A. Aleppo.

S. Siete voi uscito assai giovane della vostra patria?

A. Sì, Sire.

S. Ove foste durante la vostra assenza?

Gli raccontai la mia storia. Allora lo Sceriffo disse a quello che gli stava a sinistra: parla assai bene l'arabo; il suo accento è veramente arabo; e volgendomi di nuovo la parola, dissemi alzando la voce, avvicinatevi. Mi appressai un poco, ed egli ripetè, avvicinatevi; ed allora mi avanzai fino a lui. Sedetevi, mi disse, ed essendomi affrettato di ubbidirlo, fece pure sedere il personaggio che gli stava a sinistra.

Voi avrete senza dubbio notizie del paese de' cristiani, ripigliò lo Sceriffo: ditemi le ultime che aveste. Gli feci un breve quadro dello stato attuale d'Europa. Mi domandò: sapete voi leggere e scrivere il francese? Un poco, Sire. — Soltanto un poco, o bene? Un poco, e non più, Sire. Quali sono le lingue che parlate e scrivete meglio? L'italiano e lo spagnuolo. Così continuammo a conversare più di un'ora. In appresso dopo avergli presentato il mio regalo, ed il firmano del Capitano pascià, mi ritirai accompagnato dal capo dello Zemzem, che mi condusse fino a casa.

Prima di passar oltre voglio dare contezza di questo importante personaggio, ch'erasi fatto mio amico. Era questi un giovane di ventidue in ventiquattr'anni, di una bellissima figura, occhi vivaci, ben vestito, assai gentile, d'un'aria dolce e seducente, e fornito di tutte le esteriori qualità che rendono amabile una persona. Depositario della intera confidenza dello Sceriffo, occupa il più importante impiego. È l'avvelenatore in titolo.... Rassicurati, lettore; nè questo nome ti faccia tremare per me. Quest'uomo pericoloso mi era noto anche avanti. Dopo la prima volta che fui al Zemzem, egli mi faceva assiduamente la corte; aveva già da lui ricevuto un magnifico pranzo; ogni giorno mandavami due bottiglie d'acqua del pozzo miracoloso: spiava i momenti in cui mi recava al tempio, e si affrettava di venire a presentarmi coi più dilicati modi una tazza colma d'acqua miracolosa, che io beveva senza timore fino all'ultima goccia. Questo scellerato tiene gli stessi modi verso tutti i Pascià, e personaggi d'importanza, che recansi alla Mecca. Dietro il più leggiero sospetto, e per capriccio, lo Sceriffo ordina, e lo sventurato straniero ha ben tosto cessato di esistere. Siccome sarebbe un'empietà il rifiutare l'acqua sacra presentata dal Capo del pozzo, quest'uomo con tal mezzo è padrone della vita di tutti i pellegrini; ed ha già sacrificato molte vittime. Da tempo immemorabile i sultani Sceriffi della Mecca tengono un avvelenatore alla loro corte; ed è cosa notabile che non si curino di tenere celato l'arcano, poichè si conosce in Egitto ed a Costantinopoli a segno, che il Divano ha più volte mandati alla Mecca Pascià, ed altri personaggi per isbarazzarsene in tal maniera. Ecco la ragione per cui i Mogrebini, e gli Arabi d'occidente erano solleciti di prevenirmi di stare in guardia al mio arrivo in questa città. I miei domestici non sapevano soffrire il traditore, ed io gli dava i meno equivoci segni di confidenza, affrontava le sue acque, ed i suoi pranzi con una serenità imperturbabile; e soltanto ebbi la precauzione di tener sempre in tasca tre prese di zinco vitriolato, vomitivo assai più efficace del tartaro emetico, e che opera all'istante, onde usarne tostochè avessi il più piccolo indizio di tradimento.

Parvemi che lo Sceriffo fosse dell'età di trenta in quarant'anni: la sua carnagione è alquanto bruna; ha grandi e begli occhi, e barba regolare; è grasso, e non pertanto assai vivace. Il suo abito consiste in un benisch, caftan esteriore, un caftan interiore con uno sciallo di cachemiro, ed un cachemiro, ed altro sciallo della stessa qualità per turbante. Aveva dietro di lui un gran cuscino, un altro a lato, ed un terzo più piccolo avanti, sul quale si appoggiava frequentemente. Nella sala non vidi altri arredi nè ornamenti fuorchè un gran tappeto che copriva tutto il suolo. In tempo della mia visita il sultano Sceriffo fumava una pipa persiana, o nerguilè, ch'era posta in una altra camera, e la di cui canna di cuojo per mezzo d'un foro fatto nel muro terminavasi alla sua bocca. Il riformatore Abdoulwehhàb avendo dichiarato che l'uso del tabacco è peccaminoso, ed i suoi segretarj che dominano l'Arabia essendo generalmente temuti, non si fuma che con molta circospezione, e quasi di furto.

All'indomani, domenica 25 gennajo, resi la visita al Nekih-el-Ascharaf, o capo degli sceriffi, e gli feci un piccolo regalo. Mi diede tutti i segni di distinzione e d'amicizia, che io poteva desiderare. Era il secondo giorno dell'apertura della Kaaba, come si disse poc'anzi, ma era il giorno esclusivamente destinato per le donne. Esse vi entrarono in folla per recitarvi le loro preghiere, e come gli uomini esse fanno i sette giri intorno.

Il lunedì 29 gennajo, 20 del mese doulkaada, si lavò e purificò la Kaaba colle seguenti cerimonie. Due ore dopo il levar del sole il sultano Sceriffo venne al tempio accompagnato da circa trenta persone, e da dodici guardie parte Negri e parte Arabi. La porta della Kaaba era già aperta e circondata da immenso popolo, ma non eravi ancora la scala. Il sultano Sceriffo montato sopra le spalle degli uni, e su la testa degli altri entrò nella Kaaba cogli Scheih principali delle tribù; gli altri volevano fare lo stesso, ma le guardie negre ne vietavano l'ingresso a colpi di pugni e di canne. Io stava lontano dalla porta per evitare la folla, quando per ordine dello Sceriffo il capo di Zemzem mi fece segno colla mano di avanzare; ma come farmi avanti a traverso di più di mille persone ch'erano tra me e la Kaaba?