Convinto dell'impossibilità di fermare la quantità d'acqua ch'entrava nella stiva, il capitano diede il convenuto segnale, e tosto fummo ricevuti a bordo di un altro bastimento. Una parte del carico fu posto sopra le scialuppe per essere diviso sugli altri Dao; e così alleggerito si rimise a galla, e venne a dar fondo col rimanente della flotta tra un'isola vicina e la terra ove fu scaricato affatto, disalberato e messo alla banda. Questa scena non lasciava d'essere interessante. Figurinsi circa trecento marinai affatto nudi, quasi tutti neri in atto di tirare a terra il carcasso del Dao disalberato; in faccia tutta la flotta ancorata, coperta di pellegrini, e di passeggieri chiamati sui ponti dalla curiosità, mentre il capitano del naviglio naufragato, ancora stordito sedeva sul fianco, e gli altri capitani comandavano la manovra; aggiugnetevi il tumulto e le confuse grida che impedivano d'intendersi; tale fu lo spettacolo che durò tutta la notte. Gli Arabi Bedovini non mancano mai d'accorrere coi loro battelli in somiglianti occasioni, quantunque assai lontani dal luogo del naufragio, per vedere se loro riesce di rubare qualche cosa. Molti ci si avvicinarono in fatti, e se fossimo stati soli, non avrebbero lasciato di spogliarci. Io era accampato sull'isoletta, la maggior parte del carico e gli attrezzi erano al mio lato, i battelli de' Bedovini erano ancorati a poca distanza dalla mia tenda; ma noi li osservavamo. Intanto si rimpalmava la nave, talchè la mattina del 20 si potè metterla più al secco, e tutti i falegnami della flotta travagliavano intorno alla medesima.

La mattina del 19 morì un passaggiere sul bastimento, pellegrino Turco, e personaggio di considerazione. Morì pure un marinajo di uno de' vascelli del sultano Sceriffo della Mecca, e furono sepolti senza veruna ceremonia nell'isola.

Si continuò il lavoro ne' giorni 21 e 22, nel qual tempo presi la latitudine dell'isola che trovai di 25° 15′ 24″. Non potei fissarne la longitudine per causa delle nubi, ma credo potersi fissare a circa 33° 59′ 45″ dell'osservatorio di Parigi.

Nel dopo pranzo del 22 le riparazioni del dao erano terminate. Allora i capitani e gli equipaggi di tutta la flotta si riunirono per metterlo a galla, lo che si fece durante la notte in mezzo alle grida, ed al tumulto come quando fu tirato a terra. Si occuparono in appresso a ristabilire i cordaggi e le vele, ed a rimbarcare il carico.

Il 23 il Dao fu compiutamente ricaricato, ed avanti il cadere del sole era pronto per mettere alla vela.

Venerdì 24.

Di fatti alle cinque e mezzo del mattino dirigendosi all'O. con una serie intermittente di venti variabili e di calme si andò ad ancorarsi alle tre ore presso all'isola Schirbàna.

Sabato 25.

Essendo partiti alle quattro e mezzo del mattino con un vento contrario di nord assai forte, si corsero parecchie bordate fino alle tre, e si lasciò l'ancora all'isola Aleb.

I colpi di vento che avevamo provati, avevano cagionate delle avarie a tutti i bastimenti; il nostro ebbe l'antenna spezzata che fu rimessa all'istante; e molti altri dao furono tirati a terra per aggiustare le vele squarciate. Alle sette della sera, sette dao non erano ancora arrivati.