Passai in seguito nella camera d'un suo fratello, che è un buon vecchio: ci fece anch'egli servire di caffè, e si accese d'entusiasmo per me quando seppe ch'io mi disponeva a fare il viaggio della Mecca, ov'egli era stato più volte. Mi diede alcuni consigli, e ci separammo egualmente contenti l'uno dall'altro.

Terminata la visita al serraglio passai al palazzo dell'Arcivescovo. Trovai alla porta l'archimandrita e l'economo, con venti in trenta domestici per ricevermi. A piè della scala fui preso da molti preti, e portato fino alla prima galleria, ove mi ricevette il Vescovo in partibus, con molti altri preti. Nella seconda galleria trovai l'Arcivescovo. Questo venerabile vecchio quantunque avesse le gambe straordinariamente enfiate, erasi fatto colà trasportare dal Vescovo di Pafo, e da cinque o sei altre persone, per venirmi incontro. Gli feci degli amichevoli rimproveri per essersi presa tanta pena, e presolo per mano lo seguii nella sua camera.

Il dottor Brunoni medico italiano domiciliato a Nicosia, il quale aveva tutte adottate le usanze, i costumi, e le greche maniere, mi servì d'interprete. È questi un uomo di bell'umore, accorto assai, e senza verun pregiudizio.

Il venerabile Arcivescovo mi fece il racconto delle violenti vessazioni sofferte nel precedente anno dai turchi ribelli dell'isola; ed io procurai di consolare questo cuore ancora esulcerato dalle recenti ingiurie. Si parlò assai intorno a ciò, e dopo i consueti onori del caffè, de' profumi, e dell'acqua nanfa, ci separammo presi da vicendevole affetto.

Visitai in appresso nelle loro abitazioni l'economo e l'archimandrita, ove trovai pure il Vescovo di Pafo, ed il Vescovo in partibus. Ma quale non fu la mia sorpresa, allorchè sortendo vidi ancora il venerabile Arcivescovo nella galleria, ov'erasi fatto condurre per darmi un'ultimo addio! Non saprei dire quanto mi toccasse questo tratto del venerando vecchio. Volli fargliene un dolce rimprovero, ma la parola si spense sulle mie labra.

L'Arcivescovo di Cipro patriarca indipendente in seno della chiesa greca, è inoltre il principe, o capo supremo spirituale e temporale della nazione greca nell'isola. Egli risponde verso il Gran Signore delle imposte e della condotta de' Ciprioti greci. Per non entrare nelle particolarità degli affari criminosi, e per iscaricarsi di una parte del governo temporale, ha delegati i suoi poteri al dragomano di Cipro, il quale in forza di tale delegazione è diventato la primaria autorità civile: egli trovasi per il rango e per le attribuzioni eguale ad un principe della nazione, perchè il governatore non può far nulla contro un greco senza la partecipazione e l'intromissione del dragomano, che trovasi pure incaricato di portare a' piè del trono del Gran Signore i voti della nazione.

Eravi stata l'anno avanti nell'isola una gagliarda sommossa de' turchi contro il dragomano. Essendosi costoro impadroniti di Nicosia vi commisero infinite atrocità contro l'Arcivescovo e contro gli altri greci, uccidendo coloro che rifiutavansi di dar loro del danaro. Il dragomano fuggì a Costantinopoli, ove non solo vinse la causa in favore dei greci, ma ottenne ancora l'ordine di far marciare un pascià con truppe della Caramania, contro i ribelli ch'eransi chiusi in Nicosia.

In così difficile situazione l'economo fu l'angelo tutelare della nazione, essendo riuscito coi suoi talenti a calmare alquanto il furore dei faziosi.

Dopo varj combattimenti questi entrarono in trattative col pascià, il quale per l'intromissione di alcuni consoli europei, promise di non castigarli. A tale condizione i ribelli aprirono le porte della città: ma senza aver riguardo alla data fede, il pascià appena entratovi ne fece decapitar molti.

Questo avvenimento umiliò i turchi dell'isola, ed incoraggiò i greci che affettano una certa qual'aria d'indipendenza. Il dragomano trattenevasi tuttavia a Costantinopoli; ma se io non potei conoscerlo personalmente, le sue opere da me vedute lo fanno conoscere per un uomo dotato di spirito e di talento.