Trovandomi alquanto ristabilito in salute, benchè debole assai, partii per la Mecca il 21 gennajo alle tre dopo mezzogiorno sopra una macchina formata di travicelli, proveduta di un materasso in forma di piccolo soffà, coperta di panni sostenuti con archi, e collocata sopra la schiena di un cammello. Questa macchina chiamasi schevria, ed è abbastanza comoda perchè uno può adagiarvisi come vuole: ma il movimento del cammello che io non aveva prima provato, nello stato di attuale debolezza mi riusciva incomodissimo.

I miei Arabi incominciarono a disputare tra di loro nelle strade della città, facendovi altissime grida: e quando credeva terminata la lite, la vidi ricominciata appena sortito di Djedda, in modo da sospendere il cammino per un'ora e mezzo. Finalmente essendo succeduta alla burrasca la calma, e già caricati i cammelli, ci avviammo alle cinque e mezzo verso levante a traverso di una pianura deserta, terminata in fondo all'orizzonte da gruppi staccati di piccole montagne che rompono alquanto la monotonia del deserto.

Alle otto ore e mezzo della sera eravamo arrivati presso alle montagne, che sono piccoli ammassi di pietre affatto prive di vegetazione.

La serenità del cielo, e la luna che passava sulle nostre teste facevano la strada deliziosa, ed i miei Arabi cantavano e danzavano intorno a me. Ma io non mi trovava troppo bene, non potendo più sopportare il moto del cammello. A fronte di ciò stordito dal romore de' domestici, spossato dalla fatica e dalla debolezza, mi addormentai per due ore. Risvegliandomi sentii rinforzarsi la febbre, e mi venne un poco di sangue della bocca.

Intanto i miei Arabi, essendosi anch'essi addormentati, uscirono di strada. Dopo mezza notte accortisi d'essere su quella di Moca, piegarono a N. E. fra montagne di mezzana altezza qua e là coperte di boschi, finchè essendosi rimessi sulla direzione della Mecca, camminarono all'E. fino alle sei ore del mattino di giovedì 22 gennajo, facendo alto in un dovar di baracche detto el Hhadda, ove trovasi un pozzo d'acqua salmastra.

Io non posso dar conto esatto dello spazio percorso, ma suppongo che ci trovassimo allora lontani circa otto leghe da Djedda. Le baracche di questo dovar sono tutte eguali, affatto rotonde, del diametro di sette in otto piedi, con tetti conici alti da terra alla sommità circa sette piedi. Sono formate da una linea di pali piantati in terra, e coperte di foglie di palme, e di ramuscelli. Arrivando, ciascuno si prende una baracca senza chiederne il permesso a chicchessia.

Il pozzo ha un piede e mezzo in ogni lato del quadrato, e dieci braccia di profondità. Sta appeso alla sua apertura un secchio di cuoio con una corda per servizio de' passeggieri. Esaminando l'interno del pozzo vedesi, che il terreno fino a considerabile profondità è formato di arena sciolta, poichè per impedirne lo smottamento fu palificato dalla cima al fondo.

Le poche piante del circondario non hanno nè fiori nè frutta; e questo luogo è precisamente una valle che va da levante a ponente in mezzo a montagne di porfido d'un rosso più o meno oscuro.

Interessante parvemi il modo in cui in questo luogo si dà a mangiare ai cammelli. Viene prima stesa sul suolo una stuoja, o un pezzo di tela in forma circolare del diametro di cinque in sei piedi, sulla quale si pone un mucchio d'erba spinosa minutamente tagliata: fatti questi preparativi, si conduce un cammello che tranquillamente si adagia vicino a questa tavola, poi un secondo, un terzo, un quarto, che adagiansi nella stessa maniera a distanze eguali dalla tavola; allora cominciano a mangiare con una politezza senza pari, e con bell'ordine, prendendo ognuno l'erba a piccolissimi manipoli; e se taluno abbandona il proprio luogo, il suo vicino lo riprende amichevolmente, e l'indiscreto rientra in dovere; in una parola, la tavola dei cammelli è una fedele copia di quella dei loro padroni.

Qui rinnovammo la cerimonia della purificazione, tal quale l'avevamo già fatta ad Arabah, vale a dire l'abluzione generale ch'io feci con acqua calda, e la preghiera recitata in istato di assoluta nudità, ec., come sopra.