Qual mare è mai questo! esso è così sparso di scogli e di banchi, che la più leggiera negligenza basta per occasionare un naufragio; si deve ad ogni istante attraversare canali quasi impraticabili, ed ordinariamente con un terribil vento, che accresce il pericolo, e l'allarme.
Domenica 26.
Alle cinque ore del mattino eransi già levate le ancore, e si viaggiava all'ovest.
Alle sette ore un dao dello Sceriffo facendo una falsa manovra ci venne sopra, e toccò dolcemente il nostro bordo; ed in seguito rivolgendosi da poppa tornò sulla prora, e la urtò con tanta violenza che ne portò via una parte. Fortunatamente quest'accidente accadde in un mare aperto e tranquillo, senza di che poteva avere pessime conseguenze.
Lunedì 27.
Vedemmo finalmente ricomparire i daos, che il cattivo tempo aveva tenuti addietro: partimmo di conserva a sette ore del mattino, e si raggiunsero que' bastimenti che avevano jeri continuato il loro viaggio. Rinforzando un vento contrario d'ovest, e fattosi il mare assai grosso, fummo costretti di ancorarci alle undici e mezzo del mattino presso di un'isola riguardata come il punto di mezzo del tragitto da Suez a Djedda, nella quale si venera il sepolcro di un santo detto Scherih Morgob. Dal mio bastimento vedeva la cappella, che è metà casa e metà baracca. L'isola porta il nome del santo, e come tutte le altre isole Hamarà è bassa, piccola, formata di sabbia, e circondata di scogli. Trovai la latitudine di quest'isola di 25° 45′ 47″ N.
L'acqua della nostra nave era già affatto corrotta, onde per beverla era duopo chiudersi il naso, tanto era puzzolente; ma ad ogni modo lasciava dopo bevuta nella bocca e nella gola un odore insopportabile.
Martedì 28.
Alle cinque ore e mezzo del mattino la flotta veleggiava con leggier vento che ben tosto mancò. E dopo mezzo giorno essendosi rinforzato il vento contrario si camminò bastantemente per giugnere alle quattro ore a Vadjih sulla costa d'Arabia porto assai piccolo, ma bello molto e ben coperto dai venti, e l'unico di questa costa provveduto di buon'acqua. Quando arrivai vidi una specie di pubblico mercato per la vendita dell'acqua: erano molti Arabi, uomini e donne coi loro cammelli, e con una quantità d'otri pieni d'acqua posti a varj ordini sulla riva del mare.
Dietro buone osservazioni ho potuto fissare la latitudine settentrionale di Vadjih a 26° 13′ 39″.