Essi adoprano l'antico calendario senza la correzione gregoriana, onde il loro computo trovasi arretrato di dodici giorni da quello d'Europa; resta ugualmente indietro dal corso solare, talchè se non viene corretto, verrà un tempo in cui il calendario noterà il mese di luglio nel solstizio d'inverno, o i giorni del freddo nella canicola.

La quaresima che i greci osservano rigorosamente è più lunga una settimana di quella dei cattolici. Durante questo tempo di penitenza non mangiano nè carne, nè pesce, nè cose di latte; e si fanno per fino scrupolo di adoperar l'olio; onde il loro cibo si riduce al pane, ed a poche olive. Essi credonsi i soli ortodossi, perchè suppongono d'aver conservato il rito greco primitivo, e trattano di scismatici i cristiani latini. Hanno tutti i Sacramenti ammessi dalla chiesa Romana; ma consacrano l'Eucaristia col pane fermentato.

Il santuario delle chiese greche è separato dalla nave per una sbarra di legno coperta di quadri dipinti secondo il cattivo gusto che regnava in tempo del basso Impero. Questa sbarra ha nel mezzo una larga porta, ed altre più strette, una da ogni lato, che servono per entrare nel santuario, in mezzo al quale s'inalza un piedestallo quadrato coperto, e circondato da una piccola balaustrata di legno. Vedonsi su questo piedestallo alcuni piccoli quadri, il messale, ed altri arredi. I ministri del culto che possono soli entrare in questa parte della chiesa, dicono la messa, per quanto mi fu detto, colle tre porte chiuse, che si aprono soltanto a certi tempi fissati dal rituale. I fedeli stanno nella nave, e la loro immaginazione supplisce alla grandezza dei misteri che non vedono. Le donne stanno in una tribuna alta, chiusa di dense griglie, ove non possono essere vedute.

I greci portano i mustacchi, e si radono la barba come i turchi; ma gli uomini d'età avanzata, ed i preti la lasciano ordinariamente crescere. È loro proibito il portar armi; ma tutti tengono sotto l'abito nascosto uno stile, o un coltello.

I greci fanno quasi esclusivamente il commercio dell'isola, il di cui principale prodotto è il cotone; ed i turchi in questa parte gli sono di lunga mano inferiori. L'indolenza del loro carattere è abbastanza conosciuta; soddisfatti del clima, e degli abitanti di Cipro, fumano tranquillamente le loro pipe, e non si scompongono che quando possono fare una soverchieria ad un greco, sotto pretesto d'un fallo reale, o apparente. Il più grave delitto viene perdonato, quando il reo pone sulla bilancia la quantità d'oro, che, secondo l'avidità del giudice, equivale alla gravità del fatto. La proprietà non è rispettata se non allora quando il proprietario è più forte, o più protetto del rapitore; quindi si vedono frequentemente degli sgraziati villani greci spossessati dai turchi, che si usurpano il loro patrimonio.

Per evitare queste arbitrarie vessazioni, alcuni greci si mettono sotto la protezione dei consoli europei, che possono accordare tale favore ad un determinato numero di famiglie. Questi protetti godono delle immunità accordate agl'individui della nazione che li protegge. Portano per segno distintivo una gran mitra di pelle d'orso, detta calpàc, col pelo assai nero. Ho però veduti alcuni greci portare la mitra senza essere protetti, e senza che i turchi guardino troppo per minuto[6].

Le moschee del paese, tranne quella di Santa Sofia chiamata dai turchi Aïa Sophia, sono meschine e sudicie.

Abbiamo già detto che ogni venerdì, avanti la preghiera del mezzogiorno, l'Iman deve fare un sermone in arabo; ma qui, siccome nissuno Iman turco conosce quella lingua, i loro sermoni riduconsi ad alcune frasi assai brevi che imparano a memoria, e ripetono sempre come papagalli senza intendersi, e senza essere intesi dagli uditori. Quantunque l'araba sia la lingua sacra de' musulmani, non ve n'hanno appena dieci in tutta l'isola che l'intendano.

Con osservazioni soddisfacenti ebbi la latitudine N. di Nicosia 35° 13′ 14″, e la longitudine E. dall'osservatorio di Parigi 31° 6′ 30″.

È da notarsi che in questo paese il gesto negativo, ossia il segno che tien luogo del vocabolo non, consiste nell'alzare il capo nel modo medesimo con cui in Europa si suole indicar disprezzo, o derisione. Il gesto del disprezzo si fa ponendo la punta della lingua tra le labra, e pronunciando potu, quasi si volesse sputare. Il segno negativo degli europei di girar la testa a diritta ed a sinistra, non è conosciuto in Cipro.