La Porta Ottomana mandava pure un Pascià alla Mecca, e dei Kadì per esercitarvi il potere giudiziario alla Mecca, a Djedda, ed a Medina, ma non pertanto tutta l'autorità politica ed amministrativa restava nelle mani dello Sceriffo, che governava il paese come Sultano indipendente per mezzo de' suoi schiavi negri detti Ouisir, mentre gl'impiegati della Porta accontentavansi di vivere splendidamente a carico dello Sceriffo.

Intanto il Sultano Saaoud, la di cui autorità non era fondata che sulla forza, facevasi ubbidire, senza per altro aver prese le redini del governo: ma egli non esigeva contribuzioni, e faceva credere di rispettare i diritti dello Sceriffo. Questi godeva degli attributi di sovrano indipendente, disponendo della vita e dei beni de' suoi sudditi, facendo a suo capriccio e pace e guerra. Teneva perciò in armi tremila uomini Turchi, Negri, o Mogrebini; ma questi non bastavano per opporsi agli avanzamenti dei Wehhabiti, ed era forzato di deferire alle loro voglie, di accomodarsi alle loro leggi, di lasciarli portare la guerra ove volevano; contento di conservare le sue fortezze in istato di difesa. Da questo conflitto di poteri trovavasi compromessa la proprietà, la libertà individuale, e l'amministrazione della giustizia, e gli abitanti più omai non sapevano a chi ubbidire.

Tale era la situazione di questo paese quando il 26 febbrajo del 1807 per ordine del Sultano Saaoud si pubblicò in tutte le piazze, e luoghi pubblici, che all'indomani dopo mezzogiorno tutti i pellegrini, e soldati turchi o mogrebini dello Sceriffo sortirebbero dalla Mecca, e fuori dell'Arabia, come pure il Pascià turco di Djedda, ed i nuovi ed antichi Kadi della Mecca, di Medina, e degli altri luoghi; talchè non doveva rimanere verun Turco in paese. Lo Sceriffo fu disarmato, ridotta a nulla la sua autorità, ed il potere giudiziario passò in mano de' Wehhabiti.

La notte del 26 al 27 febbrajo tutti i soldati turchi si ritirarono a Djedda. Una piccola carovana di Tripoli, che trovavasi alla Mecca, levò il suo campo a mezzogiorno, e partì con sì poca precauzione, che temevasi per la sua sicurezza.

Erano rimasti il Pascià, i Kadi, i pellegrini turchi: e non sapevasi ancora a quale partito sarebbersi appigliati. Tutto era disordine, confusione, mala fede. Nella seguente notte due cento cinquanta soldati negri al servizio dello Sceriffo si arrolarono fra le truppe di Saaoud. Tutti gli altri partirono il 28 febbrajo; ed il Sultano Saaoud dopo avere installati i suoi Kadì, e lasciati 35000 franchi per gl'impiegati del tempio, ed i poveri della città, si avviò colle sue truppe sopra Medina. Ed in tal modo terminò senza spargimento di sangue questa politica rivoluzione.

Il Beled-el-Haram, o terra santa dell'Islam, di cui la Mecca è la capitale, giace tra il mar Rosso ed una linea irregolare che parte da Araborg ventuna leghe circa lontano da Djedda; descrive una curva dal nord-est al sud, passando per Ièlemlem, due giornate di viaggio al nord-est della Mecca: di là per Karna distante circa ventuna leghe dalla capitale, ed otto leghe quasi all'ovest di Taif, che rimane fuori della terra santa. Di qui ripiegando quasi all'ovest-sud-ovest passa per Dzataerk, e mette capo a Mehherma sulla costa, al porto detto Almarsa-Ibrahim posta al sud-est di Djedda nella distanza verosimile di trentadue miglia. Quindi la terra Santa ha presso a poco 57 leghe di lunghezza dal nord-ovest al sud-est, e 28 di larghezza dal nord est al sud ovest.

Questo spazio è compreso nella parte dell'Arabia conosciuto sotto il nome di El Hediaz o terra del pellegrinaggio, i di cui confini non sono abbastanza conosciuti per poterli esattamente descrivere. Medina e Taïf fanno bensì parte dell'Hedjaz, ma non del Beled-el-Haram. In tutta la descritta provincia non trovasi verun fiume, e non avvi che l'acqua di alcune povere sorgenti, e la salmastra di alcuni pozzi assai profondi. La terra santa è dunque un vero deserto. Per conservare l'acqua della pioggia si fecero delle cisterne alla Mecca ed a Djedda, ma non altrove; onde non si vede quasi verun giardino in così vasta superficie. I campi sono di sabbia o di cattiva terra affatto abbandonata; e non seminandosi grani in terra santa, si mangiano i grani e le farine che s'introducono dall'alto Egitto, dall'Ieman, da Taïf e dall'India. Il Beled-el-Haram è coperto di montagne tutte schistose e di porfido, ma non sonovi grandi cordegliere. Le più alte montagne del paese sono a Medina, ed a Taïf, città posta fuori della terra santa sopra un terreno abbondante di acqua, e coperto di giardini, e di piante fruttifere. Le sole città considerabili della terra Santa sono la Mecca e Djedda, le altre non sono che piccole borgate o villaggi. Quando un pellegrino, da qualunque parte egli venga, giugne al confine del Beled-el-Haram, ossia terra Santa, incomincia a santificarsi col Iaharmo, prende l'Ihram, o sacro abito di pellegrino.

Il sultano Sceriffo, benchè signore naturale del paese, non percepisce contribuzioni che alla Mecca ed a Djedda, il restante del paese paga la decima al Sultano Saaoud: e mi fu detto che gli abitanti di Medina non pagano veruna imposta.

Le alte montagne dell'Hediaz formano una linea obliqua, o un angolo colle coste d'Arabia sopra il mar Rosso. Dietro quanto ho potuto osservare, queste partono da Taïf, che trovasi trenta leghe circa lontana dalla costa, formano il confine del Beled-el-Haram, e passano a Mohhar presso all'arcipelago delle isole Hamara; e l'isola di Diebel-Hassen sembrami appendice di queste montagne.

CAPITOLO XXXVIII.