Il tetto ed una parte della scala sono fatti di legno; di marmo i pavimenti di tutte le camere, come pure i pilastri delle porte e delle finestre, ed il primo filare delle case: il rimanente delle muraglie è fatto di sassi comuni, di mattoni malcotti, e di calce. Il coperto non è di tegole, è piano, ed assai pesante: ed è forse a questa dannosa pratica che si deve imputare la distruzione di tutti gli antichi edificj, de' quali non altro rimane al presente che il palazzo, il quale vien chiamato Scraya, ossia Serraglio, monumento vasto e mal distribuito ove dimora il governatore generale dell'isola.
L'antica cattedrale d'Aïa Sophia (Santa Sofia), grandioso fabbricato gotico, fu ridotto in moschea di turchi, che coprirono le colonne con un grosso strato di calce, onde sembrano mostruosi cilindri: vi aggiunsero due torri assai ben fatte, ma discordanti affatto dal totale della fabbrica.
Perchè la legge ordina di pregare volgendosi verso la Mecca, non essendo questo tempio stato fatto pel culto mussulmano, si dovette nell'interno del medesimo alzare delle facciate o frontispicj di legno, posti obliquamente nella direzione della linea della Mecca, onde poter pregare nella situazione prescritta.
Tutti i Vescovi dell'isola erano venuti a Nicosia per ricevervi il nuovo governatore generale; e vi si trovavano egualmente molti de' più distinti personaggi dell'isola.
All'indomani del mio arrivo venne a trovarmi il Vescovo di Lamarca accompagnato da numerosa comitiva. Lo conobbi uomo di buon senso, di molto giudizio, ed assai istruito.
Il susseguente giorno accolsi la visita del Vescovo di Pafo, che quantunque giovane, mi parve assai destro, l'altro Vescovo di Chiriga, era gravemente indisposto.
L'Arcivescovo ritenuto dall'estrema sua vecchiaja, e dai dolori della gotta, mi mandò il suo Vescovo in partibus che ne fa le veci; il quale venne a trovarmi accompagnato dall'archimandrita, dall'economo, e da altri cinquanta preti. I tre dignitarj mi fecero mille scuse in nome dell'Arcivescovo, che malgrado il suo stato, voleva assolutamente farsi trasportare, se non n'era impedito.
Tra le molte riguardevoli persone, che mi frequentavano, distinsi in particolar maniera il sig. Nicolao Nicolidi, incaricato della dragomania di Cipro in assenza del Dragomano. Egli parla con tanta eloquenza anche improvvisamente, ch'io gli diedi il soprannome di moderno Demostene.
Il terzo giorno andai a visitare il governatore generale, che mi ricevette in grande cerimonia, circondato da molti ufficiali, soldati, e domestici armati fino ai denti. Alla porta della sala eravi una sentinella in piedi con una scure in ispalla.
Il governatore si alzò per ricevermi, e mi fece sedere al suo fianco sopra un magnifico sofà. Lo trovai uomo di spirito, pieno di fuoco, e mi fu detto ch'era assai colto. La conferenza che fu molto lunga, s'aggirò specialmente intorno ad oggetti politici. I signori Nicolidi e Francondi, che mi avevano accompagnato, mi servirono da interpreti, perchè il governatore non parlava l'arabo, nè alcuna lingua europea, ed io non intendeva la turca. Il governatore riccamente vestito, aveva una superba pelliccia. Gli fu recata la sua pipa persiana, che presentò a me, ed io rifiutai per non essere avvezzo a fumare. Sei paggi dell'età di quindici anni, di bella e vantaggiosa statura, doviziosamente vestiti di raso, e di finissimi scialli cachemiri servivano di caffè; ed in appresso mi profumarono e mi spruzzarono d'acqua di rose. Partendo, il governatore volle accompagnarmi fino alla porta dell'appartamento.