Notizie intorno ai Wehhabiti. — Principj religiosi di questi popoli. — Loro imprese militari più notabili. — Armi. — Capitale. — Organizzazione. — Considerazioni.
Importantissima può un giorno diventare la Storia dei Wehhabiti per l'influenza che acquistasse questa nazione nell'equilibrio degli stati vicini, qualunque volta si risolva di addolcire l'austerità de' suoi principj religiosi; adottando un sistema più liberale. Ma se ostinansi a non declinare dall'austerità del loro riformatore, non è probabile che facciano gustare le severe dottrine ai popoli più inciviliti, e che possano stendere il loro dominio al di là dei deserti dell'Arabia: ed in tal caso la loro storia non potrebbe riuscire interessante al rimanente del mondo. Darò qui adunque le notizie che ho potuto raccogliere intorno a questi riformatori, e da loro medesimi e dagli abitanti de' paesi occupati dalle loro armate; aggiugnendovi le osservazioni fatte sul luogo dietro gli avvenimenti di cui fui testimonio e parte.
Scheih Niohamed-ibn-Abdoulwehhàb nacque nelle vicinanze di Medina; ma non mi fu dato di sapere nè l'epoca dell'anno, nè il nome preciso del luogo in cui nacque: per altro può fissarsi la sua nascita all'anno 1720 all'incirca. Fece i suoi studj a Medina, ove dimorò più anni. Dotato di non comuni talenti riconobbe ben tosto, che le troppo minute pratiche introdotte nel culto dai dottori, e certi principj superstiziosi, che più o meno scostavansi dalla semplicità del domma e della morale del Profeta, non ne erano che un arbitrario sopraccarico, ed abbisognavano di riforma, siccome cose attentatorie alla purità del Corano. Prese perciò la risoluzione di richiamare ii culto alla primitiva semplicità, purgandolo dalle particolari dottrine, e restringendolo nei limiti del letterale testo rivelato.
Vide però, che Medina e la Mecca troppo interessate a sostenere gli antichi riti, le usanze ed i pregiudizj che le facevano ricche, sarebbonsi opposte alle sue riforme; onde pensò di passare ne' paesi più orientali facendosi conoscere alle tribù degli Arabi Bedovini, che più indifferenti nelle cose del culto, o non abbastanza istruiti per sostenere o diffondere i loro riti particolari, ed altronde non avendo interesse a sostenerne alcuno, lasciavangli maggior libertà di disseminare e far abbracciare, senza incontrare alcun rischio il suo sistema.
In fatti Abdoulwehhab guadagnò al suo partito Ibn-Vaaoud, principe, o gran Schek di arabi stabiliti a Draaiya, città lontana diciassette giorni di viaggio al levante di Medina posta in mezzo ad un deserto. Da questo punto incomincia l'epoca della riforma d'Abdoulwehhàb l'anno 1747.
Abbiamo già osservato che questa riforma era ristretta al testo del Corano, che rigettava tutte le addizioni degli spositori, degl'Imani, e dei dottori della legge. In conseguenza il riformatore soppresse la differenza dei quattro riti ortodossi; sul qual punto non portò per altro l'estremo rigore, avendo io conosciuto alcuni Wehhabiti, che seguivano l'uno e l'altro di essi.
Ogni buon musulmano crede che dopo la morte e la sepoltura del Profeta, la di lui anima siasi ricongiunta al corpo, e salisse al paradiso montato sopra la giumenta dell'Angelo Gabriele detta el Barak, che ha testa e petto di bella donna. Vero è, che non è questo un articolo di fede, ma il musulmano che non lo credesse sarebbe risguardato qual empio, e come tale trattato. Abdoulwehhab dichiarò questo avvenimento assolutamente falso, e che la spoglia mortale del profeta era restata nel sepolcro come quella degli altri uomini.
Presso i Musulmani colui che si è acquistata opinione di virtù o di santità, viene dopo morte deposto in separato sepolcro più o meno ornato. Vi s'inalza una cappella ove gli abitanti vengono ad invocare la sua protezione presso a Dio, di cui è riguardato come amico. Se la riputazione del Santo si aggrandisce e cresce il numero dei divoti, se ne dilata la cappella, e si converte ben tosto in un tempio, che ha amministratori ed impiegati scelti per l'ordinario tra gli individui della sua famiglia; e per tal modo i parenti del santo sì fanno ben tosto più o meno ricchi in ragione della più o meno estesa riputazione del santo. Ma per una strana bizzarria accade spesse volte che si accordino gli onori della santità ad un pazzo o imbecille, riguardato qual favorito di Dio, perchè Dio gli negò il buon senso. Ne è cosa straordinaria il vedere onorato il sepolcro di un sultano o di un fellone che il popolo, senza saperne il perchè, dichiarò Santo.
Di già i musulmani istruiti sprezzavano in segreto tali superstizioni, comecchè per altro se ne mostrassero in pubblico rispettosi; ma Abdulwehhàb dichiarò apertamente che questa specie di culto reso ai santi è un gravissimo peccato agli occhi della divinità, i cui onori vengono divisi cogli uomini. In conseguenza di ciò i suoi segnaci distrussero i sepolcri, le cappelle, ed i templi innalzati in onor loro.
Posto questo principio Abdoulwehhàb proibì come grave peccato ogni atto di venerazione o di divozione verso la persona del Profeta: non già ch'egli non ne riconosca la missione, ma perchè sostiene che egli fu un uomo eguale agli altri, da cui si è servito Iddio per comunicare la divina parola ai mortali; e che terminata la sua missione, era rientrato nella ordinaria classe degli altri uomini. Per tale ragione il riformatore vietò ai suoi seguaci di visitare il sepolcro del Profeta a Medina; e parlando di lui, invece d'impiegare la formola adottata dagli altri musulmani: Nostro Signore Maometto, o nostro Signore il Profeta di Dio, dicono semplicemente Maometto.