Se gli Arabi conoscessero meglio la navigazione, Moca potrebbe spedire direttamente i suoi carichi a Suez senza accrescerne il prezzo col fare scala a Diedda: ma ciò è quasi impossibile con bastimenti senza ponte, mal costrutti, e mal capitanati.
Inoltre l'interesse degli Arabi deve opporsi a qualunque innovazione su questo particolare, poichè adesso le derrate di transito lasciano nella loro patria il prodotto degl'interessi, delle commissioni, de' trasporti, delle gabelle ec.; il che tutto sarebbe perduto perfezionandosi la navigazione: ed in questo caso Djedda cesserebbe di essere uno scalo di tanta importanza. I negozianti di Djedda acquistano a Moca, o a dir meglio i negozianti di Moca spediscono a Djedda le mercanzie, che i negozianti del Cairo, per mezzo dei commissionati di Suez, acquistano a Djedda. Trasportansi a Djedda per lo scalo di Suez drappi ed altre manifatture d'Europa; ma queste non bastano per pagare i prodotti dell'India, ed il caffè dell'Iemen. Vi si supplisce con piastre Spagnuole, e grossi scudi di Germania, che sono a Djedda ricercatissimi, perchè guadagnano assai nell'Iemen ed a Moca.
Parvemi che il negoziante incaricato de' miei affari a Djedda avesse un commercio assai esteso; ma che scarseggiasse di numerario, perchè difficilmente poteva averne quando gliene chiedeva.
Vidi molto lusso negli abiti e negli appartamenti delle persone agiate, ma tra il basso popolo incontransi molte persone quasi affatto nude ed estremamente miserabili.
La guarnigione è composta di dugento soldati Turchi o Arabi, che non fanno il più piccolo servizio, riducendosi ogni loro incombenza a stare seduti in un caffè giuocando agli scacchi, fumando, e prendendo caffè.
Non trovasi in Djedda verun cristiano Europeo; ed alcuni Cristiani Cofti vivono confinati in una casa o caserma vicina allo sbarco.
Il principale personaggio, ed il più ricco negoziante chiamasi Sïdi Alarbi Djilani; uomo di non comuni talenti, ed attaccato agl'Inglesi, coi quali fa quasi tutto il suo commercio. In questo tempo gli abitanti di Djedda erano crucciati coi Francesi, perchè nel precedente anno questi ultimi eransi impadroniti di un ricco bastimento del Sultano Sceriffo, e di altre navi Arabe; pure non chiedevano vendetta, nè dichiaravano odio alla nazione Francese; anzi bramavano un ravvicinamento, ma non sapevano come incominciarne le trattative. Io suppongo che incominciassero ad amare realmente i Francesi dopo aver veduta la loro condotta in Egitto.
Ingannato dalla fama de' cavalli Arabi avevo da Suez rimandati i miei al Cairo; ma ebbi cagione di esserne pentito, non trovandosi a Djedda che pochi cavalli di proprietà de' più ricchi negozianti che non volevano privarsene. Non vidi alcun mulo; ma bensì asini alti e ben fatti, sebbene però non superiori a quelli d'Egitto. Sonovi moltissimi cammelli, le sole bestie da soma che si adoperino in questo paese.
Le strade sono affollate, come nelle altre città musulmane di cani vagabondi o smarriti. Sembrano naturalmente divisi in separate tribù o famiglie. Quando un cane ha l'ardire o la disgrazia di passare in un dipartimento o tribù straniera, vi cagiona un rumore infernale, ed il temerario non si salva mai senza essere stato assai maltrattato. Nè minore è il numero de' gatti somiglianti affatto a quelli d'Europa. Sonovi alcune mosche, ma non moscherini, nè insetti di altra specie.
Djedda è priva affatto di carbone, e non vi si abbruciano che poche legna, trasportatevi da luoghi lontanissimi, o gli avanzi dei vecchi navigli ed inservibili. Le farine si tirano dall'Affrica.