Io feci tranquillamente la preghiera alla testa delle mie genti; e quando il giorno permise di distinguere gli oggetti, si videro delle carte sparse sulla montagna. Accorservi tutti i miei domestici, e trovarono essere stata forzata la serratura dello scrittojo, e sparsi in terra tutti i libri e le carte, ad eccezione del cronometro, delle gioje, e delle mie tavole logaritmiche ch'erano legate elegantemente, e che nella oscurità saranno state dai ladri credute un Corano.

Avanti la preghiera del mezzogiorno andammo a gettare sette pietre lavate nell'acqua contro un pilastro fatto di pietre e di calce, alto sei piedi, largo quasi due piedi quadrati, posto in mezzo alla strada di Mina, e creduto opera del diavolo: ne ho gettate altre sette contro un altro pilastro simile, innalzato dallo stesso architetto, lontano quaranta piedi dal primo: e le ultime sette furono gettate contro la casa di cui si è parlato poc'anzi.

Il venerdì 20 febbrajo, 12 del mese doulhaeja, e terzo della Pasqua, dopo aver ripetuta la cerimonia delle sette pietre, tornai alla Mecca.

Appena entrato in città, passai al tempio ove feci di nuovo i sette giri della casa di Dio, in appresso dopo la preghiera e dopo aver bevuta l'acqua dello Zemzem, uscii dalla porta di Saffa per terminare il pellegrinaggio coi sette viaggi tra Saffa e Meroua, come la notte del mio arrivo.

Quest'atto solenne era in addietro accompagnato da altre pratiche di stazione e di devozione, inventate da varj dottori, e da anime pie; ma i Wehhabiti soppressero tutte queste addizioni quali formole superstiziose, e non lasciarono che la seguente appendice da me osservata in tutta la sua estensione.

La domenica 22 febbrajo, quasi tutti i pellegrini vanno una lega lontano dalla Mecca verso l'O. N. O., in un luogo ove trovasi una moschea che cade in ruina, detta el-Aàmar. Si incominciò dal fare la preghiera, poi si posero divotamente tre pietre l'una sopra l'altra a poco distanza dalla moschea. Si passò in appresso nel luogo ove abitò l'infame Abou-gehel acerrimo nemico del nostro santo Profeta, dove animati da un santo furore, lo caricammo di maledizioni, gettandoli contro sette pietre. Ritornati in città si fecero di nuovo i sette giri alla casa di Dio, ed i sette viaggi a Saffa ed a Meroua, che chiusero la cerimonia del pellegrinaggio per la nostra santificazione.

Vuole la tradizione che quest'appendice sia una giunta istituita da Ayescha, la più cara sposa del nostro santo Profeta.

Darò adesso una concisa notizia degl'impiegati del tempio. L'Haram ha il suo capo principale detto Schéich-el Haram, ed il pozzo Zemzem egualmente il suo, chiamato Scheih Zemzem. La Kaaba è servita da quaranta eunuchi negri, che sono ad un tempo guardie e domestici della casa di Dio. Portano per distintivo sopra il loro abito ordinario un grande caftan, o camicia di tela bianca, stretta con una cintura, uno spazioso turbante bianco, e per ordinario una canna od una mazzetta in mano.