I Wehhabiti proscrivendo l'uso delle corone come cosa superstiziosa, privarono gli abitanti della Mecca d'un vivissimo ramo di commercio; ma non pertanto si continua a farne segretamente per i pellegrini con varj legni dell'India, e dell'Ieman, e con odoroso legno di sandalo.
Le montagne della Mecca sono tutte di schisto quarzoso con poche parti di roccia cornea. In questo paese quasi tutto è quarzo; la sabbia non è che una decomposizione di quarzo, e la roccia cornea, il feldspato, il mica, ec. non sono che parti accidentali. Gli strati sono obliqui sotto diversi angoli d'inclinazione, ed ordinariamente dai trenta ai quarantacinque gradi, alzandosi verso l'est.
La Mecca è una città aperta, senza mura di alcuna sorte, ed è signoreggiata dalla fortezza posta sulla montagna detta Diebél-Djiád, che riguardasi dagli abitanti come imprendibile, benchè presenti una strana mescolanza di mura e di torri; e penso che sia stata fabbricata a differenti epoche, senza alcun piano regolare. Qualunque sia, è la fortezza principale dello Sceriffo, che ne ha due altre più antiche, fatte in figura di parallelogramo, con una torre ad ogni angolo, le quali trovansi sopra due delle montagne che chiudono la valle, una al nord e l'altra al sud.
Lo Sceriffo aveva un palazzo presso al tempio ai piedi della maggior fortezza e della montagna di Djebel-Djiad, che fu ruinato dai Wehhabiti, ed adesso lo Sceriffo abita in tre grandi case unite vicine alla montagna Djebel-Hindi. Innanzi a questa abitazione fece porre una batteria di quattro cannoni di bronzo. Lo Sceriffo possiede pure la casa ch'egli abitava prima di salire sul trono, una casa di campagna poco distante dalla città con un giardino di palme, una casa a Mina, un'altra ad Aàrafat, ed una a Djedda, ove suole portarsi frequentemente. Aveva pure un palazzo a Taït, che fu distrutto dai Wehhabiti. Tutte queste case, sono come altrettante fortezze circondate da mura e da torri.
L'attuale Sceriffo chiamasi Scherit Ghabel, ed è figlio dello Sceriffo Msàat suo predecessore. Sono di già molti anni che la sua famiglia possiede la sovranità di Beled el Haràm, e di Hedi-az; ma anche alla Mecca, come a Marocco si costuma d'ordinario di disputarsi il trono colle armi. L'attuale Sceriffo è un uomo di spirito, fino, politico e coraggioso; ma per mancanza d'istruzione trovasi abbandonato a tutte le passioni, per soddisfare alle quali, non avvi alcuna specie di vessazione, che non eserciti sopra gli abitanti, e sopra gli stranieri: e tale è la sua inclinazione alla rapina, che nemmeno risparmia i suoi più fedeli servitori quando crede di poter loro scroccare qualche somma. Nella breve dimora ch'io feci ne' suoi Stati lo vidi fare una soverchieria che costò più di centomila franchi ad un negoziante di Djedda, uno de' suoi favoriti. Arbitrarie affatto sono le imposte messe sul commercio, o sugli abitanti; e vanno ogni giorno crescendo perchè egli è fecondo di nuovi ritrovati per accrescere le sue entrate. In una parola il popolo è ridotto a tale estremità, che in tutta la terra santa non mi sono abbattuto in una sola persona che mi parlasse vantaggiosamente dello Sceriffo, tranne il negoziante, di cui ho parlato.
Oltre le tasse arbitrarie, con cui opprime il commercio, rende difficile ogni speculazione ai negozianti, prendendo egli stesso una parte attivissima nel commercio co' suoi vascelli. Non può caricarsi, o scaricarsi verun bastimento particolare, se prima non lo sono quelli dello Sceriffo: e siccome questi ultimi sono i più grandi, di miglior costruzione, e montati dei migliori equipaggi, assorbiscono la maggior parte del commercio del Mar Rosso con pregiudizio dei negozianti, che trovansi ridotti nella più dura schiavitù.
Riguardansi gl'Inglesi come i migliori amici dello Sceriffo pel diretto interesse che gli lasciano godere nel commercio delle Indie. Non perciò li risparmia egli quando crede di potere con suo utile far loro qualche soperchieria. L'anno passato un grosso bastimento inglese carico di riso, venne a Djedda: il capitano ch'era sbarcato trovando il prezzo di questa derrata troppo basso, risolvè di portarsi altrove: ma lo Sceriffo pretese il pagamento di tutti i diritti come se avesse sbarcato il carico sul luogo. Dopo alcune calde discussioni il capitano non trovò altro modo per sottrarsi alla rapacità dello Sceriffo, che quello di forzare l'uscita del porto.
Da poco tempo essendo morto a Djedda il capitano di un grosso bastimento delle isole Maldive, lo Sceriffo s'impadronì all'istante della nave e del carico, sotto pretesto che il capitano essendo morto nel suo territorio, era a lui devoluto tutto quanto gli apparteneva. Poco dopo lo Sceriffo in società coi commercianti di Djedda mandò questo stesso bastimento nell'India accompagnato da un altro di sua proprietà: e l'uno e l'altro con ricchissimo carico: ma i Francesi se ne impadronirono, e ne rilasciano un solo dopo averne levato tutto il carico. La notizia di questa presa fece molta sensazione allo Sceriffo, che me ne parlò al mio arrivo alla Mecca, ed avrebbe voluto ch'io ne scrivessi ai miei conoscenti d'Europa: ma io lo consigliai a scriverne direttamente al governo Francese: ma perchè ciò accadde nell'istante in cui i Wehhabiti minacciavano di occupare difinitivamente la Mecca, lo Sceriffo temeva che discoprendosi ch'egli fosse in relazione coi cristiani, non si attribuisse questo passo a qualche mira politica, e ne fosse severamente punito. Insisteva perciò che io ne scrivessi, fidandosi interamente di me, com'egli diceva, e delle mie relazioni; ma ad ogni modo lo ridussi a scriver egli medesimo. Mandò pure due lettere al governatore dell'Isola di Francia, che gli Arabi dicono Diezira Mauris, pregandolo di rimandargli i due bastimenti: ma il silenzio del governatore palesa il poco caso fatto di queste lettere.
Malgrado i suoi difetti, e la quasi totale nullità cui vanno riducendolo i Wehhabiti, lo Sceriffo conserva ancora molta influenza nei porti dell'Arabia, ed a Cosseïr per le relazioni ch'egli ha coi Mamelucchi e gli abitanti dell'alto Egitto; come pure a Saonàken ed a Messoua, ch'egli possiede sulle coste dell'Abissinia in nome del sultano di Turchia. Osservai pure, non senza sorpresa, che questo principe non aveva i pregiudizj della sua nazione.
All'epoca del mio arrivo la posizione politica della Mecca, era affatto singolare. Il sultano Sceriffo ne era il sovrano naturale ed immediato, ma non si lasciava di riconoscere la supremazia del sultano di Costantinopoli che veniva ricordato nella preghiera del venerdì, quando il sultano Saaoud, che occupa il paese coi Wehhabiti, proibì il venerdì avanti Pasqua di nominare il sultano di Costantinopoli.