Questo edificio può considerarsi come diviso in quattro parti le une più alte delle altre, che io indicherò così; il primo l'alloggio delle guardie, il secondo quello de' magazzini, il terzo il luogo di parata, ossia la corte, il quarto il dormitorio de' padroni posto sulla più elevata parte dell'aguglia.
La costruzione di questo edificio che posa sopra camere sotterranee parvemi anteriore all'epoca istorica: onde per quanto mi fu detto non viene ricordato in veruna storia degna di fede; ed io, per quanto attentamente ne esaminassi ogni parte, non vi scorsi alcun indizio d'iscrizioni, o di geroglifici.
Le mura sono formate di pietre prese in sul luogo, ed unite con cemento di calce; e molti angoli sono fatti di mattoni ancora rossi, e ben cotti. Quelli ch'io misurai sono lunghi due piedi, e larghi un piede, ed hanno la spessezza di due dita: i pilastri delle porte e delle finestre sono di marmo composto di nicchi marini di diverse specie, ed assai ben conservati: alcune camere dell'edificio hanno ancora il coperto. Pensando al lavoro ed alla spesa di quest'edificio posto in tal luogo, e ponendo mente alla sua antichità, non si può non esserne sorpresi. Si vede abbellito di tutto ciò che di più magnifico e signorile aver poteva il lusso de' tempi in cui fu eretto. Le finestre sono regolari e simmetricamente disposte, i pilastri, le cornici, i fregi delle porte e delle finestre sono tutti di marmo colassù trasportato da lontane parti; come non hanno potuto fabbricarsi in luogo, la calce, i mattoni, ec. La bellezza, o dirò meglio, la magnificenza dell'appartamento in cui io penso che si radunasse la corte, e perfino la provvista dell'acqua necessaria alla costruzione di così vasto edificio in così elevato luogo, tutto concorre a farci credere che il di lui fondatore fu un sovrano fornito di non comuni talenti, e di molte ricchezze.
Se vuol supporsi che quest'edificio non fosse che una semplice rocca, potrebbesi press'a poco determinare l'epoca in cui fu fatta, senza farsi scrupolo del silenzio della storia perchè potrebbe non aver meritato per alcun fatto importante, l'attenzione degli storici. Se vuole risguardarsi come l'abitazione di piacere di alcun ricco privato somigliante a quelle ch'io vidi sovr'alcune montagne dell'Affrica, direi che tal'edificio si fece in eguali circostanze, cioè quando non eranvi case nel paese piano. Ma se poi riguardo alla magnificenza ed al lusso di questo palazzo, prezioso monumento dei progressi dell'arte all'epoca della sua costruzione, ed alla singolare inattaccabile sua posizione; son chiamato a crederlo la dimora di un gran sovrano.
Parmi adunque che il palazzo della Regina sia stato fatto avanti i tempi storici, ed abitato da un ricco e potente sovrano dell'isola, il quale volle farne a un tempo una rocca inespugnabile, ed un magnifico soggiorno, ove i piaceri della società abbellivano e rallegravano l'apparato della potenza. Ma qual è il principe che lo fece inalzare?
Il nome di palazzo della Regina fu da costante tradizione trasmesso fino ai nostri tempi, non essendovi persona nell'isola, che non lo conosca sotto tal nome. Siccome ogni culto ha le sue misticità, mi fu mostrato nel convento di S. Giovan Grisostomo un antico quadro in legno, rappresentante, come mi fu detto, la regina fondatrice, cui i monaci attribuiscono ancora la fondazione del loro convento. Questa principessa vedesi in atto supplichevole avanti ad una immagine della Vergine Maria. Il pittore ha fatta la regina più bella ch'egli ha potuto, ma gli diede un abito greco moderno. A piè del quadro trovasi una iscrizione greca quasi affatto perduta, ove leggesi ancora il preteso nome di questa signora, Maria figlia di Filippo Molinos, ec.
Pretendono i monaci che si conservasse nel loro convento un antico manoscritto, portante che questa sovrana era loro protettrice. Niuno però vide tale manoscritto, ed il confronto dei due edificj disvela l'anacronismo. Certo è intanto che quando fu fabbricato il palazzo della regina non conoscevansi ancora nè la Maria, nè i Filippi, nè i Molinos, ed ancora meno il monastero di S. Giovanni Grisostomo. Questi poveri Greci dopo l'epoca del basso impero non vedono per tutto che monaci e monasteri: essi chiamano chiesa la superior parte del palazzo, quantunque composta di due piccole camere quadrate, con porte anguste che escludono ogni verisimiglianza d'avere servito per luogo di riunione di molte persone. Altre ruine poste quasi a' piè della rupe vengono pure risguardate come reliquie d'un monastero; quando non sono meno antiche delle altre. Io per me le ritengo essere stati ridotti, ed opere avanzate per difendere l'ingresso del palazzo.
Trovansi discendendo alquanto più a basso le ruine di una vera chiesa; e queste apertamente dimostrano la falsità dell'origine attribuita alle prime. Ma inalziamo il nostro pensiero, e troviamo a questo singolare monumento un'origine più analoga alla sua forma, alle sue ruine, alla sorprendente sua situazione. Il nome di palazzo della regina, come osservai poc'anzi è stato conservato e trasmesso dalla più uniforme tradizione. Nella rimotissima epoca in cui fu fatto, se l'autore fosse stato un uomo, avrebbe fatto soltanto una rocca, limitandosi ad una ristretta abitazione per proprio uso, ma il buon gusto ed il lusso estremo che campeggiano in quella parte da me chiamata salone della corte, o della società, mi fa sospettare che sia stata l'opera di una donna. È questa composta di quattro sale quadrate poste l'una dietro l'altra con grandi finestre a settentrione ed a mezzogiorno, talchè da ogni lato godesi l'aspetto di quasi tutta l'isola: le porte fatte nel mezzo sono della stessa grandezza, e dall'ingresso della prima si vedono tutte quattro le sale. Non può supporsi che tale appartamento si facesse per luogo di difesa, perchè la sua forma non è punto appropriata a tale uso: non potrebbe pure risguardarsi come un luogo di abituale residenza, poichè le sue grandi finestre, postate fino a terra, ed aperte fino ad ogni vento escludono questa supposizione. Nemmeno può risguardarsi come un luogo destinato al culto, fuorchè a quello di Venere, essendo privo di quella misteriosa oscurità, che caratterizza gli antichi tempj. Io non trovo verun'altra spiegazione che quadrar possa a questa continuazione di camere, fuorchè quella di essere state destinate ad uso di loggia ossia d'appartamento di corte e di società. Il gusto altresì e l'eleganza delle parti mi consigliano a riguardarlo come l'opera di una donna: e quando altronde troviamo dalla tradizione conservato a questo luogo il nome di palazzo della regina, è difficile il non prestarvi fede.
Considerando la posizione di questo monumento, non si può a meno di non essere sorpresi che niun viaggiatore l'abbia ricordato sotto il suo vero punto storico e filosofico. Lo stesso signor Rooke che aveva lasciato libero il corso alla sua immaginazione in questi luoghi popolati da tante antiche memorie, non fece un solo cenno di questo singolare edificio che signoreggia quasi tutta l'isola, ed in particolar modo Citera ed Idalia. Riferisce la tradizione che negli antichi tempi potevano fino alla sommità montarvi i carri. Citera ed Idalia sono i luoghi più vicini, ove trovinsi acque abbondanti in modo da poter innaffiare ed abbellire i vasti giardini della potente padrona del palazzo. Allora se questa signora era..! sì voi l'indovinate, lettore, una vera Venere, o uno dei tipi della Venere poetica..! se altri viaggiatori visitarono queste ruine, e ne diedero una più fondata spiegazione[7], non vogliate togliermi alla mia illusione d'avere soggiornato un istante nell'abitazione delle grazie, e d'essermi introdotto nel più elevato e più segreto gabinetto della Dea d'Amore. Senza dubbio, quand'ella voleva compartire i suoi favori ai mortali, riceveva a Citera e ad Idalia gl'incensi ed i non cruenti sacrificj, indi ritiravasi a godere la compagnia degli Dei nella sua celeste dimora al di sopra delle nubi.... Ah Rooke! io sono al par di te in preda all'immaginazione.
Per ultimo se paragonisi la costruzione, la posizione, e l'antichità di questo edificio colla tradizione e la favola, risulta in un modo assai probabile che fu l'opera di una donna; che questa donna era assai potente nell'isola; che Citera ed Idalia devono risguardarsi siccome parte dei giardini della Dea; che essendovi allora qualche poeta nell'isola, avrà senza dubbio divinizzati questi oggetti, facendo l'apoteosi della regina, rassembrandola a Venere figlia di Giove: allegoria della fecondità della materia, e forse dell'attrazione universale, che precedette di molto tempo la civiltà de' Greci e degli Egiziani. In tale ipotesi il genio poetico avrebbe fatto immortale un oggetto che forse era ben lontano del meritarlo.