A mezzo giorno mentre disputavasi intorno alla contribuzione, quantunque non si vedesse alcuna nuvola, udironsi cinque o sei colpi di tuono.
Rispetto alla condotta tenuta dai Wehhabiti, deve riflettersi che noi non ignoravamo l'espressa proibizione d'andar a visitare il sepolcro del profeta a Medina. Avevamo dunque scientemente violata la legge, ed io mi era esposto a tentare l'avventura, sperando che il caso potrebbe favorirmi. Dunque i Wehhabiti arrestandoci non fecero che dare esecuzione all'ordine generale precedentemente stabilito. La contribuzione esatta non era che un'ammenda della nostra trasgressione. La maniera di esigerla fu veramente alquanto dura; ma deve condonarsi ad uomini così poco inciviliti. Mi presero l'orologio ed il bournous; ma perchè lasciaronmi gli altri effetti?.... Questi Arabi benchè Wehhabiti e sudditi di Saaoud sono abitanti di un paese di fresco soggiogato, e per conseguenza diversi assai dalla brillante gioventù Wehhabita del Levante ch'io aveva veduta alla Mecca; perciò quando mi presero l'orologio, ed il bournous, gli condonai di buon grado questo avanzo di antichi vizj del loro paese; e resi grazie alla riforma d'Abdoulwehhab per avermi lasciati gli altri effetti, e gli strumenti astronomici. Le minacce ed i cattivi trattamenti verso i Turchi non sono che una conseguenza del loro risentimento e del loro odio contro questa nazione, il di cui solo nome basta per renderli furibondi.
Questo sgraziato viaggio mi diede non pertanto una qualche idea del deserto di Medina, ed una vicina conoscenza della posizione geografica di questa città, fissandola a 2 gradi e 40 minuti all'est dell'Iemboa.
Riuniti alla carovana si camminò all'ouest. Speravo di rimpiazzare le piante che aveva dovuto abbandonare; si tenne la medesima strada, ma quando la carovana fece alto alle quattr'ore del mattino, mi vidi in mezzo ad una valle affatto sterile, ove non osservai che una dozzina di piante di niuna importanza. A mezzo giorno il termometro marcava all'ombra 28 gradi di Reaumur. Trovavasi in questa carovana il nuovo Kadì venuto da Costantinopoli, e destinato per Medina, col quale aveva contratta domestichezza alla Mecca. Feci pure conoscenza del tesoriere e primarj impiegati del tempio di Medina. Questi mi dissero che i Wehhabiti avevano distrutti gli ornamenti del sepolcro del Profeta; che avevano chiuse e suggellate le porte del tempio, e che Saaoud erasi appropriati tutti gl'immensi tesori accumulati in tanti secoli. Il tefterdar (tesoriere) mi assicurò che il valore delle sole perle, e delle altre pietre preziose superava ogni stima.
La carovana aveva un salvacondotto di Saaoud, con cui ordinava di rispettarla, lo che non impedì che fosse forzata ad abbandonare la strada tostochè si trovò fuori della santa città, e che le fosse imposta un'eccessiva contribuzione. Seppi pure che la carovana de' turchi della Mecca era stata interamente spogliata nel suo passaggio di Medina, non avendole nemmeno lasciati i viveri: talchè non si sa come costoro abbiano potuto sopravvivere in questi deserti alla sete ed alla fame.
Il giorno quattro d'aprile scopersi alle quattr'ore il mare, e l'Iemboa in sullo spontare del giorno susseguente, dopo avere viaggiato tutta la notte. Recatomi subito a bordo trovai la mia gente assai inquieta intorno alla mia sorte per le sinistre notizie che si erano sparse. Così finì questo viaggio, nel quale dopo aver corso grandissimo pericolo, si ebbe la fortuna di uscirne felicemente.
L'Jenboa-en-Nahùl, ossia delle Palme, trovasi una giornata lontana all'E. ¼ N. E. dell'Iemboa-el-Bàhar, ossia del Mare. Questa città situata in mezzo alla montagna è ben provveduta di acqua, di bei giardini, e di una notabile quantità di palme, da cui ebbe il nome. Gli abitanti sono tutti sceriffi o discendenti del Profeta, e grandi guerrieri. L'Iemboa del mare è posta in una vasta pianura, che conserva evidenti traccie d'essere stata in tempi non molto lontani abbandonata dal mare. L'alta marea entra ancora nel primo circondario esteriore della mura, ed inonda una parte della città. Il suo porto è buono, potendovisi ancorare le grandi fregate, ma gli scogli ne ingombrano l'ingresso. La città è circondata da vastissime mura affatto irregolari del diametro approssimativo di 350 tese dall'est al nord, e di circa duecento dal nord al sud. La sua popolazione è di circa tremila abitanti. Le case sono basse, e i tetti piani.
Benchè l'Iemboa-el-Bahar sia sotto il dominio del sultano Sceriffo della Mecca, che vi spedisce un governatore col nome d'Ouisir, riconosce ancora la sovranità del sultano Saaoud, che vi tiene un kadì; ma non gli si paga veruna contribuzione. Non è già perchè amino la riforma d'Abdoulwehhab, che gli abitanti dell'Iemboa abbiano preso il nome di Wehhabiti; ma perchè ne temono i seguaci, ch'essi odiano cordialmente. Perciò sono sempre armati per impedire ch'entrino le truppe wehhabite nel loro paese; e sono sempre disposti a respingerle colla forza. Fumano pubblicamente per le strade, quantunque ciò si riguardi come un grave peccato dai Wehhabiti.
Lo donne portano una grande camicia e mutande di tela turchina, con un grande velo o mantello nero in capo, un anello che loro attraversa la cartilagine del naso, anelli nelle dita, braccialetti e pendenti di orecchie. Sono libere in modo, ch'io ne vidi molte affatto scoperte.
Il loro colore è bronzino come quello degli uomini, e tutte quelle ch'io vidi sono sgraziate e deformi.