In questa operazione tutti gl'impiegati del tempio procurano di ottenere qualche pezzo della tela, che dividono in minutissimi pezzetti per farne certe reliquie, che regalano poi ai pellegrini, obbligati di corrispondere a questo favore con qualche gratificazione. Io ne ricevetti tante che... Dio sia lodato!
In questo giorno medesimo un corpo d'armata de' Wehhabiti entrò nella Mecca per soddisfare ai doveri del pellegrinaggio, e per impadronirsi della santa città. Io li vidi entrare per accidente. Mi trovava alle nove ore nella strada principale, quando vidi venire una folla di uomini strettamente serrati gli uni contro gli altri, non avendo altra veste che un panno intorno alle reni, ed alcuni una salvietta posta sulla spalla sinistra, e sotto l'ascella destra; del resto affatto nudi ed armati di fucili a miccia con un cangiar, o grande coltello curvo appeso alla cintura. Alla vista di questo torrente d'uomini nudi ed armati tutta la gente sgombrò la strada. Io rimasi al mio luogo, salendo sopra un mucchio di rottami onde meglio osservarli. Vidi avanzare una colonna che parvemi numerosa di cinque in sei mila uomini talmente serrati su tutta la larghezza della strada, che non avrebbero potuto movere una mano. La colonna era preceduta da tre o quattro uomini a cavallo armati di una lancia lunga due piedi, e seguita da altri quindici o venti montati sopra cavalli, cammelli, e dromedarj colla lancia alla mano come i primi; ma non avevano nè stendardi, nè tamburri, nè verun altro stromento, o trofeo militare. Marciando altri mettevano grida di santa allegrezza, altri confusamente recitavano preghiere ad alta voce; ognuno a modo suo.
Salirono in tale ordinanza fino alla più alta parte della città, ove giunti incominciarono a sfilare a piccoli corpi separati per entrare nel tempio per la porta Beb el-Salem.
Un gran numero di fanciulli della città, che d'ordinario servono di guida agli stranieri gli si fecero incontro, presentandosi loro in piccoli gruppi per insegnar loro le sacre cerimonie: osservai che tra queste guide non eravi un solo uomo di età matura. Già i primi corpi in atto d'incominciare i giri della Kaaba si facevano premura di baciare la pietra nera, quando altri impazienti d'aspettare, si avanzano tumultuariamente, mischiandosi coi primi, e facendo una tale confusione che più non era intesa la voce delle guide. Alla confusione tien dietro il tumulto: tutti vogliono ad un tempo baciare la pietra nera, tutti vi si affollano, e molti cercano di aprirsi un passo col bastone. Invano uno de' loro capi monta sullo zoccolo presso alla pietra sacra per rimettere l'ordine; le sue grida, i suoi segni tornano vani perchè il santo zelo della casa di Dio che li divora non permette loro d'udir ragione, nè la voce del capo. Il movimento in giro s'accresce per mutuo impulso. Finalmente si vedono, a guisa d'uno sciame di api, che volano intorno all'alveare, girare confusamente intorno alla Kaaba, e nel loro confuso zelo rompere coi fucili che hanno sulle spalle tutte le lampadi di vetro che circondano la casa di Dio.
Dopo le diverse cerimonie intorno al tempio, doveva ognuno bere l'acqua del pozzo miracoloso, e spargerne sul proprio corpo, ma perchè ogni cosa facevasi disordinatamente, ben tosto i secchi, le corde, le tazze sono fatte in pezzi: i capi e gl'impiegati dello Zemzem abbandonano il loro posto; ed i Wehhabiti rimasti soli padroni del pozzo si danno mano, formano una catena, scendono in fondo, ed attingono l'acqua come possono.
Il pozzo chiede elemosine, offerte la casa di Dio, mercede le guide; ma la maggior parte de' Wehhabiti non avevano alcuna moneta; e soddisfano a quest'obbligo di coscienza dando venti o trenta grani di polvere assai grossa, alcuni piccoli pezzi di piombo, e pochi grani di caffè.
In fine delle cerimonie avendo essi i capelli lunghi un pollice, si fecero coscienza di farli radere, la quale operazione si eseguì nelle strade, ed i barbieri furono pagati colla stessa qualità di monete onde furono compensate le guide e gl'inservienti del tempio.
I Wehhabiti di Draaïya, principale luogo della riforma, hanno il color di rame. Sono in generale ben fatti e perfettamente ben proporzionati, ma di bassa statura: ed ho specialmente distinti tra loro alcuni che avevano così belle teste da poter pareggiarsi a quelle dell'Apollo, dell'Antinoo, o del Gladiatore. Hanno pure gli occhi vivacissimi, il naso e la bocca regolarissimi, i denti belli, ed una fisonomia piena d'espressione.
Figuriamoci una folla d'uomini nudi ed armati, quasi privi di ogni idea di civiltà, e parlanti un linguaggio barbaro: questo primo quadro è spaventoso, e ributta l'immaginazione; ma sormontata questa prima impressione, trovansi in questi uomini alcune rare qualità; essi non rubano giammai nè colla violenza, nè coll'astuzia, se non quando credono che l'oggetto appartenga al nemico, o ad un infedele; tutto ciò che comprano, e qualunque servigio venga loro reso si paga colla loro moneta. Ciecamente sottomessi ai loro capi soffrono in silenzio tutte le fatiche, e si lascerebbero condurre in capo al mondo. Finalmente si conosce essere costoro uomini dispostissimi ad essere inciviliti, se fosse loro data una conveniente direzione.
Ritornato a casa mia seppi che arrivavano altri corpi di Wehhabiti per soddisfare al dovere del pellegrinaggio. Intanto che faceva egli il sultano Sceriffo?.... nell'impotenza di resistere a tante forze stava rinchiuso, o a meglio dire nascosto, temendo di essere attaccato; le fortezze approvvigionate e poste in istato di difendersi; i soldati Arabi, Mogrebini, e Negri non abbandonavano i loro posti: vidi guardie e scorte ai forti, e varie porte chiuse e murate; in una parola tutto era disposto per rispingere un'aggressione. Ma la moderazione dei Wehhabiti, e le trattative dello Sceriffo resero inutili le prese precauzioni.