Venerdì 22.

Alle cinque ore andando sempre a N. N. O. scesi alcune collinette, di dove giunsi in una vasta pianura, ove si riposò fino a mezz'ora dopo mezzo giorno. Parmi che questa pianura affatto arida, e le colline attraversate prima chiaminsi dai cristiani: il deserto dello Smarrimento, o deserto di Faran. Alle undici della sera si arrivò ad un burrone ove si fece alto.

In sul far del giorno, svegliandoci, eravamo bagnati da un'abbondante rugiada; ed alle cinque ore si partì alla volta di Suez, che già vedevasi a molta distanza. Giunto alle sei ore e tre quarti presso ad Aàïon Moussa, ossia sorgenti di Mosè, mi fermai quasi due ore. Altro non sono queste sorgenti che poche buche sopra una sommità contenenti un'acqua verdognola e fetida; ridotta senza dubbio in tale stato dal lavarvisi gli uomini, e dall'entrarvi che fanno liberamente le bestie.

Durante la campagna d'Egitto i Francesi spinsero fin qui le loro scorrerie, e suppongo che i dotti che trovavansi in quella spedizione avranno data una circostanziata descrizione di queste sorgenti. Avendo ripresa la strada alle otto ore, e giunti sulla spiaggia in faccia a Suez, entrammo in un battello per attraversare quel braccio di mare che può avere poco più d'un miglio di larghezza, e con sì poco fondo, che il battello rimase lungo tempo incagliato in mezzo al tragitto: finalmente sbarcammo a Suez alle undici ore. Poco più alto trovasi un passaggio, ove i cavalli ed i cammelli possono sempre passare.

La nostra flotta aveva dato fondo nel porto.

Dietro un gran numero di osservazioni e di confronti per fissare il cammino della carovana in un tempo determinato, dopo aver calcolata la lunghezza ed il numero dei passi, e confrontate le ore di cammino colla diversità di latitudine osservata in due punti; finalmente avuto riguardo alla obliquità delle linee scorse, trovo per un termine medio che la carovana corse ordinariamente 13,392 piedi parigini, o 2,232 tese per ora. Siccome la strada di Tor a Suez segue quasi costantemente la linea del meridiano, questi confronti ed i loro risultati sono assai più esatti che tutti i calcoli che avessi potuto fare sopra linee più oblique o più lontane dal meridiano.

Se per una parte la natura è quasi morta per la vegetazione sulle coste del mar Rosso da me visitato, è invece attivissima e feconda di fossili. La somma abbondanza dei molluschi, dei polipi, e delli zoofiti somministra la materia delle concrezioni calcaree, e la poca profondità di questo mare, unita alla temperatura elevata dell'atmosfera, contribuisce in modo ad accelerare queste operazioni della natura, che per l'osservatore che vuole studiare e conoscere a fondo i fenomeni della petrificazione, io credo che non siavi miglior gabinetto al mondo delle coste del mar Rosso.

Benchè le circostanze mi vietassero di fare continue osservazioni, la natura travaglia qui in così visibile maniera, ch'io credo d'averla talvolta colta in sul fatto. Ho raccolte delle conchiglie nell'istante su cui stavano per conglutinarsi colla massa pietrosa che le circondava, altra ne raccolsi impietrita per metà. Ma ciò che è più interessante, è un banco di pietra calcarea che formasi attualmente nella parte orientale dell'isola Om-lmelek.

Qui è dove ho potuto osservare tutte le gradazioni dell'impietrimento dall'arena, ossia attritus pulverulentus delle conchiglie fino alla roccia compatta; e ciò che trovai di più maraviglioso in questa scala d'impietrimento, è che il detritus delle conchiglie di già amalgamato e diventato concreto, benchè ancora friabile, e di facile spezzatura, trovasi impregnato d'una specie d'olio volatile, che ugne le dita toccandolo: ma quest'olio si volatilizza e sfuma in poco tempo. Nel solo spazio di sei in sette piedi trovansi tutte le gradazioni dell'impietrimento; cioè l'arena incoerente, l'arena convertita in pasta molle, la parte che comincia ad indurirsi, la pietra friabile, la pietra molle e la pietra dura. Questa gradazione è ugualmente sensibile sulle spiaggie del mare. Colsi alcuni esemplari di tutte le curiosità: ma quanto mi pesa lo staccarmi da un luogo così interessante senza poter fare una folla d'osservazioni, che forse sarebbero feconde d'incalcolabili risultati pei progressi della scienza! Io raccomando lo studio di questo banco ai viaggiatori che dopo di me visiteranno queste contrade.

Questa specie di pietra che è assai bianca forma strati d'ardesia. Le case e le mura di Djedda, e dell'Iemboa sono formate della stessa pietra che trovasi abbondante su tutta la costa, ma particolarmente in quel laberinto delle isole e scogli, chiamate isole Hamara. Questa è la più interessante parte del mar Rosso sotto i rapporti della storia naturale.