Altronde io credo che i Wehhabiti nel fondo de' proprj deserti saranno sempre invincibili, non già per la loro forza militare, ma per la natura del paese non abitabile da veruna altra nazione; e per la facilità ch'essi hanno di nascondersi ai loro nemici. Si potrà momentaneamente conquistare la Mecca, Medina e le altre città marittime[12]; ma semplici guarnigioni isolate in mezzo a spaventosi deserti potranno sostenersi lungamente? Quando si presenterà loro un potente nemico, i Wehhabiti si nasconderanno per piombargli addosso e sterminarlo, nell'istante che sarà forzato di dividersi per cercar viveri. Ecco i motivi che m'inducono a credere che non saranno facilmente sottomessi colla forza delle armi; e queste appunto sono le cagioni per le quali sempre si è salvata l'Arabia da ogni straniera dominazione.

CAPITOLO XXXIX.

Ritorno d'Ali Bey a Djedda. — Sua posizione geografica. — Notizie. — Tragitto all'Iemboa.

Il 2 di marzo del 1807 dopo aver fatti i sette giri alla casa di Dio, e recitate le particolari preghiere di congedo innanzi ai quattro angoli del Kaaba, al pozzo Zemzem, alle pietre d'Ismaele, ed al Makam-Ibrahim, sortii dal tempio per la porta Beb-l'oudaa: lo che è di felice augurio, perchè il Profeta sortiva di là quando aveva terminato il suo pellegrinaggio: indi abbandonai la Mecca alle cinque e mezzo della sera per tornare a Djedda.

Appena fuori di città gli arabi che mi accompagnavano contendevano tra di loro con tanto calore che non potei mettermi in cammino avanti le sette ore della sera. L'atmosfera era coperta in modo che a fronte della luna eravamo in una perfetta oscurità. Alle quattro e mezzo del mattino si fece alto ad un dovar detto el-Hàdda. Molti pellegrini che tornavano alle loro case coprivano la strada coi loro cammelli ed equipaggi.

Alle tre ore dopo mezzogiorno, quantunque ammalato, partii colla carovana tenendoci nella direzione d'O., e poco dopo il levar del sole si entrò in Djedda. Dalle più accurate osservazioni fatte al presente, e combinate con quelle della mia precedente dimora, trovai la longitudine Est di Djedda = 45° 54′ 30″, e la latitudine nord 31° 52′ 42″.

In questo paese circondato da deserti di sabbia, i giorni piovosi sono rari assai, fuorchè nell'equinozio di autunno, epoca in cui le pioggie sono abbastanza forti per riempire le cisterne. I venti che dominano sul Mar Rosso soffiano quasi sempre dal settentrione, fuorchè nei mesi d'agosto, di settembre, e di ottobre che passano al quarto del mezzodì.

I soldati turchi di Djedda congedati come quelli della Mecca, lasciavano la terra santa, e non rimanevano a Djedda che i cannonieri. Vidi imbarcarsi con bandiere spiegate, e tamburi battenti dugento soldati che lo scheriffo mandava sulla costa d'Affrica per riscuotere le contribuzioni; possedendo egli sulla costa d'Affrica l'isola di Saouàken, che i geografi chiamano Suakem, come pure Messoua sulla costa dell'Abissinia, ed alcune altre isole a nome del Sultano di Turchia.

Per ordine di Saaoud, erasi soppresso a Djedda come alla Mecca, nella preghiera del venerdì che si fa alla moschea, il nome del Sultano di Costantinopoli. Il Kadi Wehhabita era venuto a Djedda per amministrarvi la giustizia in nome di Saaoud in tempo che il governatore Negro, schiavo dello Sceriffo, continuava a governare la città in nome del suo padrone. Questa mescolanza di autorità non lascerà di produrre il cattivo effetto che forse ne spera il Sultano Saaoud.

Oltre i Mudden, che dall'alto delle torri delle moschee chiamano il popolo alla preghiera, i Wehhabiti hanno stabilito a Djedda una seconda specie di banditori, che potrebbero dirsi esecutori per costringere i fedeli a recarsi al tempio. Alle ore indicate vanno per le strade gridando: Andiamo alla preghiera; alla preghiera: essi spingono tutti gli abitanti per obbligarli d'andare alla moschea, ed obbligando gli artigiani ed i mercanti ad abbandonare le loro botteghe, e i loro magazzini, perchè vengano ad assistere alla pubblica preghiera cinque volte al giorno com'è prescritto dalla legge. Prima che spunti l'aurora gridano pure e fanno un orribile fracasso per le strade, per costringere tutto il mondo ad alzarsi, ed a venire al tempio. Quanto non è ardente il loro zelo! L'abito di questi esecutori è assai semplice non avendo che un pajo di piccole mutande bianche, ed una coperta ripiegata sulla spalla, ed un enorme bastone in mano. Seppi che alla Mecca erasi di già cominciato a far uso di questi eccitatori per isforzare il popolo a recarsi alla moschea; ma si usa maggiore moderazione a Djedda perchè si limitano al gridare, al rimbrottare, ed allo spingere tutti quelli che incontrano: almeno ciò è quanto mi accadde di osservare dalle mie finestre che guardavano sulla gran piazza.