Alla Mecca come negli altri paesi musulmani non sonovi medici propriamente detti: pure io ne vidi due che ardivano intitolarsi medici, uno de' quali avrebbe dovuto incominciare dal curar se medesimo: questi empirici solevano impiegare quasi sempre nella cura delle malattie preghiere, e pratiche superstiziose. Dopo ciò è inutile il soggiugnere che non si trovano farmacisti, o altri venditori di droghe medicinali. Quando un abitante si ammala, un barbiere gli cava sangue, e gli fa bevere molt'acqua di zenzero; poi gli si dà dell'acqua miracolosa dello Zemzem in bevanda, e per fare i bagni; gli si fanno mangiare garofani, cannella, ed altri aromi, e l'ammalato secondo che è la volontà di Dio o muore o guarisce. Avendo portata la mia piccola spezieria, curava io stesso i miei domestici ammalati. Il mio padrone di casa si trovò preso da una febbre intermittente: dopo averlo preparato, gli feci prendere un vomitivo, che produsse il suo effetto; ma all'indomani invece di trovarlo sollevato, lo trovai più alterato che mai. Non sapendo quale ragione trovare di così straordinaria crisi, seppi la sera per accidente andando al tempio, che la notte era stato portato al pozzo di Zemzem, ch'era stato bagnato coll'acqua fredda, e fattagliene bere quanta poteva. Tornato a casa riconvenni seriamente i domestici che avevano tenuto mano a questa clandestina operazione, e ricominciai la cura del mio hhazindar, che guarì nel tempo ordinario.

Il famoso balsamo della Mecca è tutt'altro che un prodotto di questa città; che anzi è qui raro assai, e non può trovarsene che quando i Bedovini delle altre regioni dell'Arabia ne portano per accidente. Un uomo, che per essere mecchese, era abbastanza istrutto, mi disse, che questo balsamo proviene specialmente dal territorio di Medina, che colà dicesi Bèlsan, e che i suoi compatriotti non conoscono neppure l'albero che lo produce, il quale chiamasi Gilead.

Osservai in tutta l'Arabia la singolare usanza di farsi tre incisioni perpendicolari al lungo di ogni guancia, lo che fa parere la maggior parte degli uomini marcati da sei cicatrici. Interpellai più persone intorno ai motivi di tale costumanza: alcuni mi risposero, per farsi cavar sangue, altri ch'era una marca colla quale dichiaravansi schiavi della casa di Dio; ma in fondo è la sola moda che impone queste scarificazioni riguardate come una bellezza uguale alle pitture turchine nere e rosse, di cui le donne copronsi il volto. È pure la moda che fa loro portare anelli al naso, e coltelli curvi che rendono incomodi i moti delle loro braccia: ecco cosa è l'uomo.

CAPITOLO XXXVII.

Cavalli. — Asini. — Cammelli. — Altri animali. — Tappeti. — Corone. — Montagne. — Fortezze. — Case dello Sceriffo. — Sultano Sceriffo. — Situazione politica della Mecca. — Mutazione di dominio. — Beled-el-Haram, ossia Terra Santa dell'Islam. — Montagne dell'Hediaz.

Prima di terminare la descrizione della Mecca non devo ommettere di parlare de' cavalli Arabi tanto famosi in tutto il mondo. Ma che potrò io dirne? A pena se ne troverebbero cento nella guardia del sultano Sceriffo, e sei al più presso i particolari della capitale dell'Arabia. Sono così rari presso i Bedovini, che il sultano Saaoud alla testa di cinquantamila Wehhabiti non ha più di dugento in trecento cavalli, e questi pure dell'Iemen.

E quelli che io ho veduti sono brutti, piccoli e grossolani, tranne una mezza dozzina di mediocri, e due o tre assai belli. Generalmente parlando sono fortissimi, assai veloci al corso, e capaci di soffrire lungo tempo la fame e la sete. Tali sono i vantaggi de' cavalli Arabi. Generalmente sono d'un colore grigio leardo; hanno la testa assai bella, la coda sottile, l'occhio scintillante, l'orecchio fino.

I cavalieri trattano i loro cavalli barbaramente, servendosi come a Marocco di morsi durissimi, che fanno loro insanguinare la bocca.

Ad eccezione di alcuni soldati dello Sceriffo, che hanno selle e speroni, tutti gli altri arabi montano colle sole paniottine senza staffe, e su questa specie di scranna corrono colla rapidità del lampo. Tutti i Wehhabiti, e lo stesso figlio del sultano Saaoud cavalcano in tal maniera.

Di tanta scarsezza di cavalli conviene darne colpa alla sterilità dei deserti, ove il solo cammello può vivere e viaggiare comodamente. I cavalli non hanno, come il cammello, che un poco d'erba secca; non dandosi loro che rarissime volte orzo o avena.