L'arcivescovo del monte Sinaï detto Constanzio era allora in Egitto, ove stava ammassando denaro, perchè non poteva prendere possesso della sua sede senza regalare cinquantamila franchi agli arabi del vicinato.
Dopo mezzo giorno vidi tutta la nostra flotta passare con piccoli venti in faccia a Tor; di dove io partii un'ora avanti il tramontare del sole, e si fece alto per riposarci alle dieci ore.
Martedì 19.
Alle cinque del mattino marciando nella direzione di N. ¼ N. O. sopra un terreno sempre arenoso, fummo sorpresi da un caldo insoffribile. Invano già da qualche tempo sentivamo il bisogno di fermarci; che non si trovavano alberi, nè luoghi ombrosi per salvarci dagli ardenti raggi del sole. Scoprimmo alla fine alcune basse macchie, all'ombra delle quali si fece alto alle dieci del mattino. Bentosto fu alzata la mia tenda, ed io mi affrettai di entrarvi per ispogliarmi degli abiti che mi soffocavano. Questa diversità di temperatura così contraria all'acuto freddo di sabato dipende unicamente dal vento dominante.
Essendosi in sul mezzo giorno levato un venticello fresco, si riprese il cammino, ed alle sei della sera la carovana si fermò nella valle di Fàran, Wadi Fàran, ove tanti secoli prima si fermavano pure i figliuoli di Giacobbe.
La valle di Faran è generalmente calcarea, ed il suo suolo assai disuguale. È chiusa da alte montagne, nelle di cui roccie vidi molte belle breccie argillose, miste di ciottoli antichi e moderni. Vi abbonda il genere selcioso, e si trova molta pietra focaja. La vegetazione si riduce a pochi arbusti di abeti.
In questo luogo fui testimonio di una trista scena. Circa quaranta poveri pellegrini a piedi trovavansi senz'acqua. Piangevano tormentati dal bisogno della sete, ma niuno li soccorreva, perchè eravamo in un deserto, che ci obbligava a conservare l'acqua come un tesoro. Un pellegrino a cavallo che aveva terminata la sua acqua ne acquistò una mezza pinta all'incirca per cinque franchi. Io diedi da bevere ad alcuni di quegl'infelici, ma come mai soddisfare al bisogno di tutti?... Mio malgrado dovetti appigliarmi al partito di chiudere gli occhi e le orecchie, per non trovarmi io ed i miei domestici vittima in breve della mia compassione.
Si continuò a camminare lungo la valle, il di cui dolce pendio ci condusse in poco tempo alla riva del mare; di dove piegando ancora a N. O. e N. N. O. mi fermai per riposarmi alle undici ore sulla spiaggia del mare.
Mercoledì 20.
Alle due e mezzo del mattino la carovana era già in moto, ed io ne affrettava la marcia per arrivare più presto ad una fonte. Giunti poco prima di mezzodì ad Almarra lontano due miglia dal porto di questo nome, mi fermai, mentre alcuni della carovana si staccarono con tutti i cammelli per cercare l'acqua nelle montagne lontane due leghe dalla banda di levante.