In tempo della mia dimora all'Iemboa si celebrò un pajo di nozze, ma non ne udii che il rumore. Una cinquantina di donne passò tre notti cantando ed accompagnandosi colle nacchere fin dopo mezza notte; e nell'ultima all'istante in cui la sposa passava in dominio dello sposo, incominciarono ad alzare acutissime grida con misura e ad intervalli; battevano in pari tempo palma a palma, di modo che rassomigliavano piuttosto ad una squadra di furie, che ad una unione di donne. Questa scena durò una mezz'ora, e così terminò la festa.

Tutti i contorni dell'Iemboa offrono l'aspetto di un orrido deserto; e non vi si trova che pochissime piante; ma le coste del mare mi diedero molte belle conchiglie.

Buone osservazioni mi diedero per longitudine orientale della città 35° 12′ 15″ dell'osservatorio di Parigi, e la latitudine settentrionale di 25° 7′ 6″.

CAPITOLO XLI.

Tragitto per andare a Suez. — Incaglio della nave. — Isola Omelmelek. — Continuazione del viaggio. — Accidenti diversi. — Sbarco d'Ali Bey a Gadiyahia. — Prosiegue il viaggio per terra.

Tutti i Daos che trovavansi nel porto dell'Iemboa riuniti a quelli che venivano da Djedda, ed a molti altri piccoli bastimenti carichi di caffè, misero alla vela il giorno 15 aprile a cinque ore e mezzo del mattino per passare a Suez. Il mio capitano comandava i Daos dell'Iemboa; ed un altro era alla testa di quelli di Djedda.

In tre giorni arrivammo nella rada detta el-maado, di dove vedeva al S. O. l'isoletta dell'Okàdi, ove mi salvai dopo il naufragio del mio tragitto per venire alla Mecca.

Domenica 19 aprile.

Sembra che la sorte non abbia voluto ch'io facessi verun viaggio marittimo senza qualche accidente. Alle quattro e mezzo del mattino la nostra flottiglia fece vela con un leggier vento che portava al nord, ed alle sei ore il mio dao incagliò sopra uno scoglio a fior d'acqua: la scossa fu terribile, e riportò una grande apertura all'estremità della chiglia dalla banda di prua, per cui entrava l'acqua in abbondanza. Come dipingere la confusione ed il turbamento dell'equipaggio in così fatale momento...! Io mi affretto di guadagnare la scialuppa seguito da due domestici e da pochi pellegrini portando meco le carte, ed i miei strumenti. Presenti a tanto disastro, tutti gli altri bastimenti ammainano le vele, e mandano le loro scialuppe in soccorso del dao naufragato.

Il nostro primo pensiero, tosto che fummo in sicuro, fu di presentarci per essere ricevuti in un altro bastimento. Il capitano cui prima mi rivolsi rifiutò di ricevermi. Ebbi lo stesso rifiuto da un secondo; e mi fu detto che in tali circostanze, sventuratamente troppo frequenti su questo mare, è stabilito di non ricevere a bordo alcun uomo, nè alcuna parte del carico del bastimento naufragato finchè il capitano non dia il segno di farlo, perchè la cosa interessa il suo onore. Fummo perciò costretti d'aspettare nella scialuppa la nostra sorte.