Domenica 17.

Si rimase tutto il giorno in questo villaggio composto di trenta famiglie greche, e di un minor numero di musulmane. Benchè così poco popolato occupa un grande spazio di terreno pei giardini uniti ad ogni casa, e circondati di muri alti sei piedi.

Io era alloggiato in casa di un musulmano, nel cui giardino trovai alcune belle piante. Ricevetti la visita del curato greco, vecchio venerabile, dipendente dall'Arcivescovo del monte Sinai, da cui dipendono pure tutti i Greci di questa parte dell'Arabia. Quando andai a rendergli la visita mi fece vedere una Biblia in arabo ed in latino, che suppongo stampata in Venezia, benchè mancante de' primi fogli, ne' quali avrebbe dovuto trovarsi la data. Tutti i preti di questo paese dicono la messa, e le altre preghiere in arabo. Il curato mi diede il Pater scritto da lui medesimo in questo idioma.

L'arcivescovo del monte Sinaï è indipendente. I greci hanno quattro patriarchi, di Costantinopoli, di Alessandria, di Gerusalemme, di Antiochia. Hanno inoltre quattro arcivescovi, cioè quello di Russia, di Angora, di Cipro, e del monte Sinaï. Questi otto dignitarj indipendenti gli uni dagli altri, hanno sotto di loro tutti i ministri e tutti gl'individui del rito greco.

Il Papasso, o curato, mi disse ch'ebbe nelle sue mani tre disegni del monte Sinaï, che donò all'ammiraglio Sir Home Popham, e a due altri Inglesi.

Lunedì 18.

Il passaggio del sole osservato questo giorno, ed osservato anche il giorno precedente mi diede la latitudine settentrionale di 28° 18′ 51″. Tor trovasi distante tre miglia al sud-est, ed io conto sulla mia longitudine cronometrica 51° 12′ 15″ dell'osservatorio di Parigi, osservato nel mio primo viaggio. Così la posizione geografica dei punti principali della Arabia da Suez fino alla Mecca resta esattamente determinata.

Gli abitanti di Tor vestono come quelli di Hedjaz: ma se ne vedono molti coperti di un caftan di drappo, e di un turbante. I cristiani lo portano turchino; ed alcuni costumano una grande camicia dello stesso colore. Non vidi alcuna donna, ma soltanto qualche brutto fanciullo, sudicio e ributtante.

Il curato cristiano porta una veste nera, una berretta dello stesso colore in figura di cono troncato e rovesciato, ed un fazzoletto turchino o nero. L'attuale Papasso, detto Bàba Cheràsimus Sinaiti, è un uomo di cinquantott'anni, con venerabile barba bianca come la neve: è assai intelligente, e di ottimo carattere. La sua influenza non si ristringe sui soli cristiani, ma anco sugli arabi del circondario, per lo che gl'individui delle due religioni vivono in buona unione. Egli si lagna della mancanza delle mercanzie francesi cagionata dalle guerre d'Europa. Il paese scarseggia di carni, ed abbonda di pesci. I datteri sono piccoli, ma buoni, di cui si fa pane; ed i cristiani ne traggono un eccellente aceto.

Il Papasso, che ha viaggiato in molte parti della Turchia, mi assicurò, che al monte Sinaï, non molto lontano da Tor, trovasi molt'acqua ed assai buona, come pure molti giardini ricchi di aranci, limoni, peri, e di altri alberi fruttiferi.