S. Tomaso è un piccolo villaggio posto tra le montagne; ed a non molta distanza trovasi pure Latanischio alquanto più grande, e situato propriamente nel centro delle montagne. Da quest'ultimo vedesi perfettamente il Capo di Gatta, la di cui estremità sembrommi lontana sette leghe al sud-ovest.

I più numerosi abitanti di Latanischio sono Turchi, che mi parvero buona gente, ed amanti del lavoro: sono decentemente vestiti di una stoffa di lana bianca, e si lasciano crescere la barba lunga, folta e rossiccia; le loro mense s'imbandiscono con proprietà, e di abbastanza delicate vivande. Sarebbero felici se meno fossero vessati dal governatore che li maltratta ancora più de' Greci, perciocchè anche la più povera famiglia paga cento piastre all'anno. Questi buoni montanari mi fecero pena e pietà: sono fedeli musulmani, e meritevoli di miglior sorte.

All'indomani 24 lasciai Latanischio alle otto e mezzo del mattino, e scesi per un gran burrone, in fondo al quale vedesi una bella sorgente, la quale come più altre dell'isola è ornata di un piccolo antico frontispizio. Il burrone ha duecento quaranta piedi d'altezza perpendicolare, e presenta un infinito numero di strati orizzontali di sasso calcareo, o di marmo grossolano. Tutta la parte non tagliata perpendicolarmente è coperta di folte macchie.

Alle nove ed un quarto passai per Jalectora, adesso povero villaggio, ma altravolta assai grande e ricco, se può farsene giudizio dalle ruine delle chiese, e di altri grandi edificj. È posto sul pendio delle montagne, e circondato da belle valli in gran parte coltivate.

Finalmente alle undici e tre quarti, sortito da questo mucchio di montagne, attraversai un piccolo fiume presso alla sua foce nel mare, la di cui costa in questo luogo cammina dall'E. S. E. all'O. N. O. e di qui proseguendo la strada quasi a N. O. giunsi alla Couclia, antico palazzo fabbricato sopra un alto còlle, distante mezza lega dal mare, e vicino ad un villaggio dello stesso nome quasi affatto ruinato, e che non conta più di dieci famiglie. Il palazzo è tutto fabbricato di pietre riquadrate, ed ha in sul di dietro un vasto cortile circondato da scuderie e da magazzini; ma tutto l'edificio trovasi in estremo deperimento.

Alcuni autori vogliono che la Couclia fosse l'antica Citera, altri la ritengono per Arsinoe; gli abitanti invece credono che questo fosse il prediletto giardino della Regina Aphrodite (Venere). Chi bramasse vedere più diffusamente trattata tale controversia potrà leggere la parte storica e geografica di questi viaggi. Il palazzo signoreggia una vasta e fertile campagna irrigata da molti ruscelli, o da alcuni fiumi; che attualmente forma l'appannaggio di una delle sultane del Gran Signore, ma abbandonata agli affittajuoli, o sotto affittajuoli, che ne trascurano la coltivazione; e per tal modo questo quartiere, che dovrebb'essere un luogo delizioso, ed in pari tempo bastante ad alimentare più migliaja di persone, sarà ben tosto un deserto.

L'affittajuolo principale, che è un greco, alloggia nel palazzo, e trovandosi assente, mi riservai di rivedere le vicine antichità di questo luogo nel ritorno da Pafo. Dalla Couclia vedesi il mare ad un mezzo miglio di distanza, ed un villaggio turco detto la Mandria.

Mentre stava per partire, un prete greco conducendomi poche tese lontano della porta del palazzo mi mostrò sulla sommità del còlle due bellissimi mosaici recentemente scoperti di circa tre piedi di diametro. Fa meraviglia che niuno si avvisi di scoprire il rimanente, non essendo coperto che da uno strato di terra di pochi pollici: ed il prete mi soggiunse che in tal luogo eravi pure un palazzo d'Aphrodite.

Uscito dalla Couclia alle quattro e mezzo circa della sera, e prendendo la strada al N. O. passai sopra un bel ponte di un solo arco con una iscrizione turca. Alle cinque attraversai un altro fiume, ed i villaggi di Demi, d'Ascheïa e di Coloni, gli uni agli altri affatto vicini, ed arrivammo a Jeroschipos alle sei e tre quarti. Si vuole che fosse questo uno de' sacri giardini di Venere, e tale veramente è il significato del greco vocabolo, che dalla più remota antichità trovasi dato al piccolo villaggio posto sulla sommità della rupe che signoreggia il soggetto giardino. In Jeroschipos alloggiai presso il greco Andrea Zimbolaci, agente del consolato inglese, la di cui bandiera svolazzava sul tetto della casa. La figlia di questo compitissimo uomo parvemi la più bella donna ch'io vedessi in Cipro, e degna veramente di abitare nella signoria di Venere. Senza essere perfettamente bianca, la sua carnagione è la più bella che veder si possa, e le proporzioni del suo corpo sono quelle delle greche statue,[9] a riserva del petto, che come osservai in tutte le altre cipriote, è troppo pendente. Avendo osservato che costei aveva i capelli dorati, mi rissovvenni che le donne affricane li colorivano. Ne feci la confidenza a suo padre, il quale mi fece vedere una polvere proveniente d'Alessandria, di cui le cipriote si servono per dare ai loro capelli il color d'oro. Vidi nella stessa casa una fantesca musulmana con biondissimi capelli, che quantunque bella, aveva una cert'aria di selvatichezza che disgustava. Vero è che non deve cercarsi tra le musulmane il tipo dell'antica bellezza greca, ma bensì tra le cipriote; ma come trovarvelo, se queste sottraggonsi ai nostri sguardi? Ma questo tipo di perfetta bellezza conservatoci nella Venere de' Medici, ha egli mai esistito?... Forse il poco merito delle altre donne greche contribuì ad accrescere il pregio delle cipriote; o fors'anche i più dissoluti costumi di queste supplirono alla bellezza per riscaldare la fantasia de' poeti, de' pittori e degli scultori. Confesso, che anche fatta astrazione da quell'aria di riservatezza e baloccheria ch'io notai in tutte le donne greche, che è una conseguenza del presente stato d'avvilimento di quella nazione, il loro volto ritondo e senza espressione, il petto pendente, il portamento sgraziato, ci danno una poco vantaggiosa idea delle bellezze delle loro antenate.

All'indimani 25 aprile andai a visitare il sacro giardino di Venere. È questi un piano largo un miglio all'incirca e lungo due, che partendo stendesi fino al mare con dolce declivio da una rupe a strati orizzontali tagliata perpendicolarmente, che lo chiude nella parte più elevata; lo che dà a questa campagna l'aspetto di un sotterraneo, perchè non vi si può entrare da veruna banda senza scendere per un burrone; e perchè soffiando il vento anche gagliardissimo nella parte superiore, nel giardino si gode costantemente di una perfetta calma. Da più punti delle spaccature della rupe zampillano limpidissime acque, che possono irrigare tutta la soggetta campagna, e vedonsi frequenti traccie di assai maggior numero di sorgenti, negli andati tempi. E siccome la rupe ha molte sinuosità, ad ogni tratto vedesi variare l'aspetto del giardino, che potè essere naturalmente diviso in più scompartimenti tutti provveduti di grotte o abitazioni tagliate nel masso, quali vedonsi anche al presente.