Lunedì 11 e Martedì 12.

Si ebbero due burrasche terribili che danneggiavano il dao, e non ci permisero di oltrepassare la rada di Ben-Hhaddem, di dove vidi effettivamente le alte montagne dell'Affrica.

Mercoldì 13.

Questo viaggio incominciava a diventare insopportabile. Il 13 morirono quattro uomini sopra un dao dello Sceriffo, un altro sul nostro, e ve ne avevano molti altri gravemente ammalati, che rifiutavansi di prendere verun medicamento in conseguenza del loro sistema del fatalismo, di cui erano stati vittima i loro compagni. Medicava per altro alcuni altri ammalati, e due feriti; cioè il mio capitano, che aveva una forte contusione ad una gamba, ed il capitano d'un dao gravemente ferito sotto la pianta d'un piede. Queste due ferite si avvicinavano alla loro guarigione, ma la mia piccola spezieria era quasi esausta.

Giovedì 14.

Si mise alla vela alle otto ore del mattino a fronte di un vento assai forte, e di un mare sparso di scogli che lascia appena un angusto passaggio alle navi, ed arrivammo finalmente in un bel porto detto Gadiyahia.

Venerdì 15.

Una terribile burrasca ci forzò a restare ancorati. Fin da jeri il mio capitano mi aveva esibito di procurarmi quattro cammelli, e tutti i mezzi di sicurezza per il mio viaggio, qualora avessi preferito di andare a Suez per terra. Veramente avrei amato di visitare Djebel-Tor, Tour Sinina, ossia Monte Sinai; ma non potendo più reggere alle fatiche di così aspra navigazione, mi disposi a partire la stessa sera, montato sopra un cammello, scortato da due miei domestici, da un cuciniere e da uno schiavo, con quattro cammelli; e lasciando nel bastimento il resto delle mie genti, e dell'equipaggio, diedi allegramente l'ultimo addio al mare.

CAPITOLO XLII.

Viaggio a Suez. — Disputa degli Arabi. — El-Vadi-Tor. — El Hammam Firaoun. — El-Wad Corondel. — Sorgenti di Mosè. — Arrivo a Suez. — Petrificazioni del mar Rosso. — Abbassamento del suo livello. — Corrispondenze su questo mare. — Viaggio al Cairo.