Il Nikeb-el-Ascharaf, o capo degli Sceriffi, venne a prendermi, e mi condusse al palazzo. Egli mi precedette, ed io rimasi alla porta aspettando l'ordine d'entrare. Un istante dopo il capo del pozzo di Zemzem, ch'era di già mio amico, scese per cercarmi. Montammo la scala, a metà della quale evvi una porta che ne chiude il passaggio. Il mio conduttore picchiò a questa porta, che fu aperta da due domestici, e noi continuammo a salire: attraversammo in seguito un corritojo oscuro, e dopo aver lasciate le pappuzze in questo luogo, entrammo in una bella sala, ov'era il sultano Sceriffo, detto Sceriffo Ghàleb, seduto presso ad una finestra, e circondato da sei personaggi che stavano in piedi. Poichè l'ebbi salutato mi fece le seguenti interrogazioni.
S. Parlate voi l'arabo[6]?
A. Sì, Sire.
S. Ed il turco?
A. No, Sire.
S. L'arabo solamente?
A. Sì, Sire.
S. Parlate voi le lingue dei Cristiani?
A. Alcune.
S. Qual è il vostro paese?