Lo stesso giorno, 15 maggio, partii due ore dopo mezzogiorno montato sopra un magnifico cammello ornato di funicelle, di fiocchi e di piccole conchiglie, e seguito dalle mie genti montate anch'esse sopra i loro cammelli.

Mezz'ora dopo raggiunsi una carovana, alla quale mi associai, e dopo aver mangiato insieme, continuammo il cammino nella stessa direzione facendo alto alle due della notte per prendere riposo.

Sabato 16.

La carovana composta di quaranta cammelli, di sessanta uomini e di tre donne, si pose in cammino alle cinque ore del mattino. È cosa notabile ch'io non feci verun viaggio coi musulmani per terra o per mare senza che vi fossero donne: vero è che allora la circospezione richiede che si riguardino come fantasmi, o come carichi posti sopra un cammello, o in un angolo del bastimento. La carovana era formata di turchi scacciati dalla Mecca, e da Djedda, e di pellegrini parte a piedi e parte a cavallo.

Alle dieci ore si fece alto in un eremitaggio quasi ruinato, dedicato ad un santo detto Sidi-el-Akili, il di cui sarcofago sussisteva ancora perchè i Wehhabiti non erano colà arrivati. Il freddo era piccante assai, ed incomodava molto un gagliardo vento di N. O. da cui vedevasi il mare agitatissimo. Si ripartì alle due, e si fece alto presso alcune case abbandonate del porto di Tor, ove fui testimonio della più comica scena che possa immaginarsi. Gli Arabi cammellieri dovevano continuare la loro lite sul riparto del carico dei cammelli, perchè è tra loro generalmente convenuto, che all'istante dello sbarco ognuno carichi tutto quanto può prendere: fin qui non parlano, ma appena sono giunti alla prima stazione hanno la libertà di contrattare insieme finchè arrivino ad un gruppo di palme, ove la lite deve terminarsi: allora tutto rientra nel buon ordine, ed ognuno deve accontentarsi di ciò che la sorte, il caso, o l'effetto della disputa gli ha procurato.

Fino dal principio del viaggio aveva osservato che alcuni cammellieri borbottavano tra di loro; ed avendone chiesto il motivo mi fu risposto, che la querela doveva terminarsi nella città di Tor.

Colà giunti fanno scendere a terra tutta la gente della carovana, e cominciano tra di loro la più accanita lite. Voleva interpormi per metter pace, ma mi fu risposto che era la costituzione. Lasciai dunque che continuassero la loro disputa, e li vidi mettersi in giro bocconi per terra, levarsi, e sempre parlando rimettersi nella prima positura in distanza di dieci passi, finchè finalmente chiamarono un vecchio per decidere le loro differenze. Il vecchio arriva e giudica. Gli uni si accontentano della sua decisione, gli altri chiamano un altro vecchio, e si rinnova la medesima scena. Scaricano alcuni cammelli per caricarne alcuni altri, e la disputa continua nello stesso modo, e colle grida di prima. Finalmente si rimonta a cavallo, e la carovana incomincia a camminare; ma la rissa non cessa: gli uni ritengono i cammelli; altri corrono per giugnere più presto al luogo in cui deve cessare la disputa. Talvolta fanno far alto a tutta la carovana stringendosi in cerchio in mezzo alla strada, riscaldandosi e gridando a perdita di fiato. Cammin facendo cambiano ancora alcuni carichi, e si prendono pel collare in atto di venire alle mani. Quando arrivati al gruppo delle palme si grida ad una voce Hhalòs! Hhalòs! (basta, basta). Tutti rimangono immobili come fittoni, e la carovana riprende pacificamente la strada. Io non poteva ritenere le risa; ma mi si diceva sempre, è la costituzione. Applaudii alla semplicità di queste genti, che davvero non hanno la fierezza degli Arabi dell'Hedjaz.

Si proseguì il viaggio fino alla borgata di Sadi Tor, distante una lega da Tor; ed io presi alloggio in una di quelle case.

Gli abitanti di Tor abbandonarono la città ed il porto, perchè frequentemente vessati e maltrattati dagli equipaggi dei daos, che vi davano fondo: e perciò le case rimaste vuote vanno cadendo in ruina, non servendo che di ricovero ai pescatori.

Gli abitanti che trasportarono le loro famiglie ad el-Wadi-Tor, vi si trovano assai meglio, perchè quantunque tal luogo sia posto in fondo ad una valle, vi è acqua in abbondanza ed a non molta profondità. Tutte le case hanno un largo pozzo che serve ad innaffiare i giardini, ove abbondano le palme, i fiori, i legumi ed i frutti.