Saaoud salì sul trono paterno, e pose particolar cura ad estendere e consolidare il suo dominio sulle coste del golfo Persico. Poco dopo trovò modo di rendere suo dipendente l'Iman di Muscate, e d'impadronirsi di Medina l'anno 1804. Del 1805 la carovana di Damasco non ottenne il passaggio che con enormi sacrificj; e Saaoud fece dire al Pascià Emir el Stagi, o principe de' pellegrini, che non voleva che questa carovana venisse colla scorta de' Turchi, nè che si portasse il ricco tappeto che il Gran Signore mandava ogni anno per coprire il sepolcro del Profeta; cosa risguardata da' Wehhabiti come un grave peccato. Voleva finalmente che la carovana fosse unicamente composta di veri pellegrini senza soldati, senz'armi, senza stendardi, senza musica e senza donne.
Malgrado questa dichiarazione l'anno passato la carovana di Damasco volle fare il consueto pellegrinaggio, senza strettamente uniformarsi agli ordini del vincitore; ma giunta alle porte di Medina fu costretta di ritirarsi in disordine inseguita dai Wehhabiti che occupavano la città ed i contorni. A questi si aggiungano gli avvenimenti ch'ebbero luogo quand'io era alla Mecca, in conseguenza dei quali Saaoud diventò assoluto padrone di tutta l'Arabia, ad eccezione di Moca e di poche altre città nell'Ieman, ossia Arabia felice; occupando tutto il deserto che trovasi tra Damasco, Bagdad e Bassora.
In questa vasta estensione di paese sonovi poche città; ma vi si contano non pertanto alcuni milioni d'abitanti che vivono nelle tende o baracche, sotto il dominio del Sultano Saaoud, cui essi ubbidiscono ciecamente, e pagano la decima delle loro gregge, e delle loro frutta. Questa decima è il tributo imposto dal Corano, e Saaoud non chiede verun'altra contribuzione; ma tutti i suoi sudditi sono forzati di seguirlo in campagna quand'egli li chiama, mantenendosi a proprie spese, come vien pure ordinato dalla religione: di modo che il Sovrano de' Wehhabiti ha sempre numerose armate che non gli costano veruna somma. Nelle sue spedizioni ogni cammello porta d'ordinario due uomini, coll'acqua ed i viveri necessarj per lui, e per gli uomini. Allorchè vuol gente scrive al capo delle tribù indicando il numero, il luogo, ed il giorno della riunione. Gli uomini si presentano nel giorno indicato coi viveri, armi e munizioni necessarie: tale è la forza delle idee religiose!
I Wehhabiti hanno le medesime armi dei Mecchesi. Traggono dall'Europa le canne da fucile ch'essi montano assai grossolanamente: fabbricano polvere e palle, ma con sì poc'arte, che la polvere è quasi tutta in grani grossi quanto un pisello, e le palle non sono altro che una pietra coperta da una sottile lamina di piombo. Acquistano questo metallo e lo zolfo alla Mecca, ed in altre città marittime della penisola d'Arabia; ed hanno in paese il salnitro.
L'abito de' Wehhabiti è affatto simile a quello degli altri arabi; soltanto ho notato che i figli di Saaoud portano lunghi capelli come segno distintivo della loro famiglia. Mi fu detto che questo sultano vive con molto lusso, ma io lo vidi affatto nudo come gli altri.
Draaïya capitale de' Wehhabiti è una grande città, trenta leghe all'E. da Medina, cento a S. S. O. da Bassora, e cento sessanta a S. E. da Gerusalemme. Le isole Bahareïnn, ove pescansi le perle nel golfo persico lontane cinquanta leghe da Draaïya sono soggette a Saaoud. Il fiume Aftan che passa lontano quattordici leghe dalla capitale sbocca in faccia a queste isole. Stando a quanto mi fu detto dai Wehhabiti questa città trovasi alle falde di altissime montagne, ed il suo territorio abbonda di grani d'ogni specie. Le case di Draaïya sono fatte di pietra.
I Wehhabiti non hanno ordini militari: e tutta la loro tattica consiste nel riunirsi sotto la direzione di un capo, e nel seguirne tutti i suoi movimenti senza conservare alcun rango: ma la loro disciplina è veramente spartana, e l'ubbidienza estrema; bastando il più piccolo segno del capo per ridurli al più rispettoso silenzio, o per sottoporli alle più dure fatiche.
Nè migliori sono i loro ordini civili. Ogni capo di Tribù risponde del pagamento delle decime, e della presentazione degli uomini per la guerra. Saaoud manda i Kadì alle città del suo dominio; ma non ha nè Kaïd, ossia governatori, nè Pascià, nè Visiri, nè altri impiegati. Il riformatore Abdoulwehhab non assunse mai verun titolo d'onore o carattere pubblico, fu sempre il capo della sua setta, e non pretese mai distinzioni personali. Dopo la sua morte, suo figlio che gli succedette, conservò lo stesso spirito di semplicità.
La persona più influente presso Saaoud è Abounocta, grande scheik di Ieman, che tiene molte truppe sotto gl'immediati suoi ordini. Mi accadde talora di chiedere ad alcuni Wehhabiti: appartenete voi a Saaoud: — Niente affatto; siamo d'Abounocta, mi rispondevano con cert'aria di fierezza che mostrava il loro orgoglio di appartenergli; lo che mi fa credere che dopo la morte di Saaoud potrebbe dividersi la setta de' Wehhabiti in due parti, e così farsi incapace di ulteriori progressi. Vedo pure un altro ostacolo d'ingrandimento nell'estremo rigore delle sue dottrine onde questa grande popolazione che poco produce e poco consuma, rimarrà in fondo ai suoi deserti, nella consueta nullità, non per altro celebre che pei suoi ladroneggi.
Ma forse il tempo gli farà conoscere che l'Arabia priva delle relazioni commerciali delle carovane e dei pellegrinaggi non può sussistere. Allora la necessità farà cadere l'intolleranza, ed il commercio cogli stranieri farà insensibilmente sentire ai Wehhabiti il vizio d'un'austerità quasi contro natura: a poco a poco lo zelo si raffredderà; le pratiche superstiziose che sempre sono l'appoggio, la consolazione e la speranza del debole, dell'ignorante, dell'infelice, riprenderanno il loro impero; e per tal modo la riforma dei Wehhabiti scomparirà prima d'aver potuto consolidare la sua influenza, e dopo avere versato il sangue di più migliaja di vittime del fanatismo religioso. Tale è la trista vicissitudine delle cose umane!