastero. L'Arcivescovo di Nicosia, vero principe dell'isola, gode le entrate di questo monastero e di molti altri. Sotto alla chiesa di Santa Tecla sorge una fonte di eccellente acqua. La chiesa è ben tenuta; è nel monastero vi sono celle, ed abitazioni pei viaggiatori.

L'estensione di Nicosia, capitale dell'isola, la renderebbe capace di centomil'abitanti; ma è spopolata affatto: vi si vedono in vece di case molti orti assai vasti, e molti tratti di terreno ingombrati di ruine. Mi fu detto che attualmente non aveva più di mille famiglie turche, ed altrettante greche.

Questa città, posta sopra un rialto di alcuni piedi in mezzo ad un vasto piano, gode di un'aria purissima e di una amena vista. Scoscesa è la circonferenza del rialto, che serve di muro alla città con parapetto di pietre tagliate, e mezze lune ad angoli salienti e rientranti, di modo che è suscettibile di regolare difesa, ciò che gli dà un'importante aspetto. Ha tre porte dette di Pafo, di Chirigna, di Famagosta. L'ultima è magnifica essendo formata di una volta cilindrica che copre tutta la salita dall'inferior piano della campagna fino al superiore ov'è posta la città. A metà della salita v'è una cupola compressa, o segmento di sfera, nel centro della quale trovasi una fenestrella circolare per ricevere la luce. Questo monumento tutto formato di pietre tagliate, e di marmo comune rammenta l'eccellenza della greca architettura. La parte di città abitata dai greci non è affatto priva di belle strade; ma tutte le altre sono anguste affatto, ed inoltre sucide. e non selciate. Vedonsi alcune case molto belle, ed alcune ancora assai grandi. Quella in cui io alloggiai, e che apparteneva al dragomano di Cipro primo impiegato della nazione greca nell'isola può dirsi un vero palazzo, ed è vagamente ornata di colonne, di giardini, di fontane.

Qui gli edifici sono costrutti affatto diversamente da quelli di Barberia: colà non ricevono luce che dalla porta, qui per lo contrario non vedesi muro interno od esterno che non abbia due ranghi di finestre poste le une sopra le altre, ed in tanto numero, che nella camera da me più frequentata, la quale aveva 24 piedi in lunghezza sopra dodici di larghezza, se ne contavano quattordici oltre la porta. Il superiore ordine di finestre è chiuso da una griglia esterna, ed internamente di vetri: le inferiori hanno griglie, vetri ed imposte. Questa disposizione produce un buon effetto in case che hanno il tetto assai alto; e non devo dimenticar di dire che anche i muri di separazione, hanno le loro finestre come gli esterni. I corritoi o gallerie sono egualmente provvedute di griglie.