Il secondo giro è affatto simile al primo; ma sono diverse le preghiere dall'angolo della pietra nera fino a quello del sud. La legge tradizionale vuole che si facciano gli ultimi giri con passo frequente, ma atteso lo stato di debolezza in cui mi trovava feci tutti i giri posatamente.
Alla fine del settimo dopo avere baciata la pietra nera viene recitata in comune una breve preghiera stando in piedi in faccia al muro della Kaaba tra la porta e la pietra nera. Si passa dopo in una specie di corridojo, detto Makam Ibrahim, o luogo d'Abramo, che sta tra la Kaaba e l'arco isolato, e colà si recita una preghiera ordinaria. In seguito si va al pozzo Zemzem, dal quale si attingono molti vasi d'acqua, e se ne beve quanta si può berne. Finalmente si esce dal tempio per el-Beb-Sàffa, porta di Saffa, di dove si sale sopra una piccola strada che gli è in faccia, e che forma la collina di Saffa, Diébel Saffa. In fondo alla strada terminata da un portico di tre archi, su cui si sale per alcuni gradini, avvi il luogo sacro detto Sáffa. Quando il pellegrino vi è salito, volge la fronte verso la porta del tempio, e recita stando in piedi una breve preghiera.
Allora si va in processione verso la strada principale, e si attraversa una parte del Dièbel-Méroua, o collina di Meroua, recitando continuamente preghiere: in fondo alla strada che è tagliata da un'alta muraglia, si sale per pochi gradini, col corpo rivolto al tempio, benchè le case intermedie non permettano di vederlo, e si pronuncia sempre in piedi una piccola preghiera. Si fa un secondo viaggio verso Saffa, un terzo verso Méroua; e così di tempo in tempo fino alla settima volta recitando preghiere ad alta voce, e facendo le piccole preghiere ne' due luoghi sacri; lo che forma il settimo viaggio tra le due colline.
Avendo terminato il mio settimo viaggio a Meroua, vidi alcuni barbieri stazionati in questo luogo per radere la testa ai pellegrini: lo che eseguiscono con somma leggerezza, e recitando preghiere ad alta voce che il pellegrino ripete parola per parola. Questa operazione termina le prime cerimonie del pellegrinaggio alla Mecca.
È noto che quasi tutti i Musulmani si lasciano crescere in mezzo alla testa una ciocca di capelli; ma perchè il riformatore Abdoul-wehhab dichiarò che la conservazione di questa ciocca è un peccato, e che i Wehhabiti, dominano nel paese, tutti si radono interamente la testa. Fui dunque anch'io forzato di lasciar cadere la mia lunga ciocca sotto le mani dell'inesorabile barbiere.
Già si avvicinava il giorno quando si terminava di soddisfare a questi primi doveri: allora mi si disse, che poteva ritirarmi per prendere un poco di riposo; ma perchè non era lontana l'ora della preghiera del mattino, scelsi di tornare al tempio, malgrado la mia debolezza e la sostenuta fatica, ed andai a casa solamente alle sei ore.
Al mezzodì dello stesso giorno tornai al tempio per la preghiera pubblica del venerdì, dopo aver fatta un'altra volta i sette giri della Kaaba, recitata una preghiera particolare, e bevuto largamente dell'acqua dello Zemzem.
All'indomani sabato 24 gennajo 1807, 15 del mese Doulkaada l'anno 1221 dell'Egira, si aprì la porta della Kaaba; ciò che si fa soltanto tre volte all'anno in tre diversi giorni. La prima volta affinchè tutti gli uomini che sono alla Mecca possano fare le loro preghiere nell'interno; la seconda, che ha luogo il giorno dopo, per le donne; e la terza, passati altri cinque giorni, è destinata a lavare e purificare la casa di Dio. Per questa ragione i pellegrini che non si trattengono alla Mecca che otto o dieci giorni all'epoca del pellegrinaggio di Aàrafat, partono senz'aver veduto l'interno del tempio.
La porta della Kaaba è nella faccia del N. E. a breve distanza dalla pietra nera, ed è alta circa sei piedi sopra il livello del gran cortile del tempio. Per entrarvi vien collocata al di fuori una bella scala di legno portata da sei ruote di bronzo.
In questo giorno fui condotto al tempio, e perchè la gente vi era affollata, mi fecero sedere in una specie di ricinto ove sta la guardia della Kaaba in faccia alla pietra nera. Questa guardia è composta di eunuchi negri. Essendosi scemata alquanto la gente, alcune guardie e la mia guida mi condussero nella casa di Dio; e si presero essi la cura di farmi mettere il piè destro sul primo gradino della scala. Entrato nella Kaaba fui direttamente condotto nell'angolo che guarda al sud, ove stando in piedi col corpo, e col volto possibilmente appoggiati contro la muraglia, recitai ad alta voce una preghiera; e quindi feci la preghiera ordinaria in faccia all'angolo del sud. Passai subito all'angolo che guarda all'O., e quindi all'angolo del N. facendo in ambedue ciò che fatto aveva nell'angolo del S. Di là essendo venuto all'angolo dell'E., ove non feci che una breve preghiera in piedi, baciai la chiave d'argento della Kaaba, che un fanciullo dello Sceriffo seduto sopra un soffà teneva a quest'oggetto in mano. Uscii scortato dai Negri che a forza di pugni mi facevano far largo. Appena fui fuori della Kaaba baciai la pietra nera, e feci di nuovo i sette giri della casa di Dio; entrai poscia entro una piccola fossa a piè della Kaaba, ed accanto alla porta, ove recitai la preghiera consueta, e dopo aver bevuta l'acqua del pozzo Zemzem ritornai al mio alloggio. Al mezzo giorno ebbi avviso di tenermi preparato ad essere presentato al sultano Sceriffo.